«Francesco,
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santità e fedeltà alla Chiesa al
fianco dei poveri»
Dalla Puglia l’offerta
dell’olio che alimenta la lampada sulla tomba del "Poverello".
Alla cerimonia il governatore Vendola, il sindaco di Bari, Emiliano,
e a rappresentare il governo il ministro Fioroni.
Da
Assisi, Romano Carloni
("Avvenire",
5/10/’07)
Francesco è un
"personaggio chiave" nella storia della Chiesa ma anche il simbolo del coraggio di
parlare ai giovani, per trasmettere loro un messaggio educativo. Così la figura
del santo è stata evocata durante la festa che si è celebrata ieri ad Assisi,
con la partecipazione di oltre seimila pellegrini della Puglia,
regione che ha offerto l’olio per riaccendere la lampada votiva dei Comuni d’Italia
che arde sulla tomba del santo.
Prendendo spunto dall’invito del Cristo Crocifisso a Francesco,
a San Damiano, «Ripara la mia chiesa», l’arcivescovo di Lecce, Cosmo
Francesco Ruppi, presidente della "Conferenza episcopale pugliese", ha
sottolineato che il «"poverello" si dà da fare per mettere al riparo
la chiesa e non lo fa con la lotta di classe, con le inutili ed incivili
aggressioni alla "gerarchia" e alla Chiesa ma lo fa con la sua santità, con la
testimonianza di una vita umile e povera, con un trasporto di amore, che lo
rende esempio mirabile di cristiano fino all’ultimo istante della vita». Il
presule ha messo in evidenza che l’esempio di Francesco costituisce un "monito"
«a tutti quelli che oggi mettono a punto il progetto di insidiare, indebolire o
demolire la Chiesa, gettando fango sui suoi uomini, criticando il
"Magistero" sia sui temi teologici che su quelli etici e sociali.
Francesco insegna alla Chiesa a non chiedere privilegi, a non implorare
protezioni ma a fare la scelta radicale dei poveri. Nella festa del patrono d’Italia
– ha sottolineato monsignor Ruppi – affermiamo con forza che la Chiesa non
chiede, né implora privilegi ma chiede solo la libertà di continuare a servire
i poveri e gli oppressi».
Nella sua omelia l’arcivescovo di Lecce ha fatto riferimento al santo che
«entra nel circuito vitale della Chiesa non come maestro e dottore ma come
vittima e testimone di olocausto. La Chiesa raccoglie da Francesco l’invito a
camminare sulla via della santità ma raccoglie anche il monito di stare ancora
di più con i piccoli ed accettare la povertà come beatitudine evangelica».
Monsignor Ruppi ha parlato anche della sua terra, la Puglia, «segnata dalla
tragedia di tante famiglie e di tanti giovani in cerca di occupazione». Temi
toccati anche dal presidente della Regione. «La Puglia – ha detto Nichi
Vendola – immersa in questo mare di contraddizioni, di speranze e di tragedie,
si inchina innanzi al patrono d’Italia, dinanzi a chi visse la fede come
comunione con l’umanità, non come occasione di odio e di guerra». L’olio
– ha aggiunto il presidente della "Regione Puglia" – è «semplice
e prezioso. Quello che insaporisce la mensa, quello che alimenta le lanterne, ma
anche quello che nutre la fede e stimola la memoria, che scuote le nostre radici
e ci racconta di sapori e di odori che sono propri della nostra comunità. Ci
racconta del sud e dell’Italia intera e poi della vastità del Mediterraneo».
Il tema dell’educazione è stato toccato dal ministro della pubblica
istruzione, rappresentante del governo, Giuseppe Fioroni, come una necessità
per il futuro del Paese. «San Francesco – ha detto Fioroni – in un periodo
difficile ha dato una speranza, ha costruito faticosamente, con coraggio, il
domani, parlando ai giovani, investendo sui giovani. Anche noi – ha proseguito
– dobbiamo trovare il coraggio di farlo. Tornare ad educare è l’insegnamento
che ci viene qui, oggi, da San Francesco». Ha anche ricordato il sottufficiale
del "Sismi", Lorenzo D’Auria, ferito in Afghanistan e morto ieri,
che era in quella terra per compiere un lavoro «di pace e costruzione». E le
parole del ministro sono state accolte con un applauso da parte delle migliaia
di pellegrini che gremivano la piazza sottostante.
Nel corso della festa il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor
Domenico Sorrentino, ha posto l’accento sul fatto che «da questa piazza il 17
giugno scorso il Santo Padre ci ha ricordato che Francesco non è comprensibile
prescindendo da Cristo». Il padre custode del "Sacro Convento",
Vincenzo Coli, nel suo messaggio, ha invitato alla conversione «per far
rifiorire tra la gente un "umanesimo" aperto al trascendente, secondo la visione e
l’esperienza di Francesco, come la risposta più adeguata, anche se la più
esigente alle aspirazioni dell’uomo moderno». Per il ministro generale dei
"Frati Minori conventuali", Marco Tasca, la testimonianza di Francesco
nel mondo di oggi «diventa sprone per ciascuno di noi che viviamo in un mondo
lacerato da discordie, dove sembra non trovare più spazio la logica evangelica
del perdono e della riconciliazione. Ci aiuti il "poverello" a
convertirci in uomini di pace: una pace autentica, evangelica, che nasce dall’accoglienza
piena della misericordia di Dio nella nostra vita e porta come frutto la
pacificazione di se stessi».