"CONVEGNO MISSIONARIO GIOVANILE"

Promosso dai "Movimenti Giovanili Missionari", ad Assisi,
un "Convegno" sull’attualità dell’"Apostolo delle Genti".

RITAGLI     Seguendo Paolo,     DOCUMENTI
il volto «giovane» della "missione"

Don Nicolò Anselmi: «Occorre essere in "comunione" con gli altri».
P. Pietro Pierobon: «Saper accogliere e ascoltare, per poi "condividere"».

SAN PAOLO, l'Apostolo delle Genti...

Da Assisi, Romano Carloni
("Avvenire", 3/5/’09)

Annunciare il messaggio del "Vangelo", in ogni parte del mondo, prendendo come modello di riferimento l’esperienza di Paolo, capace di parlare alle donne e agli uomini, di tutti i "Continenti", dei vari tempi e delle più diverse culture. È il senso del "Convegno Missionario Giovanile", «Nel mondo sui sentieri di Cristo, il segreto di Paolo», che si conclude oggi ad Assisi, promosso dal "Movimento Giovanile Missionario" ed organizzato con la "Fondazione" di religione "Missio", le "Pontificie Opere Missionarie", i "Centri Missionari Diocesani", gli "Istituti Missionari", "Comunità" e "Associazioni Missionarie". Vi partecipano quasi 500 giovani. «Questo "Convegno" vuole affrontare le tematiche relative alla "missione" – ha detto Rocco Negri, Segretario Nazionale del "Movimento Giovanile Missionario" – , attraverso l’approfondimento della figura di Paolo. La "missione" è un modo anche per scoprire uno stile diverso di vita dove prevalga la "sobrietà". L’esperienza in un altro "Paese", condotta spesso anche da alcune famiglie, porta un nuovo modo di concepire la propria vita quando si ritorna nella propria città». Il "Convegno" – contrassegnato dal canto gioioso dell’inno "Con Paolo noi", scritto da Enrico Selleri e Gabriele Beltrami, si è articolato attraverso "testimonianze" ma anche con "laboratori" con l’obiettivo di confrontarsi e quindi fare scelte concrete per favorire una nuova "pastorale missionaria giovanile".
La vita di Paolo e i suoi "viaggi missionari" sono stati ampiamente trattati per far comprendere la via seguita dall’Apostolo per diffondere il messaggio del "Vangelo". Ma anche per capire il senso della "missione" oggi. «Per essere "missionari" – ha osservato
Don Nicolò Anselmi, Direttore del "Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile" – bisogna essere in comunione con gli altri». L’obiettivo della "missione" non è solo di «aiutare i poveri – ha detto P. Pietro Pierobon, "assistente spirituale" del "Movimento Giovanile Missionario" – , ma occorre imparare ad ascoltare, accogliere, stare zitti per poi condividere»; mentre Don Amedeo Cristino, Segretario Nazionale della "Pontificia Unione Missionaria", ha rilevato che «non si può essere "missionari" da soli». Nel corso del "Convegno", è stata ricordata l’importanza della "missione" non solo per avvicinarsi a popoli o culture di un altro "Paese" ma anche per guardare alla propria vita, alle scelte "ordinarie" e magari per iniziare o continuare «con un respiro nuovo» il proprio impegno in famiglia, "Parrocchia" e "Diocesi". L’esperienza della "missione" è stata raccontata anche da Renzo Petraglio – dal ’93 in Africa – , che ha posto l’accento sul fatto che «per annunciare il "Vangelo", devo conoscere le persone».
Paolo è esempio – è stato sottolineato – perché annuncia il "Vangelo" prima di tutto nelle "sinagoghe", nonostante incontri l’opposizione dei "Giudei". Ma non ha paura di farlo, anzi mostra grande coraggio. La parola del "Vangelo" non ammette "compromessi" e la "schiettezza" del linguaggio è una proprietà del linguaggio del "missionario". Paolo mostra coraggio ma anche capacità di sofferenza quando viene rinchiuso in "carcere" a Filippi. Il difficile cammino dell’Apostolo è sempre accompagnato dalla "Croce". E non ci sono "annuncio" e "testimonianza evangelica" che possano fare a meno della sofferenza. Terzo motivo oggetto di riflessione sull’opera di Paolo è la "perseveranza", per mantenere costanza e continuità nella "testimonianza cristiana". Coraggio, sofferenza e "perseveranza" hanno caratterizzato i tre "viaggi missionari" di Paolo, ma sono stati "funzionali" per far interrogare i giovani ad Assisi sul loro modo di essere "cristiani".