GUINEA BISSAU

RITAGLI    OGNI GIORNO CON LA GENTE    MDI - GUINEA BISSAU

La missione è camminare a fianco della gente, condividendo la loro vita quotidiana.
Per Sr. Cinzia questo si concretizza nella catechesi e nella pastorale sanitaria.

Sr. Cinzia al Centro Nutrizionale di Bissora.

Mamma e bimbo: speranza di vita per la Guinea!

Sr. Cinzia, con Elena, Sr. Maria e Sr. Licy, a Bissau (2001).

A cura di Sr. Emanuela Nardin
("Missionarie dell’Immacolata", Maggio 2007)

Mi presento: sono Sr. Cinzia Carrettoni di Cornaredo (MI), partita per la Guinea Bissau nel 1993. Sono stata 9 anni a Bissau e, dal 2002 fino al 2007, a Bissora, al nord del Paese.

Quale attività hai svolto in Guinea?

Durante questi anni, sia a Bissau che a Bissora, ero impegnata nella pastorale e nel campo sanitario. Nella parrocchia di Bissau seguivamo i catechisti, il gruppo vocazionale, il gruppo dei chierichetti, ma quello che mi impegnava di più era il campo sanitario. Anche a Bissora la pastorale sanitaria mi impegnava quasi tutti i giorni.

All'inizio si seguivano solo i gemelli e gli orfani. Le famiglie in cui avvenivano parti gemellari, frequentissimi in Guinea, non avendo la possibilità di alimentare due bambini, lasciavano morire il secondo: se si ammalava non lo curavano, oppure facevano delle cerimonie tradizionali per farlo morire. Allora abbiamo iniziato a prenderci cura di loro.

Dopo la guerra del '98-'99 i bambini denutriti sono aumentati di numero, così abbiamo avviato anche i centri nutrizionali per dare loro la possibilità di un'alimentazione regolare.

I bambini denutriti vengono ogni giorno al Centro nutrizionale e rimangono tutta la mattina per essere sottoposti a un trattamento particolare. Si pesano, si misurano, si traccia un quadro delle condizioni generali e poi si decide il trattamento da somministrare sia a livello medico che nutrizionale. Ogni bambino viene al Centro una volta alla settimana per essere seguito, ma si cerca soprattutto, attraverso i bambini, di arrivare alle mamme, insegnando loro come devono trattare i bambini usando i prodotti che poi troveranno nel villaggio, sostituendo così il latte che non è sempre disponibile.

Gli orfani e i gemelli li seguiamo ogni 15 giorni. Vengono al mattino, si pesano e si visitano e poi si consegna il latte alla mamma che lo prepara nel villaggio, e per gli orfani lo diamo alla donna che se ne occupa.

Oltre al Centro nutrizionale, due volte alla settimana andiamo ne villaggi. A Bissora seguiamo l6 villaggi. Si radunano tutte le mamme del villaggio, si fa un momento di formazione per loro e con gli agenti sanitari che la "tabanca" (villaggio) ha scelto da anni, si controllano i bambini, si pesano e se viene con noi anche l'infermiere dell'ospedale, con il quale abbiamo una buona collaborazione, si vaccinano. Quindi facciamo un controllo sistematico di tutti i bambini del villaggio. Quando troviamo dei bambini denutriti gravi, si dice alla mamma di portarli al Centro, mentre sono i responsabili di ogni "tabanca" ad assistere regolarmente i bambini.

Seguiamo anche i responsabili delle "tabanche". In genere facciamo degli incontri di formazione, a volte in collaborazione con la Caritas diocesana. Queste persone vengono chiamate "asbé", non sono infermiere, ma persone che ricevono una formazione minima per seguire i bambini e gli adulti nelle malattie più comuni come la malaria. Inizialmente erano le donne che lavoravano con noi a formare le altre, ma abbiamo visto che la scelta migliore è avere dei responsabili che vivono nel villaggio stesso. Per aiutare i responsabili a seguire i bambini si chiede anche l'aiuto delle "matrone", le donne che assistono le mamme durante il parto, insegnando loro come fare le pappe, come seguire le mamme. Nella maggior parte dei villaggi c'è il responsabile e un centro di salute, una piccola farmacia organizzata, mentre, nelle "tabanche" dove non c'è ancora né il responsabile né il centro di salute, si sceglie qualche mamma che viene al Centro nutrizionale per seguire le altre.

E la catechesi...

A Bissora ho fatto la catechesi nelle "tabanche". Nel 2002, quando sono arrivata, seguivo due villaggi avviati alla catechesi da diversi anni. Quando andavo nella "tabanca" di Imbunhe, un villaggio "balanta" (una delle etnie della Guinea), passavo sempre da un'altra "tabanca", quella di Wotni, che da anni chiedeva di iniziare la catechesi. Vedendo che tutte le volte passavo, hanno chiesto se potevo fermarmi anche da loro. Così ho iniziato a fare la catechesi anche in quel villaggio.

Il primo anno venivano 60/70 persone, sia giovani che adulti.

Erano aperti e interessati alla parola di Dio, ma, andando avanti, di fronte alle esigenze del Vangelo, alcuni si sono ritirati, soprattutto gli adulti. È rimasto un gruppo molto fedele, che non mancava mai. Adesso sono 28/30, soprattutto giovani. Hanno iniziato facendo i primi passi nella conoscenza del Vangelo e della fede cristiana, iniziando proprio ad imparare come si fa il segno della croce. Ora hanno scelto due animatori della "tabanca" stessa e c'è anche un catechista di Bissora che va al mio posto tutti i sabati. Alcuni di loro potrebbero fare ancora qualche passo ed entrare nel catecumenato.

Hanno anche loro delle difficoltà da superare, degli ostacoli che incontrano nel villaggio, ma gli adulti li lasciano abbastanza liberi, anche se loro non abbandonano la religione tradizionale.

Dopo la catechesi ho cominciato ad andare a trovare le loro famiglie. Sono divisi in "morançe", dei raggruppamenti di case, in un lato della "tabanca", appartenenti ad una stessa famiglia. Ogni sabato andavo a trovare le famiglie di una "morança" diversa, così ho conosciuto tutto il villaggio.

Cosa ti sembra di aver donato e cosa di aver ricevuto?

All'inizio la missione era per me andare a donare, ma da diverse esperienze che ho fatto, ho visto di aver ricevuto tanto. La gente è molto accogliente, quel poco che ha te lo offre. Il primo anno di Guinea ho preso l'epatite A e le donne che venivano a trovarmi mi portavano le loro erbe per curare l'epatite.

Anche nel tempo della guerra ho fatto la stessa esperienza: noi siamo rimaste nel Paese con loro, e loro ci hanno fatto sentire come a casa. Alcuni ci chiedevano come mai non eravamo andate via. Durante la guerra, infatti, abbiamo dovuto lasciare la casa di Bissau e siamo andate a Mansoa, al nord della Guinea, dove accoglievamo i profughi della capitale. Quando siamo ritornate a Bissau ci ringraziavano, dicevano che noi eravamo le suore che sono rimaste per aiutarli.

Se tu dovessi descrivere il volto della Chiesa in Guinea cosa diresti?

È una Chiesa giovane, fatta soprattutto di giovani aperti all'annuncio, alla Parola di Dio, anche se hanno ancora bisogno di essere aiutati e appoggiati.

Qual è l'immagine di missione che custodisci in te?

Prima di partire, mi aveva sempre colpito questa frase di un missionario: "Quando si arriva in missione, bisogna imparare a camminare a fianco della gente, condividere la loro vita". Anch'io ho questa idea di missione. Non ho fatto grandi cose in Guinea: ho semplicemente aiutato, ho fatto la catechesi, ho lavorato con i bambini... non chissà quali grandi opere. Penso che l'importante sia stare con loro, vivere la vita di tutti i giorni, condividendo con loro le gioie e le fatiche. Questo è missione: "Stare con loro".