RIFLESSIONE

RITAGLI     Parole come pietre     MISSIONE AMICIZIA

P. MASSIMO CASARO
("Missionari del Pime", Gennaio 2009)

Ogni azione, per quanto possibile, deve avere una sua ragione o, almeno, di ogni azione la si deve cercare. È questa una delle condizioni, se non la condizione, che permette agli uomini d’essere veramente loro stessi e di poter comunicare gli uni con gli altri. Il dare per scontato che le azioni che facciamo, per il semplice fatto che le stiamo facendo, abbiano una loro adeguata giustificazione, apre inevitabilmente la strada all’"arbitrio", quindi al conflitto e alla "sopraffazione". Non per niente si è scritto che "il sonno della ragione genera mostri" (Francisco Goya).
Anche del "giornalismo missionario" e, più in generale, "cristiano" si deve, quindi, cercare la ragione che lo rende onestamente praticato, perciò semplicemente idoneo a occupare il posto che gli spetta nel panorama "variegato" della stampa nazionale e mondiale.
Tale ragione, a mio modesto avviso l’unica che ne giustifica la pratica e, quindi, il non indifferente investimento di energie umane e di risorse economiche, è quella di rimettere in circolo l’"evangelo" attraverso un’informazione e uno "stile" che, di questo "evangelo", siano una diretta testimonianza.
Certo oggi, in un tempo di grande incertezza e, perciò, di un’altrettanto smodata ricerca di "auto-certificazioni", dire che cosa sia l’"evangelo" non è semplice. Troppe sono le variabili e, spesso, di non facile conciliazione. Eppure per noi, che c’impegniamo nell’affascinante e duro "cimento" della fede, non solo è importante ma è decisivo. Ne va del nostro dovere d’essere riconosciuti come credenti e, quindi, di saper rispondere, secondo le parole dell’Apostolo Pietro, a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi (Cfr. "1 Pt 3,15").