RIFLESSIONE

RITAGLI     Per amore, solo per amore!     MISSIONE AMICIZIA

P. Massimo Casaro
("Missionari del Pime", Febbraio 2009)

Come avrete certamente notato, i "conflitti" non solo sono inevitabili, ma sono addirittura "fecondi" quando sono comandati non dalla volontà di potenza ma dall’amore responsabile. Anche Dio, nell’"incarnazione" e nella "Croce", ha scelto la via del "conflitto", quello tra l’immagine che gli uomini si fanno di Lui e l’immagine che Lui ha di sé, in cui l’estrema difesa della Sua identità coincide con la difesa della verità. Questo, semplicemente, perché Gesù è la "verità" (Cfr. "Gv 18,37").
Non la stessa cosa si può dire dell’uomo per il quale la difesa di sé in alcun modo coincide con la difesa della verità in sé, perché lui, a differenza di Gesù, non è la verità, quindi può difendere se stesso senza difendere la verità. Anzi, ed è ancora peggio, può usare la verità come pretesto. Tutte le "guerre ideologiche", anche religiose, nascono da questa menzogna che è proprio la guerra a "smascherare"; la difesa della verità, infatti, genera "martiri", mentre la difesa di sé genera nemici e, ultimamente, "assassini".
È dunque necessario elaborare un corretto concetto di "correità", non per assimilare la vittima al "carnefice", ma perché è proprio l’illusione della propria innocenza, o del proprio "buon diritto", a generare i "carnefici". L’uomo che riconosce la sua "colpevolezza" (Cfr. "Rm 11,32"), imposta la propria vita secondo la "regola aurea" della vigilanza, non tanto sugli altri ma su di sé, impedendo così al male di espandersi in sé e, quindi, intorno a sé. Per questo motivo anche chi si difende legittimamente, ma senza in alcun modo riconoscere d’essere lui stesso "attore" di questa universale "tragedia", è parte di quel mondo "vecchio" che si sottrae alla logica della "redenzione".
L’"Evangelo", infatti, suggerisce che l’uomo non ha bisogno di una verità per uccidere ma di una verità per amare!