RIFLESSIONE

RITAGLI     Il valore dell’ispirazione     MISSIONE AMICIZIA

P. MASSIMO CASARO
("Missionari del Pime", Aprile 2009)

La riflessione, qualunque riflessione, deve partire dalla consapevolezza che le cose non sono come le pensiamo; anzi, che non hanno alcun dovere di essere come le pensiamo. Le cose, infatti, hanno il diritto di essere quello che sono, mentre a noi spetta solo il dovere di guardarle in faccia, di interrogarle, di interrogarci per avviare, con loro, un "dialogo" intenso e fecondo.
Certo, quando non si ha il coraggio, o l’onestà, o l’intelligenza di amarle così come sono, allora, inevitabilmente, prevale ora lo sconforto "rancoroso", ora il giudizio "supponente". In alcun modo la "Testimonianza", quella di cui gli uomini hanno veramente bisogno.
È l’amore che rende fedeli al momento presente, con le sue fatiche e le sue conquiste, orgogliosi di poterlo "abitare", non orgogliosi di poterlo giudicare. Sarebbe, in proposito, utile riandare a quel coraggioso "Documento Conciliare" che è la
"Gaudium et Spes". Il "Concilio", infatti, prima e al di là dei suoi contenuti "dottrinari", è stato una libera e coraggiosa "professione di fede" nello Spirito, nella Chiesa "Mistero" e un sovrano atto d’amore per l’"Umanità".
Quando si riflette sul futuro del cristianesimo non bisogna, dunque, individuare strategie "anti-recessive", ma recuperare l’ispirazione che le può suggerire, alimentare, indirizzare o richiamarle all’ordine qualora imboccassero percorsi inadatti allo scopo o addirittura "infedeli".
L’ispirazione è sempre il valore fondante, la principale risorsa, quella che permette alle "associazioni umane" non tanto di reggere all’urto del tempo quanto di mantenere, nel tempo concesso, ben evidente il loro valore, quindi la possibilità di essere apprezzate per quello che sono e vogliono continuare a essere, non per quello che la necessità di sopravvivere imporrebbe loro come necessario.
È nell’istinto di "sopravvivenza", infatti, che si annida il "consigliere fraudolento" di "dantesca" memoria, il quale promette la vita ma, di fatto, la sottrae.