RIFLESSIONE

RITAGLI     La fragranza del "Silenzio"     DOCUMENTI

P. Massimo Casaro
("Missionari del Pime", Maggio 2009)

Difendere le ispirazioni e non imporre le idee. Perché le ispirazioni vanno alla radice, interpretano, uniscono, mentre le idee, lasciate a se stesse, dividono, oppongono. Le prime hanno come origine il comune "Silenzio", le seconde, troppo spesso, la difesa e l’affermazione di noi stessi. «Le nostre "dispute" – osserva Michel de Montaigne – dovrebbero essere punite come lo sono i crimini "verbali". Quali "vizi" non risvegliano e moltiplicano, sempre dirette e comandate dalla "collera". Impariamo a discutere solo per contraddire, e poiché ciascuno contraddice e viene contraddetto, finisce che il risultato della "disputa" è distruggere e annientare la verità».
Mai come oggi, nei pochi "sussulti" di saggezza che l’attuale "mortificazione" ci concede, la "sfida educativa" tutta si gioca nel recupero di questa "impalpabile" dimensione. Tacere con il cuore prima che con la parola, e parlare solo dopo che si è taciuto, sempre e solo continuando a tacere.
Perché il "Silenzio" non è sinonimo di vuoto, di assenza, di "disinteresse", di "estraneità", ma di semplicità, la cui dolce fragranza si può sperimentare quando ci si accosta gli uni agli altri e la "babele delle lingue" ritrova l’"alveo" abbandonato nei momenti di "follia".
La semplicità, infatti, non coincide con una sprovveduta "ingenuità", a cui di frequente il termine rimanda, ma con un modo di vivere "globale" che sappia mettere l’essenziale al primo posto, tanto nelle capacità espressive, quanto nelle azioni. «La semplicità si accompagna così alla chiarezza e può contribuire a rendere la nostra testimonianza di vita "limpida" ed esemplare» (Nadia Neri).
Il "Silenzio", quindi, ridisegna i rapporti tra gli uomini e degli uomini con le cose, ridisegnando il volto autentico degli uomini e delle cose. È la "virtù" che fa essere ciascuno e ogni cosa chi e ciò che è e deve essere, "restituendo" ciascuno, e ogni cosa, a se stesso.