RIFLESSIONE

RITAGLI     Una gratitudine traboccante     MISSIONE AMICIZIA

P. MASSIMO CASARO

("Missionari del Pime", Giugno-Luglio 2008)

Quando riceviamo un regalo, la nostra reazione è condizionata dagli atteggiamenti del donatore. Se, infatti, abbiamo il sospetto che, attraverso il regalo, voglia raggiungere un qualche vantaggio per sé, subito il nostro cuore si chiude. Solo la verità dell’intenzione è in grado di suscitare in noi una gioia profonda che ci rappacifica con la vita, ci fa gustare una sensazione di valore forte e duratura. Perché la gratuità carica di significato un gesto, un oggetto che, altrimenti, sarebbero soltanto una pura formalità, una cosa o, peggio, un "tranello". Dice la simpatia, l'amore che qualcuno ha per noi, anche se non abbiamo fatto nulla per meritarcelo.
Alla gratuità corrisponde, dunque, la gratitudine stupita che registra la persistente "sproporzione" tra i nostri meriti e il dono. D’altra parte, se ci pensiamo bene, quando il dono è vero, cioè quando l'amore è vero, c'è sempre una "sproporzione". Per questo "salva" e "continua a salvare". Ecco perché tra le disgrazie che possono occorrere a un uomo, l'assenza di un forte, costitutivo sentimento di gratitudine è certamente la più devastante.
Il sentimento della gratitudine appartiene originariamente alla relazione dell’uomo con il Dio di Gesù Cristo, che si è fatto conoscere come l’Amore. Nella relazione con lui, la gratitudine raggiunge e permea le radici dell’essere divenendo il "contrassegno" dell’uomo nuovo, quello, ci ricorda l’Apostolo Paolo, che non vive più "secondo la carne" ma "secondo lo Spirito", cioè che non trova in sé ma nella relazione con l’altro da sé, in primo luogo il Padre, la ragione e il fine della sua vita.
È, quello della gratitudine, il sentimento che fa del cuore umano una "conca" capace di accogliere la misura "pigiata e scossa" del dono per farlo "traboccare" in favore di tutti.