Intervista alla storica dell’antichità Marta Sordi

«Il Pontefice coglie tre tentativi di "disellenizzazione":
la Riforma protestante, la teologia liberale e l’attuale pensiero "scientifico"».

RITAGLI   La razionalità amica di Dio   DOCUMENTI

Marta Sordi: «È un nesso essenziale, dalla Grecia antica fino a oggi».
La studiosa del mondo antico indica in Socrate
il modello di quell'autentico illuminismo, cui il Papa ha richiamato nel suo discorso:
«La legge naturale che coincideva con quella divina costituiva il riferimento ultimo.
E dall'incontro con il cristianesimo è nata l'Europa quale la conosciamo».
«La sofistica stimolò un rinnovamento.
Non ci resta che sperare che oggi, dallo sfacelo del relativismo,
nasca qualcosa di nuovamente solido».

Edoardo Castagna
("Avvenire", 13/9/’06)

"Logos": quella parola scelta da Giovanni per l'apertura del suo Vangelo mostra che fin dalle origini il binomio fede-ragione si è presentato più come nesso che come opposizione. Un nesso sul quale Benedetto XVI è tornato ieri, nel discorso all'università di Ratisbona. E un nesso che la storica dell'antichità Marta Sordi riconosce come elemento essenziale, al tempo stesso, dello spirito classico, greco e romano, e di quello cristiano: «La concezione del Dio cristiano, che corrisponde anche alla concezione greca e romana della divinità, è quella di un Dio "logos", cioè parola e ragione. Non si tratta mai di un Dio dalla volontà arbitraria, al limite anche contro la ragione. E non si tratta mai di una religione che può essere imposta con la violenza. Un principio che resta valido anche nonostante la smentita pratica rappresentata dalle persecuzioni contro i cristiani: tanto che Tertulliano può rinfacciare ai romani di violare le loro stesse convinzioni».

In che senso, professoressa Sordi, la divinità classica è «logos», ragione?

Il dio greco in fondo è essere. Esattamente come nella Bibbia - basti pensare alla definizione del nome di Dio come "io sono". Nel mondo classico la divinità è la ragione suprema, il senso di tutto. Ecco, il senso: questo Dante lo coglie magnificamente, nel finale della Divina Commedia, quando cerca di avvicinarsi alla visione di Dio. Senso e significato di tutte le cose: quindi parola che rivela, e ragione intrinseca dell'essere.

È questo l'«autentico illuminismo» che il Papa indica nell'incontro tra fede e ragione?

Benedetto XVI valorizza il termine illuminismo nel senso di un mettere in risalto la ragione contro la superstizione e il pregiudizio. Non si tratta certo di un'esaltazione del secolo dei Lumi, con quella ragione divinizzata che finisce per essere la negazione della ragione stessa, ma della ragione come punto di somiglianza dell'uomo con Dio. Questo autentico illuminismo emerge chiaramente in Socrate, ma in tutta la filosofia antica l'elemento razionale è centrale. Per esempio negli stoici, soprattutto romani, che infatti ebbero con i cristiani un rapporto fecondo, almeno inizialmente: proprio per il valore accordato da entrambi alla ragione e alla razionalità della morale. La "virtus" romana è tutta legata a un'idea di adempimento della legge naturale, come ben si vede in Cicerone.

Una legge di natura al tempo stesso anche legge di ragione?

Certo. Il mondo antico, diversamente da quello moderno ma esattamente come quello cristiano, riconosce questa legge naturale come legge divina razionale. Oggi c'è la tendenza a privilegiare il desiderio, a fare tutto ciò che è tecnicamente possibile fare, mentre Pericle, nel discorso sulla democrazia riportato da Tucidide, diceva che noi non solo rispettiamo le leggi, ma rispettiamo soprattutto quelle non scritte: che sono le leggi naturali, indistinguibili, nella concezione classica, da quelle divine. Il cristianesimo nascente ha felicemente incontrato questa visione della legge naturale nel mondo greco-romano, parallela a quella già esistente nel mondo ebraico.

Ed è da questo incontro che è nata l'Europa?

Non si può prescindere dall'eredità classica, che l'Europa indubbiamente ha avuto: ma nel suo incontro con il cristianesimo. Negarlo è assurdo: più che antireligioso, è antistorico. I primi cristiani, a partire da Giustino martire, nel II secolo, sostenevano proprio questo: noi seguiamo la retta ragione, la razionalità della fede.

In che modo è avvenuta la fusione tra elemento greco ed elemento ebraico?

Al tempo di Cristo, a Gerusalemme e in Palestina, il greco era molto diffuso. Tra gli ebrei c'erano "ellenisti" - santo Stefano, per esempio - , ebrei ellenizzati che adoravano il Dio dei loro padri, ma che usavano costumi greci, nomi greci, e probabilmente anche la lingua greca. E poi l'incontro è nella storia stessa della predicazione degli apostoli, che si rivolgono ai "gentili" dei Paesi di lingua greca. Il primissimo cristianesimo si esprime in greco, facilitato in questo dall'esistenza di punti di contatto già radicati come Alessandria d'Egitto. Là una forte comunità ebraica, appoggiata dai sovrani ellenistici Tolomei, aveva favorito la traduzione dei Settanta. Esisteva già una versione della Bibbia in greco, ed esisteva un'intera corrente di pensiero a cavallo tra le due culture; Filone Alessandrino, ebreo di Alessandria, ne è un grande esempio. Così, è naturale che perfino alcuni libri della Bibbia siano stati scritti in greco: non c'è solo Giovanni ma anche, nell'Antico Testamento, la Sapienza.

Che senso hanno allora i tentativi, elencati da Benedetto XVI, di «dis-ellenizzare» il cristianesimo?

Il Papa coglie tre momenti: la Riforma, la teologia liberale e l'attuale pensiero "scientifico". Aggiungerei che anche dopo il Concilio abbiamo visto alcuni tentativi di "dis-ellenizzare" il cristianesimo, togliendo quanto c'è di greco per tornare a... a non so cosa, perché - come giustamente ricorda il Papa - i Vangeli stessi sono scritti in greco, impregnati di spirito greco.

Molti vorrebbero ridurre etica e religione a fatto privato...

Sarebbe in contrasto proprio con le radici greche dell'Europa. Il pensiero classico, al contrario, era un pensiero aperto alla totalità; si poneva il problema dell'essere, del "da dove veniamo", del senso delle cose e del loro significato. Invece oggi si vorrebbe ammettere soltanto ciò che è documentabile, sperimentabile: e questo non ha nulla a che vedere con la ragione greca. Atene non era questo, come non lo era Roma. Nel pensiero classico il fatto religioso non è mai stato emarginato. Anzi, ricordiamo quel famoso passo in cui Platone appare in attesa di una rivelazione del divino. Si tratta di uno spirito che, proprio alla vigilia stessa del cristianesimo, permeava anche Roma. Nel suo splendido carme 64 Catullo, in un contesto di matrice ellenistica, manifesta il rimpianto del poeta per il mondo antico degli eroi, inteso come un mondo dove gli dei stavano in mezzo agli uomini, dove c'era vero contatto tra il divino e l'umano. Poi le colpe degli uomini - per Catullo, le guerre civili che hanno rovesciato il "fas" e il "nefas", il giusto e l'ingiusto, e hanno violato tutte le leggi - hanno allontanato gli dei da noi. I greci con Platone invocavano una rivelazione divina che desse completa risposta ai problemi dell'uomo; i romani con Catullo invocavano l'intimità con la divinità, quella divinità che salva e viene in mezzo agli uomini.

Allora come può l'Occidente negare che le sue radici affondano nell'intimo legame tra fede e ragione?

Non lo so. Facendolo, l'Occidente rinnega se stesso, gli interrogativi da cui è nato, la sua filosofia. Tanto che assistiamo alla crisi d'identità dell'Europa.

Eppure, anche il pensiero classico ha conosciuto, con la tradizione sofistica, un momento di radicale messa in dubbio di ogni verità...

In effetti, per un certo verso i sofisti assomigliano molto al pensiero moderno. Ma la sofistica è un pericolo ricorrente, nella storia del pensiero umano: riemerge ogni volta che non è più la legge, razionale e divina, a dettare l'agire, ma il proprio desiderio. I sofisti rappresentavano una rottura rispetto al pensiero greco, ma al tempo stesso segnarono un avanzamento: dopo di loro, venne Socrate. I sofisti negavano ogni verità in nome dell'opinione - tutto è opinione: proprio come oggi - ; Socrate reagì approfondendo l'indagine su quanto c'è di duraturo, mentre un percorso parallelo, nella storiografia, era sviluppato da Tucidide. La sofistica in un certo senso è stata utile, perché ha stimolato un rinnovamento del pensiero. Non ci resta che sperare che anche oggi, dallo sfacelo del relativismo, nasca qualcosa di nuovamente solido.