L’uomo bianco meglio del nero? Antichi pregiudizi

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Chiara Castellani*
("Mondo e Missione", Ottobre 2007)

Da alcune settimane mi sono buttata con altri amici in una nuova battaglia non-violenta e «afro-ottimista»: «Ndombe kele kitoko» («Nero è bello»), contro il sapone al mercurio. Un tipo è svizzero, l’altro è degli Emirati Arabi. Le origini - da un Paese europeo e da un Paese in cui il colore della pelle è più bruno del nostro - ricordano i due aspetti più criminali di questa realtà africana e non solo, che da alcuni anni coinvolge anche Kimbau.
Il primo aspetto è la tossicità neurologica del mercurio, e di conseguenza del prodotto a base di mercurio, che proprio per questo è stato proibito in Europa. Mi chiedo come in Svizzera (e pare anche in Inghilterra) si continui a produrlo e a esportarlo in Africa. Come se gli africani fossero indenni da questa tossicità!
Il secondo aspetto criminale è il razzismo insito nella pubblicità del prodotto, in modo più o meno palese. Ufficialmente il sapone viene esaltato per i suoi poteri germicidi (qui tutti lo chiamano «antisettico»), senza però precisare che la flora batterica normalmente presente sulla nostra pelle non va eliminata, perché ha un ruolo protettivo contro i funghi e la flora patogena. Infatti sulla pelle, nera o bianca che sia, è presente lo "staphylococcus epidermidis", che protegge dai microbi come "staphylococcus aureus", che provoca gli ascessi e i foruncoli, e contro "candida albicans" e le epidermofizie, che provocano le micosi cutanee. Il sapone antisettico distrugge questa barriera naturale e, purtroppo, anche i melanociti, che diventano incapaci di produrre la melanina, il pigmento che scurisce la pelle e che la rende di quel bel colore che talvolta noi bianchi cerchiamo sotto le lampade a ultravioletti, magari provocando cancri alla pelle.
Lo chiamano «sapone antisettico», ma il nome commerciale ("extra-clair") sottolinea che schiarisce la pelle. Ancora più sottovoce, si evidenzia l’ipotesi che la pelle bianca sia molto più bella di quella nera, che le donne e gli uomini bianchi siano più belli dei neri. In modo ancora più subdolo, si insiste su un messaggio vergognosamente razzista: forse, come nel tempo che si credeva passato degli schiavi e delle colonie, l’uomo bianco potrebbe essere meglio dell’uomo nero; forse (secondo antichi criteri che hanno giustificato persino la tratta degli schiavi) il nero, oltre che meno bello, sarebbe anche meno intelligente... Antiche fandonie che ritornano alla luce nella pubblicità sporca di un sapone sporco che non genera pulizia ma sporcizia e malattia, e soprattutto alimenta tesi razziste.
Per reagire contro questa abominia, con Alessandro Marescotti di "Peacelink" stiamo lanciando una nuova campagna di stampa contro il sapone razzista. La campagna imita un antico motto femminista, «Donna è bello». E lo trasforma in «Nero è bello» ("Ndombe kele kitoko"). Nel mio piccolo, la campagna l’ho iniziata da almeno dieci anni, lanciando nelle latrine il micidiale sapone, insistendo con i giovani che il mercurio paralizza gli spermatozoidi (è vero, e colpisce in quest’Africa assetata di fertilità), dicendo alle studenti della scuola infermieri che «Rita Levi Montalcini aiuta le donne nere; se volete divenire bianche, perderete il diritto alla borsa di studio».
Cercare di diventare bianche! La ditta «Extra Clair» produce altri schiarenti cutanei, a base di idrochinone anch’esso dermotossico: ma se non fosse dermotossico non sarebbe schiarente. La pelle diviene atrofica come quella di un malato di lebbra, al punto che ho cominciato a dire alle studentesse che al liceo c’è un’epidemia di «lebbra del Lycée Luzingu».
Ma la cosa peggiore è la diffusione incontrollata di pomate ai corticoidi, anch’esse schiarenti ma che provocano, se utilizzate in modo indiscriminato e su tutto il corpo, tutte le perturbazioni metaboliche dell’ipercorticosurrenalismo: diabete, ipertensione, obesità, dislipidemia, alterazione dell’immunità cellulare. Ho curato un giovane che stava diventando diabetico e iperteso, semplicemente vietandogli di utilizzare il «betazol», pomata che si spalmava nel sogno assurdo di «diventare bianco». La mia battaglia sottolinea la tossicità di questi abusi. Ma serve una campagna di stampa che insista su un messaggio forte, capace di sopprimere queste folli pubblicità razziste. «Nero è bello»: datemi spazio per gridarlo!

* Medico missionario in Congo