AIUTO AL CONGO

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Grazie alla Levi Montalcini, in Congo oggi ci sono più donne nella sanità.

Chiara Castellani*
("Mondo e Missione", Dicembre 2007)

A volte mi domando se il mio vero mandato non sia «affrontare» la voglia di imparare e il potenziale enorme che le donne possono sviluppare nei Paesi africani quando vengono dati loro strumenti idonei. Formare le donne è la base per assicurare i diritti umani fondamentali e la libertà dei poveri. Il diritto alla salute è stata la battaglia della mia vita in quanto donna, perché proprio come donna la vivo sulla mia pelle. Dalle donne di Kimbau ho imparato molto in questi anni; mi hanno fatto innamorare loro dell’Africa. Non solo per la loro profonda spiritualità e il loro credere nella vita, ma anche per il loro impegno per la difesa della salute, a cominciare dai loro figli. Con la "Fondazione" di Rita Levi Montalcini abbiamo permesso a tante di studiare, anche per cambiare la proporzione tra femmine e maschi nel sistema sanitario congolese, dove - e mi spiace dirlo - il diritto alla salute viene sistematicamente negato. E a negarlo sono gli uomini, che non vivono questo problema sulla loro pelle, ma lo fanno ricadere sulle donne.
Nella "Repubblica democratica del Congo" la discriminante nei confronti dell’accesso allo studio delle ragazze non è di carattere culturale né tanto meno religioso, ma economico. La scuola elementare è a pagamento e quando soldi non ce ne sono abbastanza in casa, ad andare a scuola è il maschietto. Se ci fosse il diritto allo studio gratuito, anche le donne potrebbero studiare. Questo diritto, secondo me, è alla base dei diritti umani. Lo dico alle mie donne, alle mie «figlie adottive»: studiate, studiate per poter aprire i confini della vostra coscienza e poter costruire la vostra autonomia e dignità, e cambiare radicalmente la storia di questo popolo.
Quando nel 2002 conobbi per la prima volta Rita Levi Montalcini, mi spiegò come a 93 anni si possa realizzare il sogno della propria adolescenza. Mi raccontò come, a causa della guerra e delle persecuzioni razziali, da adolescente non avesse potuto andare in Africa per aiutare il dottor Schweitzer a curare i malati. Ma lei ha comunque realizzato quel sogno, aiutando a pagare borse di studio per ragazze che diventeranno, un giorno, "quadri sanitari" a tutti i livelli.
Da quando Rita sta aiutando le ragazze a studiare, la percentuale di donne che frequentano i nostri corsi di infermieri è aumentata dallo 0 per cento del primo anno al 75 per cento. La maggior parte dei nostri studenti, oggi, sono donne. E questo significherà restituire la professione sanitaria alle donne e assicurare il diritto, finora negato, alla salute. Facciamo un esempio: la malattia del sonno colpisce soltanto la nostra zona, ma non è così rara come vogliono farci credere. Colpisce solo malati africani e proprio per questo non è redditizia, le industrie farmaceutiche non ci investono. Per questo restituire la formazione all’Africa, aiutarla a elaborare i propri strumenti di formazione, significa fornirle anche le modalità per una propria ricerca. A contatto con queste donne e questi giovani, che hanno potenzialità enormi, mi chiedo anche quanto il mondo universitario dia strumenti perché gli africani diventino soggetti attivi di ricerca.
Faccio qualche esempio del perché dico che il diritto alla salute è assicurato quando si dà il diritto alle donne di studiare. Mama Rosa è responsabile della maternità dell’ospedale di Kimbau: dato che il suo diploma non contava più niente, voleva fare la prostituta. Ha iniziato a studiare, ha la mia età. Ora ho bisogno di lei per ridurre la mortalità materna, elevatissima perché le donne incinte per partorire devono percorrere chilometri e chilometri a piedi. Conosco una donna che per un parto cesareo ha percorso più di cento chilometri! Da sola nel suo villaggio non riusciva a partorire, per il semplice fatto che le levatrici non hanno mai avuto la possibilità di studiare. Forse non ne avevano la capacità? No!
Germena, invece, detiene il "record" mondiale della testardaggine. Era una levatrice in un centro di salute costruito in alcune capanne in un villaggio; ha sempre coltivato un sogno, quello di studiare. Non l’ha mai potuto realizzare fino a quando non le ho offerto di iscriversi alla scuola di infermieri. Grazie a lei, le donne non continueranno a morire di parto nel centro di salute dove lavora.

* Medico missionario in Congo