DAL CONGO
«I
governanti non riescono a cambiare i propri Paesi,
perché non sanno più amare».
Chiara
Castellani*
("Mondo e
Missione", Gennaio 2008)
Mi è stato chiesto in un’intervista:
come definiresti il rapporto tra carità e politica?
Credo che la carità non sia un dare per mettersi a posto la coscienza.
Personalmente penso alla carità come la intende San Paolo al Capitolo 12 della
"Prima lettera ai Corinzi": carità e amore vengono identificate nella
stessa parola. In fondo è quanto succede anche qui, in Congo: si dice "lutondo"
per dire sia carità sia amore. La vera carità è questo condividere gli uni
con gli altri, senza cercare necessariamente di avere un beneficio se non la
gioia di avere potuto aiutare gli altri. Che cosa c’entra tutto ciò con la
politica? A me sembra che la politica oggi manchi di amore, manchi di
tolleranza. Viviamo in un secolo in cui, dopo le bombe atomiche, dopo la
"guerra fredda", la gente comune ha sete di pace, ha sete di non
violenza. Ma mai come oggi - almeno per quel poco che ho potuto viverla - la
politica è violenza. Non solo perché avalla le guerre cosiddette utili e
necessarie (un assurdo, di cui purtroppo sono testimone), ma anche perché fa
«politica spicciola», si fonda su rapporti estremamente competitivi e l’aspetto
del dialogo viene dimenticato.
Che cosa significa, invece, immettere l’amore nella politica? Penso all’amore
"agostiniano", quello che dovrebbe essere il solo motore dei nostri
atti. Quello che ti porta a costruire i «sogni collettivi», che ti porta a
realizzare progetti. Se non ami, non sei in grado di realizzare progetti. Ogni
progetto diventa inutile. Non puoi essere realmente costruttivo se non ami
quello che fai. È quanto ho sperimentato in questi anni in cui, nonostante la
guerra, l’isolamento, le strade, le difficoltà, siamo riusciti ad essere
realmente operativi, in una realtà assurda, contro tutto e tutti, e a
realizzare questo progetto
della "lampadina"
(portare luce elettrica e acqua a Kimbau, "ndr"). Abbiamo portato la
luce ai più poveri. Ma ci siamo riusciti solo perché abbiamo amato fino in
fondo, cercando il dialogo e non cedendo alla corruzione.
Il motivo per cui questi nostri politici di oggi non riescono a costruire, a
cambiare in senso positivo il futuro dei propri Paesi, forse è proprio la
mancanza di un amore caritatevole. Non è solo una questione di spirito
servizio. È molto di più. È fare dell’amore per gli altri il vero motore di
ogni nostra azione. Ed è soprattutto di questo che la politica di oggi ha
bisogno.
Carità significa anche non violenza. Quanto la politica di oggi sa imparare da
personaggi come Martin Luther King e Gandhi, che hanno utilizzato lo strumento
non violento per costruire il futuro del loro Paese? Non possiamo dire che non
siano stati efficaci: l’indipendenza dell’India è avvenuta attraverso gli
strumenti della non violenza. E niente ha saputo promuovere la parità dei neri
con i bianchi come la lotta non violenta di Martin Luther King. Di certo per
queste cause la violenza è stata molto meno utile. E lo testimonia il fatto che
sia Gandhi sia Martin Luther King sono stati ammazzati. Il perdono, la
tolleranza, l’azione non violenta, al potere danno molto più fastidio della
violenza. Perché la non violenza è una sfida enorme contro i governanti. Se
guardo alla mia esperienza in Congo, chi sta ricostruendo il Paese non è la
classe politica attuale, figlia dei signori della guerra. È la società civile
che, a partire dalla marcia dei cristiani del 16 febbraio 1992 - finita
purtroppo nel bagno di sangue di centinaia di manifestanti - , ha iniziato il
suo cammino di gesti profondamente non violenti. Un percorso che ha trovato il
suo culmine nelle elezioni che, con il loro svolgimento ordinato, sono state una
dimostrazione di questo gridare al mondo la propria non violenza.
La Repubblica Democratica del Congo sta cominciando a costruire la sua
democrazia proprio perché la gente comune sta camminando lungo il sentiero
della non violenza, verso la tolleranza e la costruzione del proprio futuro.
Anche attraverso l’elettricità e l’acqua arrivate a Kimbau. È la forza
straordinaria dell’amore politico.
* Medico missionario in Congo