DAL CONGO

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Le donne di etnia "Yaka" sono abituate a lottare
anche per il diritto a curarsi o a studiare…

Chiara Castellani*
("Mondo e Missione", Aprile 2008)

Tsimba Nzala, 19 anni. Nubile e da meno di un anno madre di un bambino. «Tsimba» in lingua "ki-Yaka" significa «la seconda di due gemelle». La madre di Tsimba e della sua sorellina Nzusi purtroppo non è sopravvissuta al parto, perché il marito ne ha rifiutato il ricovero considerandolo «troppo costoso». La donna "Yaka" deve fare capo al marito anche per prendere decisioni vitali come l’ospedalizzazione di un figlio e persino di se stessa. La madre di Nzusi e Tsimba è morta mentre la trasportavano lungo i cento chilometri che separano Lukuni da Kimbau, senza mai arrivare all’ospedale. Il padre si è poi risposato perché, pur essendo restio alla "poligamia", che la Chiesa cattolica condanna, non poteva rinunciare alla propria "fertilità" - che è anche il "viatico" di un "mu-Yaka" per l’eternità - e attualmente ha sei figli di "secondo letto".
Quando le gemelle si preparavano al secondo anno della "scuola primaria", Nzusi è morta di una strana "febbre". Così la piccola Tsimba si è trovata sola a far fronte a un mondo troppo grande rispetto ai confini di Lukuni. Si sentiva "smarrita", però ha continuato a frequentare la scuola, sapendo di godere di un privilegio che ad altre coetanee era negato. Sono poche le donne "Yaka" che riescono a studiare, e quelle che lo fanno non vanno quasi mai oltre le elementari, mentre la maggioranza resta analfabeta alla "mercè" del "padre-padrone" o del "marito-despota". Al momento delle nozze, la donna viene «comprata» dal marito che paga una dote alla famiglia del padre e agli zii paterni, a cui lei appartiene. Ignara di tutto ciò che va oltre i confini del proprio villaggio, tagliata fuori dall’informazione perché non ha padronanza del francese, la donna "Yaka" deve chiedere al marito anche le informazioni più semplici riguardo la sua stessa realtà: l’età dei figli, la propria età e persino la data in cui ha avuto l’ultima mestruazione... Del resto fra gli "Yaka" la "sottomissione" della donna è un "retaggio" difficile da superare: sono un’etnia guerriera, "poligama", fortemente maschilista, la sola etnia nel Bandundu a tradizione "patrilineare". Anche se rispetto enormemente la cultura millenaria "Yaka", non posso negare come essere donna in questa tribù sia difficile.
Le donne più in gamba che ho conosciuto in Africa sono "Yaka": abituate a dover combattere persino per difendere il proprio diritto a curarsi o a studiare, sembrano aver ereditato molto più dei loro uomini (che scopro sempre più spesso "rinunciatari" e alcolisti) lo spirito "battagliero" dei loro padri. Quello spirito che Tsimba possiede: quando ha concluso il quarto anno di "secondaria" ha chiesto di poter continuare a Kimbau, con una "borsa di studio" di Rita Levi Montalcini. Ha dovuto battersi, ma alla fine suo padre ha ceduto. L’ho conosciuta a Lukuni Wamba, in piena epidemia di morbillo, durante le vacanze del 2006: c’era molto lavoro e le ho chiesto di aiutarmi. In meno di un’ora l’avevo già nominata «il mio braccio destro di Lukuni».
Al primo anno all’"Itm" di Kimbau, Tsimba era stata bocciata. La sua scuola di origine, al villaggio, le aveva dato una formazione molto carente. Capendo le sue difficoltà, l’ho aiutata molto. Purtroppo, però, prima di concludere l’anno scolastico, Tsimba è rimasta incinta del suo compagno di corso Joseph Mubanzo. Il regolamento delle "scuole secondarie" in Congo prevede l’espulsione immediata per la "ragazza madre". All’"Itm" di Kimbau questa legge è "violata", ma il padre di Tsimba non sapeva niente della sua storia d’amore, e Tsimba aveva trasgredito alla legge "clanica" che impedisce alla donna di scegliere il compagno senza consultare padre e zii. Una gravidanza è un’"usurpazione" se non c’è almeno un gesto "preliminare" dello sposo: Joseph non si è mai presentato ufficialmente alla famiglia Nzala, non ha mai dato la «pre-dote», il piccolo regalo "simbolico" che testimonia la serietà delle sue intenzioni.
Poi è successo un "miracolo": lo scorso 5 marzo, le «Donne del Salento» hanno scelto di pagare la "retta" perché Tsimba possa continuare gli studi. E suo padre non potrà più porre ostacoli. Tuttavia per quest’anno le sue condizioni, con un bimbo da allattare, non consentiranno a Tsimba di usufruire della "borsa di studio". Quando ricomincerà a studiare, sarà per la terza volta al primo anno. Ma Tsimba è decisa. E sa che per lei sarà l’ultima occasione.

* Medico missionario in Congo