Diario da Kimbau

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Mons. Mudiso in prima fila per promuovere pace e democrazia.

Chiara Castellani*

("Mondo e Missione", Agosto-Settembre 2006)

«Per amore del Congo non tacerò». È questo il titolo di una lettera pastorale della Conferenza episcopale congolese del 2003. Erano passati allora solo sei mesi dall’inizio della transizione e i vescovi facevano notare che non si era registrato alcun cambiamento importante nel Paese e che l’anarchia, la sofferenza e la guerra continuavano.
Quest’anno, il nostro vescovo di Kenge, mons. Gaspard Mudiso ha ripreso il testo della lettera per ribadire e denunciare che «la nostra sofferenza continua ad accrescersi». Come prima e più di prima i «signori della guerra» hanno continuato nella loro corsa al potere attraverso le armi. Alcuni politicanti non ne volevano sapere di una transizione rapida. Le leggi stipulate per gestire la transizione e l’organizzazione delle elezioni non sono state applicate. «Ma mormorare e lamentarsi non serve certo a far uscire il nostro Paese dall’impasse», avvisa mons. Mudiso. E la Conferenza episcopale ha adottato una nuova strategia: l’educazione civica ed elettorale della popolazione. Fare scuola di cittadinanza democratica. Anche nella nostra diocesi di Kenge abbiamo realizzato questa formazione con il sostegno delle Commissioni diocesane giustizia e pace.
Il lavoro educativo è andato avanti, anche quando le elezioni sono state rimandate. E così abbiamo continuato a prepararci a questo appuntamento che la gente ha voluto con tutte le sue forze, stimolando la popolazione a non scoraggiarsi solo perchè venivano interposti continui ostacoli al cammino verso la democrazia.
Nella sua lettera pastorale, il vescovo ci incoraggiava: «Voglio spiegarvi il senso delle elezioni, per meglio permettere a tutti noi di assumere le nostre responsabilità di cittadini». E poi spiegava come in ogni democrazia, il potere è in mano al popolo e come fosse importante che tutti comprendessero il valore di ogni singolo voto, perché la politica riguarda personalmente ciascuno di noi.
«Facciamo l’esempio - spiegava con grande semplicità mons. Mudiso - che il nuovo governo promulghi una legge ingiusta. Chi ne soffrirà se non tutti noi?  E se, viceversa, le leggi sono giuste, chi ne beneficerà se non tutti noi?». Con queste parole semplici e chiare il vescovo illustrava come il voto di ogni singolo cittadino ha un peso identico nelle urne, e perciò un singolo voto può contribuire a cambiare la situazione del Congo. «Allora - esortava mons. Mudiso - per amore del Congo, la terra dei nostri antenati, alziamoci in piedi e teniamoci uniti come una sola persona, per costruire il nostro Paese nella giustizia e nella verità».
Per questo, durante tutta la campagna elettorale, il vescovo ha infaticabilmente invitato tutta la popolazione a seguire gli incontri di formazione alla cittadinanza democratica nelle parrocchie, nelle comunità ecclesiali di base, nelle scuole cattoliche, convinto che solo «attraverso la formazione e la conoscenza si diventi cittadini di una vera democrazia».
Certo per la gente non è stato facile discernere e scegliere un candidato. Molti si chiedevano chi avrebbero dovuto votare. E su questo punto mons. Mudiso è stato sempre molto chiaro e categorico: non per il candidato che cerca di corrompere e comprare i voti dei più poveri con i piccoli doni come abiti (quante magliette con la faccia dei candidati sono circolate nei mesi scorsi!), zucchero, sale, riso… «Pensi che si ricorderà di te - si interrogava il vescovo - dopo che sarà stato eletto e che avrà ottenuto il potere, comprando i voti dei poveri e anche il tuo? Kangula meso! Aprite gli occhi!». Anche perché non sono molti i canditati che hanno presentato un programma politico e un progetto di società, che hanno dato prova di mettersi al servizio della nazione e mostrato una volontà di pace e di riconciliazione.
In questo Paese c’è bisogno di politici che credano nello sviluppo del Congo, che si impegnino per creare posti di lavoro, garantire un equo salario agli insegnanti e al personale sanitario e a tutti i quadri dello Stato. E che, in questo modo - e non con false promesse di prosperità - garantiscano la pace.
Una priorità assoluta indicata dal vescovo è l’elaborazione di un progetto educativo, che garantisca infrastrutture, programmi e personale adeguati, e la creazione di un sistema sanitario, con ospedali e cure di qualità accessibili.

* Medico missionario in Congo