Per mesi ho perso la mia preziosa «finestra sul mondo»...

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Chiara Castellani*
("Mondo e Missione", Maggio 2007)

Questa storia è cominciata alcuni mesi fa, il 7 novembre 2006: mi ero intestardita a far spostare le apparecchiature dell’e-mail in ospedale, perché da quando l’infermiere-chirurgo se n’è andato, se oso scendere alla missione per l’e-mail o la radiofonia o anche solo per assistere alla Messa, non riesco più a sentirmi tranquilla per le urgenze chirurgiche.
Fino a circa un anno fa, la sera o all’alba, andavo alla missione, accendevo il gruppo elettrogeno e mi mettevo davanti al computer connesso con la radio ricetrasmittente, la mia «finestra sul mondo», che mi permetteva di uscire dal mio microcosmo troppo totalizzante e a volte oppressivo, per spaziare con le mie migliaia di corrispondenti. Poi papà André se n’è andato e queste mie fughe verso il resto del mondo sono divenute sempre più rare; finché ho deciso di spostare tutte le apparecchiature all’ospedale, sperando di riaprire quella finestra. Ma mi sbagliavo, perché la decisione di spostare l’e-mail si è risolta in una vera punizione per la mia testardaggine: benché l’antenna fosse ben posizionata, per tre mesi non ho avuto alcuna connessione con il resto del mondo. Mi sembrava di vivere un brutto sogno. Se, infatti, per i primi vent’anni di vita missionaria non mai ho potuto comunicare regolarmente, salvo con sistemi postali di fortuna (come i missionari in partenza, disposti a spedire le mie lettere dall’Europa), dopo tre anni trascorsi con l’antenna radiofonica e il computer, quell’appuntamento serale con il resto del mondo mi mancava. Talvolta, è veramente difficile vivere momenti di tristezza o addirittura di angoscia, e non aver modo di sfogarsi con nessuno. Con Paulin Kololo e Damien Mway abbiamo lavorato più di una settimana e abbiamo recuperato travi di acciaio delle vecchie installazioni idriche, per riuscire a sistemare l’antenna non solo in un punto che pareva più favorevole, ma almeno 50 centimetri più in alto.
Si è trattato di un sogno? Dopo quasi quattro mesi ho avuto di nuovo la connessione!
Per circa una settimana durante la piccola stagione secca ho potuto consultare le mail quasi tutte le sere e ho ricevuto con molto dispiacere i messaggi di tanti amici lontani, a cui la mia risposta è arrivata con gravissimo ritardo.
E poi in marzo succede che siamo di nuovo nella stagione delle piogge. Con i fulmini si deve staccare l’antenna, quindi di nuovo niente e-mail. Continuavo perciò a pensare che se voglio mantenere una rete di amici in tutto il mondo, occorre un sistema di comunicazione che non dipenda dai capricci del tempo. Ma quando Antonio mi ha parlato per la prima volta del sistema di comunicazione satellitare "Signis", messo a disposizione dall’Alleanza degli ospedali italiani nel mondo, ma anche della necessità di andare a Kinshasa per spedire tramite fax la richiesta d’adesione, mi sono detta che non potevo lasciate i malati se il mio collega non fosse tornato. Solo che lui è partito per le ferie prima di Natale ed è rientrato il 17 marzo. Aveva a disposizione un mese di ferie, ma mi aveva promesso di rientrare all’inizio dell’anno. Dal 15 gennaio, poi, quando la macchina si trovava già da tempo a Kinshasa, è scaduta l’assicurazione. E gennaio è un brutto momento per rinnovarla, perché i soldi dell’anno precedente sono finiti, mentre quelli del nuovo anno non sono ancora arrivati. Sono così dovuta ricorrere a un prestito, ma chi doveva anticipare i soldi non si fidava a farlo per e-mail. Per cui ho cominciato a pensare che fosse necessario un mio viaggio a Kinshasa, dove potevo risolvere personalmente una serie di piccoli problemi. Ma mi trattenevano i malati gravi che lasciavo senza un medico.
Poi ci ha pensato Dio a darmi letteralmente una «pacca sulla spalla». È successo alle due di notte. Il lettino da consultazione su cui mi ero buttata spossata si è ribaltato e io sono caduta malamente sulla spalla destra già traumatizzata dall’incidente. Ho avuto paura ed è stato necessario consultare un ortopedico di Kinshasa. Una volta arrivata in capitale, ho potuto risolvere senza difficoltà il problema del satellitare "Signis", compilando e inviando i moduli poco prima che scadesse il bando. E ottenendo dal nunzio l’autorizzazione necessaria alla spedizione per corriere diplomatico. Così fra poco tutto verrà installato a Kimbau. Se Dio non mi avesse dato una bella «pacca sulla spalla», probabilmente se ne sarebbe parlato fra un anno!

* Medico missionario in Congo