INTERVISTA

Suor Nirmala Joshi, l’erede di Madre Teresa, rinnova attraverso "Avvenire"
il suo "appello" alla "pacificazione" tra i credenti di diverse religioni.

PRECEDENTE     «India, amore e perdono     SEGUENTE
per vivere da fratelli»

«Le violenze? È il destino dei discepoli di Cristo.
Gesù ha detto: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi"».
«Deponiamo l’arma dell’odio e della violenza e indossiamo l’armatura dell’amore.
Preghiamo e apriamo le menti a Dio».

Come Madre Teresa, il sorriso luminoso di Sr. Nirmala Joshi...

Suor Nirmala Joshi, 74 anni,
è la Madre Superiora
delle "Missionarie delle Carità".
È stata designata all’incarico
dalla stessa Madre Teresa,
prima della sua morte.

Luci di speranza per l'India, tra le Missionarie della Carità!

Pina Cataldo
("Avvenire", 5/9/’08)

«Solo l’amore e il perdono possono far crescere la speranza di vivere da fratelli». Dopo giorni di violenze, uccisioni, incendi compiuti dagli "estremisti" indù contro la minoranza cristiana che vive nella parte orientale dell’India, nello Stato di Orissa, per i cattolici italiani è il momento della preghiera e del digiuno di solidarietà con la Chiesa indiana. E da suor Nirmala Joshi, l’erede di Madre Teresa, Superiora delle "Missionarie della Carità", arriva l’invito a «tutti, senza distinzione di "casta" o "credo", alla riconciliazione e al perdono». Noi l’abbiamo raggiunta ieri a Calcutta, nella "Mother House", dove è continuo il pellegrinaggio alla Tomba della Fondatrice e dove in queste ore i "Missionari della Carità" celebrano, pur con negli occhi il dolore di tanti fratelli indiani vittime dell’odio "anti-cristiano", l’undicesimo Anniversario della morte della Madre.

Una nuova "ondata" di violenza "anti-cristiana" sta scuotendo l’India. Anche alcune sue Consorelle sono state aggredite ed è stata distrutta una "casa di accoglienza" per anziani tenuta dai Fratelli "Missionari della Carità". Suor Nirmala, quale riflessione di fronte a queste "brutalità"?

Grazie alle mani protettive di Dio, nostro amorevole Padre, le nostre Sorelle, rimaste solo leggermente ferite quando la loro auto è stata presa a sassate da alcuni "miscredenti", sono state immediatamente soccorse dalle persone presenti e poste sotto la protezione della polizia. Ora stanno bene e hanno ripreso il "servizio" a favore dei nostri poveri. La Casa dei Fratelli è stata danneggiata, ma non vi sono stati feriti tra i nostri poveri. Ora stanno tutti molto bene. Quali riflessioni si possono fare? Quali che siano state le ragioni della violenza, non è questo il destino dei discepoli di Cristo? Gesù non diceva forse: «Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi»?

Lei è nata in una famiglia di "bramini", la "casta" più alta del mondo indù. Come vede da "convertita" queste violenze causate dall’"intolleranza" religiosa?

L’amore è l’essenza di ogni religione, l’amore di Dio e l’amore del proprio vicino. La violenza in nome della religione è un "abuso" della religione.

Madre Teresa diceva che «le opere d’amore sono opere di pace»: in questo momento in alcune zone dell’India non c’è amore e non c’è pace… ma c’è almeno speranza?

Sì, c’è ancora speranza se tutti noi, nel nostro piccolo, ci riveliamo all’altro nell’amore e nel perdono.

Il Santo Padre è intervenuto invitando «i "leader" religiosi e le autorità civili a lavorare insieme per ristabilire tra i membri delle varie comunità la "convivenza pacifica"». È possibile una "convivenza pacifica"?

Perché no? Il desiderio d’amore e la forza dell’amore sono presenti nel cuore di ogni uomo creato ad immagine di Dio. L’uomo è destinato ad una vita eterna d’amore.

Nel marzo del 1997, quando è stata nominata Superiora Generale delle "Missionarie della Carità", molti giornali scrissero che le sue origini "induiste" avrebbero potuto contribuire a ridurre il "divario" che in India c’è fra induismo e cristianesimo. Quanto ha sentito il "peso" di questa affermazione?

La pace e l’unità tra i popoli di diverse religioni non dipende se si è nati sotto una certa religione, ma nasce dall’amore per l’altro e dal rispetto per la religione dell’altro. Il nostro umile "servizio d’amore" in favore dei più poveri tra i poveri è stata una meravigliosa prova di pace e di unità tra i popoli di tutte le razze e le religioni. È questo il motivo per cui la nostra Madre ripeteva con convinzione che le opere d’amore sono opere di pace».

La "Conferenza episcopale italiana", per esprimere solidarietà ai cristiani indiani, ha indetto per oggi, 5 settembre – Festa della Beata Madre Teresa di Calcutta – , una "Giornata di preghiera e digiuno", «come segno di vicinanza spirituale e solidarietà ai fratelli e alle sorelle tanto duramente provati nella fede». Cosa ne pensa?

Apprezziamo profondamente e siamo molto grati per l’iniziativa avviata dalla "Cei" di dichiarare il 5 settembre 2008, Festa della Madre, Beata Teresa di Calcutta, un giorno di preghiera e digiuno, come segno di "purificazione spirituale" e solidarietà della Chiesa che è in Italia con la Chiesa dell’India e con le "Missionarie della Carità".

Oggi ricorre l’11° Anniversario della morte di Madre Teresa. Come la ricorda, in un momento così difficile per la nazione che la Madre ha tanto amato?

La Madre, che così tanto ama l’India, è sicuramente consapevole del momento di difficoltà del nostro Paese. Ella ha detto: «Quando sarò in Paradiso sarò in grado di aiutarvi di più e meglio». Con la fiducia che nutriamo nelle sue parole e nel suo amore per il popolo dell’India chiediamo la sua "intercessione" per la pace nei cuori e nelle case di ogni indiano, specialmente per coloro che soffrono, per coloro che con coraggio accettano il dolore e le sofferenze. Preghiamo affinché con amore e generosità si riesca a superare il male attraverso il bene, come degni figli di Dio! Amiamoci l’un l’altro come Dio ama ognuno di noi.

Vuole lanciare un "appello" attraverso "Avvenire"?

Sì, voglio ripetere l’"appello" che ho già fatto il 28 agosto scorso...