LA FEDE NEGATA

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«Vogliono creare una nazione indù»

Premiato a Roma il "co-fondatore", assieme a Madre Teresa, dei "Missionari della Carità":
«I "fanatici" stanno facendo la guerra contro gli uomini, ma anche contro Dio.
Però non vinceranno».

P. Sebastian Vazhakala, insieme a Madre Teresa di Calcutta...

Pina Cataldo
("Avvenire", 19/12/’08)

Il "Comune di Roma" ha assegnato ieri in "Campidoglio" il "Premio" «Roma per la Pace e l’Azione Umanitaria» a Padre Sebastian Vazhakala. Il Sacerdote indiano è "co-fondatore", assieme a Madre Teresa, del "ramo maschile" "Missionari della Carità Contemplativi" e attualmente "Superiore Generale".

Proseguono le violenze e le minacce contro i cristiani dell’India. I membri delle "formazioni radicali", responsabili delle "carneficine", hanno annunciato "manifestazioni" per Natale…
Padre Sebastian, lei conosce molto bene la mentalità e il modo di agire dei suoi "connazionali". Cosa sta succedendo in India?

In India sta accadendo qualcosa che è difficile comprendere e le nuove minacce seminano ancora terrore e paura nella comunità cristiana. Da quando è arrivato San Tommaso in India i cristiani ci sono stati, pur se in netta minoranza, e sono stati sempre rispettati. Per esempio in Kerala, lo Stato dal quale io provengo, il cristianesimo è molto antico e mai sono accaduti disordini a causa del "credo religioso". Ricordo che quando andavo a scuola, una "scuola cattolica aperta a tutti, c’era grande "accordo" tra cristiani, musulmani e indù e mai si è verificato alcuno scontro. Per me questa è una novità, una terribile novità. Quello che maggiormente mi fa soffrire è che sta pagando il prezzo più alto la gente più misera e indigente. Penso che questi massacri puntino a "creare" un’altra India, una "nazione induista" senza la presenza di altre religioni, ma ciò è impossibile. Impossibile perché, secondo me, i "faziosi integralisti" stanno facendo la guerra contro gli uomini ma anche contro Dio: ma è una guerra che non vinceranno. I Vescovi dell’India sono molto preoccupati perché le violenze e le torture continuano. Per i "Pastori" indiani le violenze e il terrore non sono soltanto un problema di rispetto delle "minoranze", ma coinvolgono il futuro della "democrazia" dell’India e la linea della Chiesa è molto forte e decisa. Ma assieme alla denuncia, ci vuole la preghiera.

Da molte parti si è detto che queste violenze sono scaturite anche perché i cristiani con il loro "apostolato" stanno suscitando nei "paria", negli "intoccabili", una coscienza e una dignità...

Teoricamente in India le "caste" non dovrebbero più esistere, ma in pratica ci sono ancora. È normale che una persona voglia acquistare dignità e di conseguenza cercare la libertà; libertà di vivere, di esistere, di pensare e di agire. Una volta i "paria" erano considerati "schiavi", oggi non è più possibile. Devo dire che gli artefici dei continui e feroci massacri sono "fanatici" che mal sopportano quello che i cristiani fanno nelle scuole, negli ospedali e nelle "case di accoglienza", dove regna la carità, la condivisione e il servizio e dove uno degli obiettivi è far prendere coscienza a ciascuno della propria "infima" condizione e far riacquistare la dignità; la dignità è diritto di ciascun uomo perché figlio di Dio. La dignità non scaturisce dalla ricchezza, non dipende dalla forza o dalla violenza e, in questo caso, i persecutori stanno perdendo la loro dignità.

La vostra "Congregazione" è stata oggetto di attacchi e "intimidazioni". Alcune "Missionarie della Carità" sono state accusate di «"sequestro" e "conversione"» di bambini. Qual è la sua riflessione?

Anche gli attacchi contro le nostre Suore stanno a significare che si vogliono colpire i più poveri e i "derelitti", la parte più bisognosa del Paese. I poveri vengono nelle nostre "Case" perché sono accolti, amati, curati e guariti. Le nostre Suore, in India come in ogni angolo della Terra, offrono il loro servizio «gratuito e con tutto il cuore» a chiunque vive nella "desolazione" e nell’abbandono. La "conversione" non è l’obiettivo della nostra "Congregazione": noi ci preoccupiamo di dare dignità alle persone che incontriamo. Le Suore o i Confratelli non pretendono la "conversione" in cambio del servizio e della condivisione. Sono "Missionario della Carità" dal 1966 e ho lavorato a fianco di Madre Teresa per oltre trent’anni e posso dire che né la Madre, né le Suore, né noi "Fratelli" abbiamo "forzato" qualcuno alla "conversione". Anzi, ricordo che la Madre ha sempre insistito su una cosa: «Noi dobbiamo servire i poveri che accogliamo cercando di aiutare l’indù ad essere un buon indù, il musulmano ad essere un buon musulmano ed un cristiano ad essere un buon cristiano». Mi chiedo, comunque, una cosa: le Suore e i "Fratelli", che operano in India, fino ad alcuni mesi fa erano a stimati e rispettati; adesso contro di loro si usano le terribili violenze che tutti conosciamo. Perché vengono accusati, aggrediti, umiliati? Secondo me c’è una "forza maligna" in tutto questo.