RITAGLI  DON GIUSEPPE  CAVALLI  SEGUENTE
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LA MISSIONE
NEI PADRI DELLA CHIESA

Idee, strutture e persone in tensione missionaria

Tratto da: CHIESA SEMPRE MISSIONARIA,
Nel quinto centenario dell’evangelizzazione del nuovo mondo

Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale – sezione di Genova, 1992

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Il senso della Missione nei Padri Persone e strutture
per una evangelizzazione universale
Situazioni tipiche

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Il senso della Missione nei Padri

Coscienza missionaria

La presentazione della Chiesa, come corpo di Cristo in continua espansione è, tra i pochi temi trattati da tutti gli scrittori della chiesa degli inizi, l'argomento più approfondito, sia pur in diverse diramazioni, a secondo dell'interesse personale e della situazione particolare vissuta dalla Chiesa nei primi secoli del suo sviluppo.
Nelle poche pagine di cui dispongo, non posso presentare tutti i passi interessanti, e neppure tutti i nomi degli autori, che fanno affermazioni originali. Mi limiterò a citare alcune frasi, spesso soltanto pochi vocaboli, che colpiscono per la loro pregnanza di amore per il Cristo fatto Chiesa e per la manifestazione di situazioni o di attività che fissano, attraverso la letteratura cristiana, le parole missionarie del Signore vissute dalla prima Chiesa, giunte a noi attraverso i Padri.
I Padri della Chiesa sono coloro che ebbero occasione di fissare sulla pagina scritta ciò che, delle parole e degli insegnamenti di Cristo, veniva trasmesso oralmente.

Cristo missionario

Confrontando le parole con i fatti presentati dai documenti e dalle comparazioni degli storici, noi possiamo ritrovare un Cristo Gesù vivo ed attraente nella sola attesa di essere ascoltato e seguito oggi da noi come allora dagli Apostoli. come lui furono mandati a noi nello stesso modo col quale possiamo sentirci mandati al mondo.
Parlando, infatti, della persona di Gesù Cristo i Padri presentano con le parole del Vangelo «mandato dal Padre cioè missionario, che a sua volta «manda lo Spirito Santo «manda i dodici a tutte le genti», perché la Chiesa continua loro opera tra tutti i popoli.
«Cristo stesso pasce noi che in lui credemmo, manda al suo posto lo Spirito Santo come fosse lui stesso» (1).
Leggendo le pagine dei Padri si trova distinto, ma chiaro il significato della Missione della Chiesa come Missine di Cristo insieme al significato delle Missioni. Queste sono attività apostoliche organizzate per necessità, onde attuare nello Spirito il mandato di Cristo. «Egli, il Cristo porta la nostra carne; noi uomini portiamo il suo spirito» (2).

Spirito di Missione e Opere, sono cardini per la Chiesa

Le due idee di Missione e Missioni, trovano la loro espressione a contatto con le diverse culture, più o m profonde, più o meno favorevoli. Le culture sempre s utilizzate come occasione, data dallo Spirito Santo, per illuminare e come stimolo alla diffusione del Vangelo: «Lo Spiri sempre uno solo, ma non sono uguali i carismi (gli aiuti p vita pratica), perché sono diversi coloro che li ricevono (3).

Onore a Dio amore all'uomo

Spesso si trova espresso il motivo doppio che, insieme alla presenza dello Spirito Santo, spinge a realizzare l'atti missionaria. E' atto di amore per l'uomo - offrendogli occasione di salvezza - ed è atto di amore verso Dio, aumentando la portata della voce che lo loda e gli dà gloria. «Affinché l'unico Dio di tutti, venga da tutti onorato»... «Per la vostra pace e salute noi lo preghiamo» (4).
Anche quando non si parla di diffusione della parola all'esterno della Chiesa, l'attività missionaria si esplica approfondendo sia l'edificazione personale sia la glorificazione a Dio: «Dalla natura, perfezionata dallo Spirito, infatti, trae origine ogni perfezionamento per gli altri, cominciando dagli Apostoli»(5).
Tra le pagine migliori per illuminare la Missione ecclesiale troviamo gli accenni ai mezzi, di cui poco si parla, ma che costituiscono la più brillante presentazione della coscienza missionaria nella Chiesa. La Chiesa primitiva conta molto sullo Spirito e poco sull'organizzazione. «Se infatti non ci fosse lo Spirito Santo non ci sarebbero pastori e maestri nella Chiesa» (6).
Ma quando la Chiesa presenta le sue opere come mezzi per evangelizzare fa ben capire che sono molte e diffuse. Esse rappresentano il corpo invisibile di quello Spirito che tutto anima ed entusiasma. Si inizia dagli Apostoli: «Prima essi sono come pesci che vengono pescati da Cristo poi saranno essi stessi a pescarne altri... Abbandonarono subito le reti e lo seguirono subito: la vera fede subito ode, subito crede, subito segue, subito ti fa diventare pescatore» (7). «Perché ogni progresso verso la verità è dovuto all'unico Spirito Santo, magnifico autore, guida e promotore dell'attività della Chiesa» (8).
Ciò, evidentemente avveniva non senza difficoltà, tanto è vero che da Giustino sulla metà del Il secolo, a Tertulliano, verso il 200, fino ad Agostino nel 400, possiamo leggere che, proprio dalla persecuzione, viene procurato un aumento dei cristiani diffusi nel mondo (9).

Ideali e culture, per una Chiesa missionaria

Iniziando la sua vita lanciata nel mondo, la Chiesa si trova a contatto con due mondi che la condizionano e la stimolano; il mondo ebraico, dal quale provengono i dodici ed i più numerosi tra i loro amici ed il mondo pagano - le genti - che osserva incuriosito il loro spirito di aggregazione interna e di conquista (10).

Destinazione universale del Vangelo

Subito, però, l'una e l'altra mentalità si fondono per movimentare una vita di famiglia legata al Libro, e insieme al mondo. Il Libro è misterioso per i pagani ed il mondo è lontano da Dio per gli ebrei, chiusi nella loro cultura esclusivamente biblica.
Ireneo sottolinea che già si erano fatti dei passi in questa direzione quando «quelli di Gerusalemme mandarono a Tolomeo settanta anziani, i più competenti nelle sacre Scritture... «per tradurre ad uso dei pagani colti di Alessandria i libri della Bibbia». Ciò avvenne nel II e III sec. A.C.
Ireneo dice: «Ora, da quella traduzione, loro sono costretti a concludere con la fede nella venuta del Figlio di Dio» (11).
Giovanni Crisostomo e poi Cirillo Alessandrino affermano che lo Spirito Santo interviene appositamente, in queste ed altre innumerevoli occasioni, per ottenere l'unità del genere umano (12) precisando che all'opera missionaria dello Spirito (mandato dal Padre) e dalla Chiesa (mandata a sua volta), deve corrispondere la collaborazione umana perché «in pace siamo connessi, nel modo che ci studiamo di camminare nello Spirito Santo» (13).
Col tempo il senso della rivelazione cristiana si precisa, fissando negli scritti le parole di Cristo in modo sempre più chiaro e sempre più avvincente. In questo si mostra come la «tradizione qual è stata conosciuta e vissuta dai Padri non è come un masso monolitico, immobile e sclerotizzato, ma come un organismo pluriforme e pulsante di vita» (14).
Si arriverà ai tempi maturi dei Padri al secolo VI e VII con S. Gregorio Papa, grande missionario, che penserà ad inviare monaci a fondare chiese e monasteri in Inghilterra con un pensiero dominante: la Chiesa «sia con la parola sia con l'esempio spinge il prossimo ad imitarla e mediante l'apostolato genera molti figli» (15). Gregorio conclude lo stesso discorso affermando che è lo slancio missionario a garantire la capacità di comprendere le cose di Dio (16) . E lo dice aggiungendo, in un'altra lezione al popolo, che ciò riguarda proprio noi «che proveniamo da gente pagana, dato che i nostri antenati praticavano il culto delle piante e delle pietre» (17) cioè non erano ebrei, ma erano pagani. Dilatiamoci nello slancio missionario e saremo esaltati nell'entusiasmo della fede! (18).
E' da notare che le omelie erano tenute nel 593 mentre Roma era assediata dal longobardo Agilulfo (19). Gli slanci entusiasti ed entusiasmanti sono preparati dalla meditazione e dalla ruminazione delle Scritture, durante tutti i secoli e con tutte le mentalità o culture delle prime Chiese.
Leggendo le pagine di Genesi Cipriano trova che, tra gli animali che lui conosce, l'uomo, unico, ha il viso rivolto in alto e non rivolto a terra (20) e meditando conclude con l'esortazione rivolta all'interlocutore pagano: «guarda il cielo» (21) «abbandona gli idoli » (22) «convertiti a Dio » (23) «credi in Cristo, che il Padre inviò» (24).
Ancora parlando del dono della creazione Cipriano mette in evidenza l'universalità del dono creato dal Padre comune: «la comunione dei beni vissuta nella Chiesa è un diventare figli di Dio con una vera nascita spirituale; questa è secondo la legge celeste imitare l'equità di Dio Padre... nessuno può essere escluso dai suoi doni e tutto il genere umano deve godere della bontà e della generosità di Dio (25).

Le tracce del Verbo

A testimoniare che le considerazioni cristiane sull'universalità della vocazione alla Grazia, non sono pura deduzione umana, troviamo in autori veramente rappresentativi la dottrina della disseminazione della Parola di Dio, già chiaramente inserita nell'anima dell'uomo in tutti i tempi ed in tutte le zone della terra prima dell'incarnazione stessa. Giustino e Girolamo in occidente e Clemente Alessandrino in oriente, ne sono i migliori espositori.
Per loro i Semi del Verbo sono sparsi in tutti i popoli attraverso i saggi che li ospitano e li sviluppano (26).
Le parole del Signore sono come pezzi di vasi della sapienza divina dispersi tra i pagani (27).
Clemente dice che tutti «greci e barbari partecipano al Logos della Verità» e «la Verità è capace di raccogliere i propri semi anche se cadono su una terra che le è estranea»... perché il Logos è disseminato, instillato, emana e si rivela nelle scintille terrene (28).
A questo punto bisognerebbe aprire un intero capitolo sul valore delle culture diverse che, per i Padri della Chiesa, costituiscono il migliore elemento propedeutico alla predicazione del Cristo (29). In particolare i monaci con Agostino, Rufino, Gregorio Nisseno ed il Papa Gregorio Magno si assumono il compito di esporre i valori umani aperti alla Grazia divina (30).
Per tutti farò soltanto il nome di Giovanni Climaco, grande direttore spirituale, monaco contemplativo ed esperto delle cose del mondo, il quale presenta la vita cristiana come una continua salita verso la perfezione di Dio, salita da proporre al mondo come occasione per sollevare «il povero dal letame dei vizi, perché è affrancamento delle passioni ed è mondezza del cuore». L'uomo convertito viene abbracciato in unico amplesso «dalla misericordia divina che non dà più posa a chi ha ferito con la sua beata pazzia» (31).

NOTE

[1] Origene pempas ant'autou kai os auton, in PS 27, 3: M.G. 12, 1289

[2] ATANASIO, theos sarkoforos, kai emeis anthropoi pneumatoforoi, De Incarn. 9: M.G. 29, 997.

[3] GREGORIO NAZIANZENO, Orat. 32 (M.G. 36.188)

[4] Cipriano scrivendo al magistrato pagano Demetriano, in 26 capitoli redatti in buona lingua latina presenta tutte le ragioni atte a convincerlo, non solo a lasciare le attività persecutori, ma anche e soprattutto ad accogliere il Cristo nella sua vita. Al Cap. V dice: «Deus unus omnibus, unus colatur ab omnibus». Ed. al Cap. 16: ,Christo crede, quem Pater Misit». Come al Cap. 20 garantisce: «Pro pace et salute vestra Deum oramus». B.A.C.241,pp.277,286,290.

[5] GREGORIO NISSENO, Commento al Cantico, Omelia 15 M.G. 44,1117.

[6] Giovanni Crisostomo, esaltato e perseguitato dalla politica imperiale nell'omelia n. 1 sulla Pentecoste «Poimenes kai didascaloi en te ekklesia ouk esan. Ei me pneuma agion en», M.G. 50,459.

[7] GIROLAMO, II OM. in Marco, nella traduzione di Silvano Cola in «Girolamo-Omelie,, Città Nuova 1990, p. 52.

[8] DIDIMO DI ALESSANDRIA, Sull'Ep. II di Pietro; M.G. 39.1774: Omne studium omnisque ad veritatem alacrior progressus uni debentur Spiritui Sancto divino illi atque magniftco ecclesiae auctori, ductori, promotori.

[9] GIUSTINO, Dialogo con Trifone, l'ebreo: E' noto che, decapitati, crocifissi, gettati in pasto alle fiere, gettati in catene o nel fuoco e sottoposti a quanti altri tormenti, non abbandoniamo la nostra professione di fede, anzi, quanto più subiamo questi supplizi, tanto più cresce il numero dei fedeli e dei devoti nel nome di Gesù (Trad. di Giuseppe Visonà, Ed. Paoline 1988, al n. 110, p. 32 1).

- TERTULLIANO, Apologeticus presenta il testo celebre e nitido spesso ripetuto, soprattutto da Agostino: Plures efficimur quoties metimur a vobis: semen est sanguis Christianorum. Apolog. 50, 13 M.L. I. 535.

- AGOSTINO spesso fa risuonare l'idea e l'espressione di Tertulliano, specialmente nelle sue Enarrationes super Psalmos: ad esempio: Quanto più si accresceva il numero dei martiri, tanto più si diffondeva la fede in Cristo (Salmo 90, D 1, 8), e ancora:

- Ha sparso la semente del sangue e la messe della Chiesa si è moltiplicata (Salmo 88, Dl, 10) e molti altri in Opera Omnia di S. Agostino, Città N. Ed., voll. YXV, XXVI, XXVII, XXVIII, 1967/77.

[10] Vedere Charles Kannengiesser s.j. in Spiritus n. 45 (1971) 116: «Trois leçons actuelles de la mission chretienne»: -On ne comprendrait rien aux enseignements decisifs que l'histoire missionaire de l'église ancienne peut nous fournir auiourdhui, si l'on ne tentait d'esquisser pour le moins un tel reperage: du judaisme contemporain et de la Rome d’ August».

[11] IRENEO, Adv. Haereses III, 3,2 l.

[12] CRISOSTOMO, in Efes. om. 9.3. M' G. 62.72.

[13] CIRILLO ALESSANDRINO, De ador. in Spir. et Ver. 11 M.G. 68.773. Sunefthemen eis eirenen.

[14] C.E.I., Lo studio dei Padri della Chiesa nella formazione sacerdotale. Roma, (10. 1 1.89) n. 22.

[15] GREGORIO MAGNO. In Ezechiele Libro 11. omelia 2. n. 6. Prima traduzione italiana a cura di E. Gandolfo, Città Nuova. 1979/1980.

[16] Ivi 15. Quantum lata fuerit in amore proximi, tantum et alta in cognizione Dei.

[17] Ivi, Omelia 4, 19.

[18] Cfr. Ivi, Omelia 2, 12.

[19] Dieci anni dopo con lo stesso Pontefice il Re longobardo si convertirà al cattolicesimo.

[20] Cipriano. Trattato «ad Demetrianum», n. 16 M.L. 4.

[21] Ivi, n. 16 Rectum te Deus fecit: ad coelum intuere.

[22] Ivi, n. 16 Sublimitatem serva qua natus es.

[23] Ivi, n. 16 Relinque idola quae humanus error invenit.

[24] Ivi, n. 16 Ad Deum convertire... Christo crede quem vivificandis ac reparandis nobis pater misit.

[25] CIPRIANO Trattato «De opere et elemosynis» 25 M.G. 4. Nativitate spirituali vere Dei filium fieri.... omne humanum genus bonitate divina perfruatur

[26] GIUSTINO, Prima Apologia, 44. 1 0 e 46.1-4; Seconda Apologia 7.1-2; 10. 1-3; 13.3-6: Vedere la traduzione italiana di C. Burini in Gli Apologisti greci. Città Nuova ed., Roma 1986

[27] GIROLAMO, Commento a Daniele 1.1-2b. C.C.L. 72.S. ed anche in Omelie su Marco. 8: «Affinché tutti i popoli potessero entrare nella storia della salvezza» perché gli antichi saggi (in questo caso i profeti dell'A.T.) uniti alla saggezza» del N.T. fanno luce ed illuminano la terra: «come due pietre focaie strofinate danno scintille con fuoco» Om. sul Salmo 96 e: «sono nubi che se si incontrano emettono il lampo che illumina la terra». Ibid.: CCL 78, 160.

[28] Vedi la traduzione italiana di G. Pini: CLEMENTE ALESSANDRINO, «Gli stromati, note di vera filosofia». Ed. Paoline 1985, Libro I. 13.57.3-4; I. 1 9.9 1.1 (Dottrine vere); VI.8. 67.2 (Frutti spuri della cultura concessa da Dio) VI.10.83.2 (Verità rivelata solo in parte) e, forse più chiaramente, in Protrepticon di cui si trova la traduzione in Classici delle religioni: Clemente, tradotto da M.G. Bianco ed. U.T.E.T. Torino 197 1: «in tutti gli uomini si trova istillato un certo divino efflusso» 6,68,2 «i greci più degli altri hanno ricevuto qualche scintilla del Verbo», 7,74,7.

[29] Per tutti i testi del verbo spermatico vedi l'ottima visione panoramica in Tesi per il Magistero di Mirella Raneri Ciarlo: Segni del verbo spermatico... Genova 1990 presso Istituto Superiore Ligure di Scienze Religiose.

[30] Agostino «Cristo venne perché l'uomo sapesse quanto Dio lo ami... Perciò tu riferirai ogni cosa in modo che la persona a cui parli ascoltando creda, credendo speri e sperando ami». De cat. rud. 4, 8.

Rufino: Gli egiziani si convertivano alla fede «per la meraviglia di scoprire che avevano ricevuto dagli antichi il segno che esprimeva la vita, cioè la croce del Cristo» (La croce ansata). Hist. Eccl. 2, 29.

Gregorio Nisseno: «Operiamo tutto alla luce del giorno; così anche noi diventeremo luce ed illumineremo gli altri». L'Ideale del Crist. M.G. 46, 262.

Gregorio Magno: «I cristiani sono come medici eroici: sopportano le ferite del proprio male e provvedono cure agli altri e medicine per la guarigione». In lob. M.Gi 75, 620.

[31] Giovanni Climaco: La scala del Paradiso, Grad XXX M.G. 88.