Quegli "amanti di Mantova"…

RITAGLI   Il «matrimonio», invenzione del neolitico   DIARIO

Maurizio Cecchetti
("Avvenire", 15/3/’07)

Anche nel dettato biblico l'unione fra l'uomo e la donna nel matrimonio sembra avere un presupposto originario "naturale" che combacia, curiosamente, con certe scoperte della "paleoantropologia". Lo vediamo in certe testimonianze degli antichi graffiti preistorici, ma ancor prima può sorprendere come l'«istituzione di diritto naturale» della famiglia sia comprovata senza equivoci persino da certe sepolture del Neolitico (circa 10mila anni fa). Poche settimane fa una scoperta archeologica nella Bassa lombarda ha acceso di meraviglia e di stupore i ricercatori che scavando hanno rinvenuto gli scheletri di un uomo e di una donna abbracciati di età neolitica. Li hanno soprannominati, con vena romantica, gli «amanti di Mantova» e la stessa Soprintendenza si sta adoperando affinché quelle due figure siano trasportate in luogo sicuro senza però rompere quella stretta che, nonostante il contesto funebre, ha qualcosa di intensamente vitale. Le braccia che si stringono, le teste che si avvicinano quasi per un ultimo bacio, le gambe piegate e intrecciate. Anche nella morte, che dovrebbe segnare la più totale delle distruzioni, l'uomo ha il desiderio di imprimere per sempre il suo linguaggio sulla realtà, di elevare un segno di speranza anche quando tutto sembra finire.
C'è un'immagine che richiami, più di questa coppia mantovana, il vincolo sponsale dell'unione tra un uomo e una donna? La sua originarietà «preistorica»? Guardando quei due scheletri avvinti come se la passione non potesse estinguersi, tornano alla mente le parole adamitiche che, rivolte alla donna, affermano: «osso delle mie ossa».
Ma sarebbe un eccesso di sentimentalismo pensare che l'istituzione familiare sia rappresentata soltanto da un abbraccio amoroso che sopravvive anche dopo la scomparsa degli amanti; la famiglia ha, fin dall'inizio, l'essenza di cellula che sostiene la società, che la rende possibile; e non si tratta soltanto di riproduzione, di continuazione della specie: c'è una coesione, il legarsi insieme, che ha una finalità anche ulteriore a quella dell'amore reciproco, e proprio alcuni graffiti rupestri lo testimoniano mostrando l'uomo e la donna che hanno cura della loro prole. Esiste una funzionalità della famiglia che rappresenta quasi l'aspetto materialistico dell'esistenza di una società (la divisione del lavoro fra uomo e donna, la cura della casa, le mansioni legate al sostentamento e alla crescita dei figli...), ma c'è ancor prima la componente morale di costruire una comunità di vita. E non è una mera invenzione del momento se le pitture o i graffiti camuni dicono questo stare insieme che si apre ad altri esseri umani e delinea veramente un «cordone» cellulare che moltiplicandosi crea la comunità maggiore, una società.
Viviamo un'epoca di derive scientiste e tecniche, di rivendicazioni persino aspre dei propri diritti, di rotture con una tradizione che prima di essere storica è antropologica, è scritta nel codice umano; e non farebbe male, ogni tanto, ricordarsi che il progresso umano ha anche un passato e non solo un futuro: ha delle radici che, intaccate, rischiano di seccare la pianta. Ovvero una certa idea di umanità.