"GIORNATA PER LA SALVAGUARDIA DEL CREATO"
«Una nuova
sobrietà per abitare la terra» è il titolo del messaggio diffuso dalla
"Cei",
in vista della terza «Giornata per la salvaguardia del creato»,
che si svolgerà il 1° settembre 2008.
«Conversione ecologica»,
questione di giustizia
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Di fronte al
degrado del pianeta,
che colpisce soprattutto i poveri di oggi e le generazioni future –
afferma il documento "Cei" – , la Chiesa sappia educare a nuovi
stili di vita,
alimentati da una «spiritualità eucaristica».
Per superare l’«emergenza rifiuti»:
contenere la loro produzione e fare la raccolta differenziata.
Nelle situazioni critiche, solidarietà fra territori,
ma anche "responsabilizzazione" delle comunità locali.
Da Roma,
Salvatore Mazza
("Avvenire", 14/2/’08)
L’impatto ambientale della
società dei consumi «sta diventando insopportabile per il pianeta e per l’umanità
che lo abita, imponendone il ripensamento radicale». È il "filo
conduttore" del "Messaggio
della Conferenza episcopale italiana"
per la "III Giornata
per la salvaguardia del creato",
che si celebrerà il 1° settembre sul tema: "Una
nuova sobrietà per abitare la terra".
Secondo i vescovi il «degrado ambientale di vasta portata» che oggi minaccia
la terra colpisce innanzitutto «i soggetti più disagiati, che sono meno in
grado di difendersi» dalle conseguenze delle dinamiche che caratterizzano la
«questione ambientale». Dalla quale per la "Cei" emerge «una
triplice esigenza di giustizia: verso le future generazioni, verso i poveri,
verso il mondo intero». Dunque per «un profondo rinnovamento delle nostre
forme di consumo» è necessario «un nuovo stile di sobrietà, capace di
conciliare una buona qualità della vita con la riduzione del consumo di
ambiente, assicurando così un’esistenza dignitosa anche ai più poveri e alle
generazioni future». Infatti solo «adottando uno stile di vita sobrio», come
ha esortato a fare il Papa, «sarà possibile instaurare un ordine giusto e
sostenibile». E qui si apre «uno spazio importante per l’impegno delle
comunità ecclesiali: la dimensione educativa... oggi deve esprimersi anche
nella capacità di formare a comportamenti sostenibili».
Si parla anche, nel "Messaggio", del problema della gestione dei
rifiuti, che «da lungo tempo affligge talune aree del nostro Paese». Per
affrontarlo adeguatamente è però necessario «superare la logica dell’emergenza,
progettando, per un futuro sostenibile, soluzioni efficaci sul lungo periodo,
attente alle più avanzate acquisizioni della tecnica».
Pubblichiamo il testo integrale del "Messaggio" per la terza «Giornata per la salvaguardia del creato» (1° settembre 2008), dal titolo: «Una nuova sobrietà, per abitare la Terra».
1. Una casa comune, una casa minacciata
Anche quest’anno la
celebrazione della "Giornata per la salvaguardia del creato" intende
essere un’occasione per riflettere sulla vocazione della famiglia umana, in
quella casa comune che è la Terra. Davvero il pianeta è la casa che ci è
donata, perché la abitiamo responsabilmente, custodendone la vivibilità anche
per le prossime generazioni. È un dovere richiamato con forza da Benedetto
XVI nel "Messaggio
per la Giornata mondiale per la pace 2008":
«Dobbiamo avere cura dell’ambiente: esso è stato affidato all’uomo perché
lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo come criterio
orientatore il bene di tutti» (n. 7). È un impegno che ci rimanda a San
Francesco d’Assisi e alla lode da lui rivolta al Creatore per «sora nostra
madre terra», che tutti ci sostiene.
Sappiamo bene, però, che oggi la Terra è minacciata da un degrado ambientale
di vasta portata, in cui l’eccessivo sfruttamento di risorse anche
fondamentali – a partire da quelle energetiche – si intreccia con varie
forme di inquinamento. Spesso tali dinamiche colpiscono anzitutto i soggetti
più disagiati, che sono meno in grado di difendersi dalle loro conseguenze. Non
è certo un caso che numerosi conflitti che agitano le diverse aree del pianeta
presentino – in misura più o meno grande – una componente ambientale. Per
questo, la terza "Assemblea
ecumenica europea",
svoltasi a Sibiu
nel settembre 2007, ha espresso preoccupazione per la creazione di Dio,
invocando «una maggiore sensibilità e rispetto per la sua meravigliosa
diversità».
Emerge dalla questione ambientale una triplice esigenza di giustizia: verso le
future generazioni, verso i poveri, verso il mondo intero. Un forte appello si
leva verso le comunità che riconoscono nel Dio della Scrittura la sorgente di
ogni giustizia: è un impegno a cui esse devono fare responsabilmente fronte.
Siamo consapevoli che tale situazione dipende da numerosi fattori storici e
culturali: tuttavia, essa è indubbiamente collegata a comportamenti e stili di
vita ormai tipici dei Paesi più industrializzati e che gradualmente si stanno
diffondendo anche in altre aree. Si tratta della cosiddetta «società dei
consumi», espressione che sta a indicare un sistema economico che, più che a
soddisfare bisogni vitali, mira a suscitare e incentivare il desiderio di beni
diversi e sempre nuovi. Molti vedono in tale dinamica un segno di benessere, che
arricchisce le esistenze di coloro che ne beneficiano. È innegabile, però, che
il suo impatto ambientale sta diventando insopportabile per il pianeta e per l’umanità
che lo abita, imponendone il ripensamento radicale.
2. Per una nuova sobrietà
La sfida della
sostenibilità è complessa e interpella le istituzioni politiche e i soggetti
economici. Vorremmo, però, soffermarci in questa sede su un aspetto che
interessa tutti i cittadini dei Paesi più industrializzati: quello di un
profondo rinnovamento delle nostre forme di consumo. Occorre, infatti, un nuovo
stile di sobrietà, capace di conciliare una buona qualità della vita con la
riduzione del consumo di ambiente, assicurando così un’esistenza dignitosa
anche ai più poveri e alle generazioni future. È il richiamo formulato dal
Santo Padre in occasione della "Solennità
dell’Epifania 2008":
c’è bisogno di una speranza grande che faccia «preferire il bene comune di
tutti al lusso di pochi ed alla miseria di molti»; solo «adottando uno stile
di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle
risorse, sarà possibile instaurare un ordine giusto e sostenibile».
Si apre qui uno spazio importante per l’impegno delle comunità ecclesiali: la
dimensione educativa, che da sempre caratterizza la loro azione, oggi deve
esprimersi anche nella capacità di formare a comportamenti sostenibili. Si
tratta, in particolare, di ridurre quei consumi che non sono realmente necessari
e di imparare a soddisfare in modo ragionevole i bisogni essenziali della vita
individuale e sociale. In questa direzione, sarà possibile valorizzare in forme
nuove quella tradizione di essenzialità che caratterizza tante comunità
religiose, facendola diventare pratica quotidiana per tutte le realtà
cristiane. È pure necessario promuovere un’attenzione per tutti quegli
accorgimenti per la riduzione dell’impatto ambientale messi a disposizione
dalla scienza e dalla tecnica, in campi quali la mobilità, il riscaldamento e l’illuminazione.
In generale, è fondamentale la cura per un uso efficiente dell’energia, come
pure la valorizzazione di fonti energetiche rinnovabili e pulite.
Un efficace rinnovamento delle pratiche – personali, familiari e comunitarie
– non potrà realizzarsi senza una vera e propria «conversione ecologica»,
cioè senza uno sguardo rinnovato sulle nostre esistenze e sui beni che le
caratterizzano. Tale dinamica potrà trovare alimento in una spiritualità
eucaristica, capace di promuovere l’apprezzamento e la gratitudine per quanto
ci è dato, orientando a gustare con sapienza la densità dei beni della
creazione, senza cedere alla tentazione che induce a volerne sempre di più.
3. Il rovescio del consumismo: i rifiuti
Una sobrietà intelligente potrà
anche contribuire a rendere meno gravoso il problema della gestione dei rifiuti,
prodotti in quantità crescenti dalle società industrializzate. L’emergenza
che da lungo tempo affligge talune aree del nostro Paese dimostra, infatti, come
sia impossibile parlare di futuro sostenibile, quando sin da ora non si può
abitare serenamente la Terra né godere della bellezza dei suoi doni, perché
essa è invasa da cumuli di sostanze sgradevoli. I rifiuti non adeguatamente
gestiti divengono veleno per la Terra e per chi la abita, minacciano l’esistenza
di uomini, donne e bambini e mettono a rischio le stesse modalità di un’ordinata
convivenza sociale. È una responsabilità che chiama direttamente in causa le
istituzioni, ma mette in gioco una varietà di aspetti, cui occorre prestare
attenzione in un discernimento attento. Pur non essendo questa la sede per un
confronto puntuale con tali complessi problemi nella loro dimensione tecnica,
riteniamo utile richiamare alcuni elementi qualificanti.
Il primo dato è che, se i rifiuti costituiscono una traccia praticamente
ineliminabile dell’agire umano, tuttavia la loro crescente quantità rivela
anche un rapporto distorto con la Terra. Non stupisce che gestire i rifiuti sia
difficile quando – per limitarsi solo a quelli urbani – chi abita in Italia
ne produce ogni anno oltre mezza tonnellata. Sono perciò rilevanti e
apprezzabili tutte le iniziative miranti a contenerne la produzione, quali la
riduzione degli imballaggi o la realizzazione di prodotti facilmente
riutilizzabili e riciclabili. Promuovere la sobrietà nel consumo significa
anche imparare ad apprezzare i beni per la loro capacità di durare nel tempo,
magari per usi diversi da quelli originari, piuttosto che per l’attrattiva
della confezione.
Quando i rifiuti sono prodotti, è pur vero che vanno smaltiti: è un dovere che
incombe in primo luogo sulle aree da cui provengono, ma che deve essere gestito
nel segno della solidarietà, soprattutto di fronte a situazioni di emergenza
che chiedono iniziative eccezionali. D’altra parte, è necessario superare la
logica dell’emergenza, progettando, per un futuro sostenibile, soluzioni
efficaci sul lungo periodo, attente alle più avanzate acquisizioni della
tecnica. In questa prospettiva, merita senz’altro un’attenzione privilegiata
la raccolta differenziata, che riduce la quantità di materiali da smaltire,
ricuperando nuove materie prime, e favorisce un consumo più consapevole,
orientando a pratiche di sobrietà.
Un approccio adeguato al problema richiede comunque una varietà di soluzioni.
In questo senso, è fondamentale che tutte le scelte siano compiute nel segno
della trasparenza e della partecipazione dei cittadini e vengano gestite
garantendo la piena legalità, nella consapevolezza che la salvaguardia del
creato e il bene della comunità sociale può esigere la rinuncia alla difesa a
oltranza del vantaggio individuale e del proprio gruppo. Una politica dei
rifiuti non può essere efficace se gli stessi cittadini non divengono
protagonisti della loro gestione attiva, favorendo il diffondersi di
comportamenti corresponsabili in tutti i soggetti coinvolti. Laddove crescono
relazioni armoniose e giuste, anche la gestione delle risorse diventa un’occasione
di progresso e orienta a un rapporto più rispettoso e armonioso con il creato.
Che davvero il Signore della pace conceda un buon futuro alla nostra Terra,
risvegliando i cuori al senso di responsabilità, perché essa possa restare per
tutti casa abitabile, spazio di vita per le generazioni presenti e future.
Roma, 2
febbraio 2008
Festa della "Presentazione del Signore"
"Commissione
episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace" –
"Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo"