CONVEGNO DI VERONA - IL MESSAGGIO DELLA CEI
Dalla
presidenza Cei la presentazione dell’evento
che la Chiesa italiana si appresta a celebrare a Verona:
«Ci interrogheremo per una verifica della vita delle nostre comunità,
per individuare atteggiamenti e scelte di speranza
e per rilanciare l’impegno e la passione per un’esistenza cristiana
matura».
«Chiediamo
anche a quanti non saranno presenti di seguire i lavori
e accompagnarli con la preghiera».
La Presidenza
Della Cei
Roma, 18 settembre 2006
Pubblichiamo il
messaggio che la presidenza della Cei ha inviato alla Chiesa italiana
alla vigilia del Convegno ecclesiale nazionale,
che si terrà a Verona dal 16 al 20 ottobre.
("Avvenire", 8/10/’06)
È ormai prossima la celebrazione
del 4°
Convegno ecclesiale nazionale,
appuntamento decennale ricco di significato nel cammino della Chiesa italiana,
che si colloca nell'orizzonte degli orientamenti pastorali Comunicare il Vangelo
in un mondo che cambia. Un valore permanente, il Vangelo, che trasmette all'uomo
l'amore fedele di Dio; un contesto che muta profondamente e velocemente, quello
del mondo in cui viviamo e a cui Dio rivolge sempre, anche oggi, il suo amore.
La sfida è quella di operare una comunicazione del Vangelo che sia efficace,
che incroci i cammini reali, quotidiani dell'uomo. Siamo a metà del decennio ed
è utile fare un bilancio della strada percorsa, e rilanciare l'impegno per i
prossimi anni. Da qui il Convegno di Verona sul tema Testimoni di Gesù Risorto,
speranza del mondo, occasione propizia per qualificare il servizio che
intendiamo offrire al Paese proprio come testimoni di speranza.
Vorremmo si potesse dire anche di noi, della Chiesa di oggi, quello che san Luca
dice della prima comunità di Gerusalemme: «Con grande forza gli apostoli
rendevano testimonianza della risurrezione del Signore e tutti essi godevano di
grande simpatia» (At 4,33). La forza di questa testimonianza dipende
dall'esistenza stessa della comunità e dal suo stile di vita, perché «la
moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima
sola» (At 4,32). L'incontro con Cristo Risorto ha avviato uno stile di vita
nuovo, ha generato una comunità nuova, «alternativa». E questa novità rende
credibile l'annuncio: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se
avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).
Così era nella Chiesa dei primi tempi; così deve essere nelle nostre comunità
oggi. Abbiamo meditato, in questi mesi di preparazione, la prima lettera di Pietro e abbiamo ascoltato che risuscitando Gesù dai morti, Dio ci ha rigenerati
«per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e
non marcisce» (1Pt 1,3-4). È proprio questa speranza che dobbiamo
testimoniare, e non solo con le parole; una speranza che accompagna e sostiene
l'evangelizzazione. Bisogna che le nostre comunità vengano realmente
trasformate dall'incontro con il Risorto e, di conseguenza, manifestino uno
stile di vita alternativo. Proprio su questo ci confronteremo al Convegno di
Verona.
Nella preparazione del Convegno sono stati evidenziati cinque «ambiti»
dell'esistenza, nei quali la presenza - e reciprocamente l'assenza - della
speranza cristiana produce frutti visibili e riconoscibili. Sono gli ambiti
della vita affettiva, del lavoro e della festa, della fragilità umana, della
tradizione e della cittadinanza. A Verona ci interrogheremo per una verifica
della vita delle nostre comunità, per individuare atteggiamenti e scelte che
devono derivare dalla speranza che scaturisce dalla fede nel Risorto e per
rilanciare l'impegno e la passione per un'esistenza cristiana matura, capace di
dare motivi di speranza a tutti gli uomini.
Nel Vangelo si legge di Gesù che, vedendo molta folla, «si commosse per loro
perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose»
(Mc 6,34). Allo sguardo commosso del Signore, alla sua parola e ai suoi gesti di
amore siamo debitori della consolazione e della speranza che ci fa vivere come
discepoli. Siamo «stranieri e pellegrini» sulla terra, nella quale rimaniamo
per pochi anni, sperimentando limiti e incertezze; nello stesso tempo «la
nostra patria è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù
Cristo» (Fil 3,20). Ma tutto questo non ci allontana dall'impegno per la città
terrena; al contrario, ci permette di camminare e operare sulla terra senza
lasciarci condizionare dall'ambizione, dall'interesse, dal bisogno ansioso di
prevalere. Chi possiede una speranza incorruttibile può aprirsi serenamente
agli altri senza paura. Questa è la nostra vocazione.
E tuttavia, quando verifichiamo con sincerità la nostra esperienza di vita,
siamo costretti a misurare dolorosamente, ogni giorno, quanto le paure e le
seduzioni della vita possano offuscare la nostra speranza e irrigidire il nostro
cammino. Per questo la parola di promessa del Signore si trasforma in motivo di
riflessione, di conversione, di riforma. La percezione della distanza che esiste
tra ciò che crediamo e il modo concreto di vivere delle nostre comunità non ci
avvilisce - sappiamo di portare il tesoro della fede nei vasi d'argilla della
nostra debolezza - ma al contrario ci stimola a rivolgere sempre di nuovo lo
sguardo al Signore, per trovare in lui il desiderio e la forza della
conversione.
Lo facciamo per noi, certamente, per essere più autentici nella nostra fede; ma
lo facciamo per la società intera. Sappiamo, infatti, che la speranza di cui
siamo portatori non ci appartiene: appartiene a tutti gli uomini. Come a tutti
gli uomini appartiene l'amore di Dio che ci è donato. Sappiamo di essere
semplici testimoni, chiamati a indicare una strada di pienezza della vita: la
fede nell'amore di Dio, la scelta dell'amore del prossimo, la pienezza della
reciprocità nell'amore fraterno, una speranza, fondata sulla promessa di Dio,
che va oltre la morte.
Nel discernimento che faremo a Verona terremo presente la riflessione che le
nostre comunità sono andate sviluppando in questi mesi di preparazione al
Convegno. Lo faremo con la voce dei delegati, che nelle nostre Chiese
particolari e nei vari organismi e aggregazioni ecclesiali sono stati designati
a rappresentare l'intera comunità cattolica italiana, riuniti attorno ai suoi
pastori. Potremo incontrare il Santo Padre Benedetto XVI, che verrà a Verona a
confermarci nella fede, a dirci parole di coraggio e illuminazione su come
vivere nella gioia il nostro essere discepoli di Cristo e a celebrare con noi
nella divina Eucaristia il mistero supremo della fede. Lo salutiamo e lo
ringraziamo fin d'ora per il dono della sua presenza, rinnovando i nostri
sentimenti di affetto e di fedeltà.
Chiediamo anche a quanti non saranno presenti fisicamente di seguire i lavori
del Convegno con attenzione e partecipazione ecclesiale e di accompagnarli con
la preghiera; lo chiediamo in particolare alle comunità di vita contemplativa.
Tutti insieme invochiamo dal Signore, mediatrice Maria madre della speranza, la
capacità di illuminare con il Vangelo ogni domanda e ogni attesa che nutrirà
le giornate di Verona.
Quando i discepoli di Gesù «si trovavano insieme nello stesso luogo» (At 2,1)
il dono dello Spirito fu comunicato loro in abbondanza. Così possa accadere
anche a Verona e da lì irradiarsi per ogni città e paese della nostra Italia.