CENTO ANNI DI SCOUTISMO
«Scout, virtù esigenti sul vostro cammino»Dal Consiglio
permanente Cei
un messaggio per il centenario del metodo di Baden Powell:
«Siete gli eredi e i protagonisti di una grande avventura.
Non abbiate paura di proporre ai giovani grandi ideali».
«Come indicato dal vostro fondatore,
educate i ragazzi a una trasparente testimonianza cristiana
e a una generosa assunzione di responsabilità civiche,
per costruire una città dell’uomo solidale e partecipata».
I Vescovi Del
Consiglio Permanente Della Cei
("Avvenire", 24/4/’07)
Gli scout sono decine di milioni in tutto il mondo, molti dei quali appartenenti ai gruppi cattolici, cristiani o legati alle altre fedi religiose. Il 2007 per gli scout rappresenta un anno speciale: ricordano, infatti, i cento anni dalla fondazione (1 agosto 1907), e i 150 anni dalla nascita del fondatore, Robert Baden Powell (22 febbraio 1857). Al centro tra queste ricorrenze si colloca la memoria di san Giorgio, patrono degli scout, che è stato festeggiato ieri. Nel cuore del centenario, quindi, è giunto ieri agli scout cattolici d’Italia il messaggio dei vescovi del Consiglio permanente della Cei, di cui a seguire pubblichiamo il testo integrale. Parole che riguardano più di 200 mila persone, appartenenti ad Agesci, Masci e Scout d’Europa. Il primo gruppo, il più numeroso in Italia, oggi conta quasi 180 mila soci e risale al 1916, anno in cui nasceva l’Associazione scout cattolici italiani, poi unitasi nel 1974 all’Associazione guide italiane. Il Masci, Movimento adulti scout cattolici italiani, sorge invece nel 1954 ma affonda le sue radici nei primi gruppi di scout adulti nati nel 1944. Gli Scout d’Europa, infine, sono circa 19 mila in tutta Italia e sono nati a Roma nel 1976.
Carissimi scout cattolici italiani,
i vostri vescovi gioiscono con voi per il centesimo anniversario della nascita
dello scoutismo e quindi per i cento anni di fedeltà a un'opera educativa che
ha fatto crescere in tanti Paesi del mondo, inclusa l'Italia, innumerevoli donne
e uomini impegnati a rendere il mondo migliore di come l'hanno trovato. Lo
scoutismo cattolico è stato e continua a essere un elemento prezioso nel
tessuto ecclesiale e sociale del nostro Paese, che ha servito attraverso una
limpida - a volte straordinaria - testimonianza del Vangelo e mediante
l'assunzione delle responsabilità di una cittadinanza attiva, generosa e
libera, carica di slancio e di speranza, dedita alla ricerca del bene di tutti.
Voi oggi siete gli eredi e i protagonisti di una grande avventura educativa e di
una proposta pedagogica che ha attraversato con inalterata genuinità il secolo
scorso e che ora è pronta a passare il testimone al terzo millennio.
Come è noto, nel 1907, il fondatore, Robert Baden Powell, diede avvio con un
piccolo gruppo di ragazzi a quest'avventura, che vede oggi coinvolti milioni di
giovani in tutto il mondo. Solo pochi anni dopo, nel 1916, nasceva in Italia lo
scoutismo cattolico. A detta di molti, e per testimonianza dello stesso
fondatore, l'incontro dello scoutismo con la fede cattolica si è rivelato
fecondo e provvidenziale, costituendo una scuola di crescita per cristiani
autentici e una fonte di genuina spiritualità. Tale incontro ha valorizzato e
posto in evidenza, con tipica originalità, la bellezza e il vigore del
messaggio evangelico e delle energie che si sprigionano quando Cristo, vivente
nella Chiesa, viene accolto e inserito là dove si opera per la persona umana,
la sua verità, la sua dignità e la sua libertà.
Siete dunque collaboratori preziosi della missione educatrice della Chiesa per
orientare i fanciulli, i ragazzi e gli adolescenti verso orizzonti di speranza e
di rinnovata fiducia nella bellezza della vita e del servizio ai fratelli, per
far riscoprire il senso della storia e riacquistare la fiducia nell'uomo. In una
società segnata da tensioni profonde in un contesto sfiduciato e violento,
occorre far sentire la forza della fede, l'urgenza della solidarietà e del dono
della vita per amore, sostenendo la speranza in un mondo migliore.
1. Una parola sulla legge e sulla promessa
La «legge» e la «promessa» che guidano il vostro «gioco», rendono chiara e verificabile la vostra avventura e orientano la vostra strada. Esse propongono una chiara visione della vita umana improntata su virtù esigenti: la bontà, il vigore morale e la letizia, la saggezza e il senso di giustizia, la sobrietà e la lealtà di parola e di contegno, la purezza di cuore, l'amicizia e la fraternità. Sono virtù che facilitano il giovane nel realizzare il progetto di Dio nella propria esistenza. Considerate l'assonanza che si riscontra con quanto affermato nel decreto sull'apostolato dei laici del concilio Vaticano II: «Tutti i laici facciano di gran conto… di quelle virtù che riguardano i rapporti sociali, come la correttezza, lo spirito di giustizia, la sincerità, la cortesia, la fortezza d'animo. Virtù senza le quali non ci può neanche essere un vera vita cristiana» ("Apostolicam actuositatem", 4). Le chiamiamo «virtù esigenti», perché sappiamo quanto sia impegnativa e ardua la loro costruzione nel cuore umano. Eppure siamo convinti che sia necessario indicare ai giovani la via faticosa e in salita che conduce alla loro acquisizione, evitando la pericolosa e mortificante tendenza ad accontentarsi di percorsi permissivi, in discesa, facili e larghi, ma proprio per questo - come dice il Vangelo (cfr Mt 7,13) - antesignani di rovina. Non abbiate paura di proporre ai giovani grandi ideali: solo leggi impegnative e liberamente accolte con generosa adesione, espressa da responsabile promessa, possono garantire la pienezza della vita e la sua fecondità nel bene.
2. "Estote parati"!
Sono due parole latine che conoscete bene: «estote parati» è la raccomandazione che Gesù ci rivolge nel Vangelo di Luca (12,35), dove egli richiama l'immagine della cintura ai fianchi e delle lucerne accese. «Siate pronti!»: è lo stile di coloro che vegliano desti nell'attesa, ben preparati per mettersi in strada e camminare speditamente. È l'atteggiamento vigile di quanti conducono una vita sobria e libera da tutto ciò che ingombra lo spirito e appesantisce il cammino, pronti a rispondere alla chiamata del Signore educandosi al discernimento, vigili e capaci di scrutare l'orizzonte per individuare tempestivamente le frontiere sempre nuove verso cui chiama lo Spirito. È lo stile dei testimoni di Cristo crocifisso e risorto speranza del mondo, donne e uomini nuovi nel cuore e nella mente, servitori e apostoli dell'annuncio del Vangelo. Per questo, i vescovi si attendono dalle associazioni scoutistiche una grande e rinnovata attenzione alle vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione, certamente presenti in gran numero anche in mezzo a voi.
3. Una scuola di vita per tutti
Il metodo scout, proprio perché
è attento alla condizione di ognuno e si adatta a età e provenienze diverse,
si presta a essere accolto e praticato da ragazzi e giovani provenienti da molte
tradizioni culturali e sociali. È una scuola di vita aperta a tutti. Questa
dimensione di larga accoglienza va incoraggiata, ma essa - per non condurre a
un'educazione superficiale e priva della necessaria identità cristiana - chiede
di saper conciliare la capacità di un dialogo rispettoso della diversità delle
culture e delle storie personali con la chiarezza e la completezza della
proposta evangelica. Non saremo più accoglienti se saremo meno cristiani. È
piuttosto vero il contrario: la chiarezza e la genuinità della professione di
fede è la strada maestra per saper accogliere veramente e offrire il meglio di
noi stessi a chiunque voglia condividere con noi un tratto del cammino. Per
questo occorre coerenza e continuità tra fede e vita, tra pensiero e azione.
Occorre praticare una condotta lineare, ispirata alla fedeltà verso la Chiesa,
che aiuti i giovani ad affrancarsi dalle suggestioni di modelli culturali o di
costume apparentemente innovatori, ma in realtà piattamente conformisti e
fondati sulla falsa quiete del relativismo, per il quale alla fine non esiste
più nulla per cui valga la pena di morire, e quindi anche di vivere.
Raccogliere questa sfida chiede alle associazioni scout cattoliche la capacità
di modellare la propria proposta educativa affinché essa conservi la sua
peculiare genialità e attualità. I percorsi educativi e gli itinerari di
formazione alla fede e alla vita si fanno sempre più complessi e perciò
esigono, da parte degli educatori, una preparazione sempre più accurata. Ciò
rende prioritario l'impegno formativo nei confronti degli educatori. Sappiamo
quanta fatica e quanta intelligenza voi riservate alla «formazione dei
formatori». Vi chiediamo, su questo punto, di non fare sconti: si tratta,
infatti, di un elemento decisivo della qualità dello scoutismo e di una
garanzia necessaria per il suo futuro. A questo proposito, vogliamo esprimere un
sentimento di particolare gratitudine per i presbiteri, i religiosi e i diaconi
che prestano il loro servizio come assistenti nelle vostre associazioni. Da loro
dipende in gran parte, anche se non in modo esclusivo, la cura della formazione
di base e il costante aggiornamento spirituale e pedagogico delle comunità dei
capi. A tutti gli educatori adulti, e in particolare agli assistenti, infatti,
compete il servizio di aiuto e sostegno dei giovani capi nel difficile ma
entusiasmante compito di accompagnare la crescita umana e cristiana dei ragazzi
e delle ragazze che sono loro affidati nel «grande gioco» dello scoutismo.
4. Costruire insieme Chiesa e città
La collaborazione tra le
aggregazioni ecclesiali per la trasmissione e la condivisione del patrimonio
della fede, con il suo inestimabile valore umanizzante e liberante, e per
l'animazione cristiana della società, si impone oggi più che mai
all'attenzione di tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Chiesa, del
nostro Paese e della convivenza umana. Occorrono cristiani, uomini e donne,
assidui e generosi operai del cantiere in cui si respira l'aria sana e pura del
Vangelo e si costruisce un mondo dove si trova più pace e giustizia, più
libertà e verità. I valori della pace, della giustizia, il diritto alla vita
in ogni sua fase e soprattutto la meravigliosa ma esigente realtà della
comunità coniugale e familiare sono oggi, spesso, minacciati o negati. Anche la
salvaguardia e il rispetto per la natura sono travolti da un insaziabile
consumismo e da irresponsabili sprechi. La violenza attraversa con il suo alto
prezzo di sangue le nostre contrade e segna i rapporti tra i popoli. La scuola
stessa sperimenta inquietudini e rischi educativi. Ciò esige, in particolare,
una testimonianza di vita e un'azione culturale capace di spendersi nella difesa
dell'equilibrio del creato, non sull'onda di un vago ecologismo, ma capace di
tradursi in pratica impegnativa di sobrietà e di rispetto, guidati da un
intelligente senso di responsabilità per un bene prezioso da conservare e
promuovere per la felicità di tutti, specialmente per le generazioni future. In
tale ambito lo scoutismo può continuare a svolgere una grande opera.
Il vostro fondatore Baden Powell ha indicato più volte la grande via del metodo
scout e la meta costante di tutti gli sforzi educativi: formare i giovani alla
più autentica e trasparente testimonianza cristiana e alla generosa assunzione
di responsabilità civiche, per una cittadinanza attiva, impegnata a costruire
una città dell'uomo solidale e partecipata, soprattutto attenta a dare voce ai
più poveri. Dobbiamo mirare insieme, cari fratelli e sorelle dello scoutismo
cattolico italiano, a una Chiesa sempre più unita e fraterna, sempre più
coerente con la sua missione e trasparente dei valori evangelici. Dobbiamo
mirare insieme a un mondo più umano, più giusto e più sereno. Questa sfida
può essere adeguatamente affrontata solo da uomini e donne consapevoli e
liberi, illuminati dal Vangelo, permeati dalla parola e dalla grazia di Cristo,
capaci di accogliersi a vicenda e di integrare nella fraternità sensibilità
diverse, in perenne slancio verso il regno di Cristo Signore; e, allo stesso
tempo, formati alla partecipazione attiva nella società e alle responsabilità
che ne conseguono. È un cammino di comunione che comincia nella Chiesa e che
per lo scoutismo cattolico trova un imprescindibile terreno di edificazione in
un fraterno rapporto tra le associazioni, riconosciute dai pastori, che ne
realizzano lo spirito.
Cento anni sono molti, ma possono apparire anche poca cosa nei confronti dei
ritmi della storia e delle evoluzioni epocali. Sono, però, un tratto di strada
che costituisce insieme un grande patrimonio del passato e apre a una
responsabilità altrettanto grande per il futuro. A voi è dato di raccogliere
una splendida eredità, prenderne in mano il testimone e fare del vostro meglio
per portarla avanti in un altro tratto del percorso. I vostri vescovi sono con
voi, vi sono riconoscenti e si aspettano molto dalla vostra passione educativa.
Essi sanno che anche il Signore Gesù attende da voi il giusto «traffico» dei
talenti che lo scoutismo vi ha posto in mano. Che il Signore stesso possa dire a
tutti voi, soprattutto ai capi e agli assistenti: «Vieni servo buono e fedele,
sei stato fedele nel poco ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia
del tuo Signore». (Mt 25,21).
Buona caccia, buona avventura, buona strada! La grazia di Dio Padre, la
comunione d'amore fecondo del suo Figlio Gesù e l'azione potente dello Spirito
Santo siano con tutti voi.
Roma, 23 aprile 2007, memoria di San Giorgio