MESSAGGIO DELLA CEI PER LA "GIORNATA PER LA VITA"
Genitori responsabili e altruisti?
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Paese più ricco
Nel messaggio
"Cei" per la "30ª Giornata per la vita",
che sarà celebrata domenica 3 febbraio 2008,
l’invito a considerare la natalità come misura della civiltà
e l’ammonimento a non rivendicare mai «il diritto al figlio».
Il
Consiglio Episcopale Permanente Della Conferenza Episcopale Italiana
("Avvenire",
25/10/’07)
Pubblichiamo il messaggio del "Consiglio permanente della Cei" in vista della "Trentesima Giornata per la vita", che sarà festeggiata domenica 3 febbraio 2008.
I figli sono una grande
ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che
ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel
futuro. Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la
memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura
quanto un Paese rispetti se stesso. La vita ai suoi esordi, la vita verso il suo
epilogo. La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la
vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori.
Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non
sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella
maternità e nella paternità.
Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo
per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano
incoraggiati a "spiccare il volo", a divenire autonomi, grati ai
genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità,
capaci di prendere in mano la propria vita. Questo significa servire la vita.
Purtroppo rimane forte la tendenza a servirsene. Accade quando viene rivendicato
il "diritto a un figlio" a ogni costo, anche al prezzo di pesanti
manipolazioni "eticamente" inaccettabili.
Un figlio non è un diritto, ma sempre e soltanto un dono. Come si può avere
diritto "a una persona"? Un figlio si desidera e si accoglie, non è
una cosa su cui esercitare una sorta di diritto di generazione e proprietà. Ne
siamo convinti, pur sapendo quanto sia motivo di sofferenza la scoperta, da
parte di una coppia, di non poter coronare la grande aspirazione di generare
figli. Siamo vicini a coloro che si trovano in questa situazione, e li invitiamo
a considerare, col tempo, altre possibili forme di maternità e paternità: l’incontro
d’amore tra due genitori e un figlio, ad esempio, può avvenire anche mediante
l’adozione e l’affidamento e c’è una paternità e una maternità che si
possono realizzare in tante forme di donazione e servizio verso gli altri.
Servire la vita significa non metterla a repentaglio sul posto di lavoro e sulla
strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e
comunque degna in quanto tale. Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato,
per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche: nessuno
può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere
vissuta. Deve, invece, crescere la capacità di accoglienza da parte delle
famiglie stesse. Stupisce, poi, che tante energie e tanto dibattito siano spesi
sulla possibilità di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si
faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa
della dignità della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza
soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla
prospettiva della vita che non ha fine. Per questo diciamo grazie a tutti coloro
che scelgono liberamente di servire la vita. Grazie ai genitori responsabili e
altruisti, capaci di un amore non possessivo; ai sacerdoti, ai religiosi e alle
religiose, agli educatori e agli insegnanti, ai tanti adulti - non ultimi i
nonni - che collaborano con i genitori nella crescita dei figli; ai responsabili
delle istituzioni, che comprendono la fondamentale missione dei genitori e,
anziché abbandonarli a se stessi o addirittura mortificarli, li aiutano e li
incoraggiano; a chi - ginecologo, ostetrica, infermiere - profonde il suo
impegno per far nascere bambini; ai volontari che si prodigano per rimuovere le
cause che indurrebbero le donne al terribile passo dell’aborto, contribuendo
così alla nascita di bambini che forse, altrimenti, non vedrebbero la luce;
alle famiglie che riescono a tenere con sé in casa gli anziani, alle persone di
ogni nazionalità che li assistono con un supplemento di generosità e
dedizione. Grazie: voi che servite la vita siete la parte seria e responsabile
di un Paese che vuole rispettare la sua storia e credere nel futuro.