L'autonomia e il dibattito estivo

RITAGLI    Le virtù civili dei credenti    DIARIO

Pio Cerocchi
("Avvenire", 6/7/’07)

Per i cattolici interessati alla politica quella che si è appena aperta sarà un'estate laboriosa, non solo per i tanti appuntamenti di studio e di approfondimento già in programma, ma anche per maturare scelte importanti che fin d'ora si profilano sull'orizzonte sociale e politico. Dalle imminenti giornate di Vallombrosa, promosse anche quest'anno da "Retinopera", fino all'ottobre del centenario delle "Settimane Sociali", si aprirà un confronto importante e multilaterale sui temi dell'impegno e della presenza dei cristiani nella storia del Paese.
In altre epoche, quando il "sistema" lo consentiva, gli appuntamenti dell'estate cattolica potevano svolgersi in una prospettiva lunga d'impegno. Pure nel cuore di discussioni forti, si aveva infatti la consapevolezza che gli esiti del dibattito non avrebbero potuto stravolgere più di tanto gli equilibri consolidati. E proprio questa percezione, probabilmente, favoriva una libertà di analisi e di proposta, che oggi le circostanze esterne entro cui il dibattito si svolge sembrano maggiormente condizionare.
In altre parole, l'impressione che il tempo a disposizione appaia ridotto rispetto alle prospettive lunghe cui si era abituati imprime alle discussioni odierne un carattere di urgenza che prima non si percepiva. Negli anni passati era l'attenzione non disinteressata dei "media" a drammatizzare alcuni aspetti dei confronti tra i cattolici, il che produceva distorsioni ed equivoci. Adesso, invece, più dell'attenzione strumentale dei "media" che pure non mollano la presa, è l'oggetto stesso della discussione ad apparire controverso e discriminante.
Ma è davvero così? Davvero - come ci si vorrebbe far credere - il futuro di questo Paese passa per la divisione dei cattolici, oppure non è vero il contrario, e cioè che questo Paese pur contrastato e variamente in difficoltà grave resiste e regge, grazie proprio alle virtù civili che silenziosamente milioni di cattolici ogni giorno mettono in atto, senza badare al richiamo di chi ha interesse a fomentarne divisioni, soffiando sulle legittime differenze di ispirazione? A questo proposito, ricordo bene che La Pira parlava di "forza unitiva" dei cristiani, individuando in essa il valore aggiunto del loro contributo al farsi non solo della storia ma delle comunità. Questa forza oggi (anche se un po' indebolita) ancora esiste, e sarà certo un bene se le imminenti discussioni dell'estate non solo ne terranno conto, ma la valorizzeranno nei suoi significati originari ed autentici.
Una delle condizioni, però, perché questo avvenga è che si rispetti la politica per ciò che essa è, e nel contempo si rispettino le singole aggregazioni per quello che esse sono e per lo statuto ecclesiale o civile che esse hanno scelto alla luce del sole, e in nome del quale devono ora contribuire alla casa comune. Voglio dire che l'ultima cosa che oggi servirebbe è un "sotterraneo" allineamento o un occulto "collateralismo" di questa o quella aggregazione a uno o l'altro dei "carri politici", con la sconfortante mortificazione di ogni salutare autonomia.
Molti fattori (non capitati per caso) della nostra storia ci dicono che all'impossibilità pratica di una unità partitica dei cattolici (che mai tuttavia è stata un "dogma") può ben corrispondere una crescente unità nell'ispirazione politica. Non solo sui valori cosiddetti "non negoziabili", ma anche e progressivamente su quei più vasti insegnamenti che la Chiesa ha raccolto dal suo stesso magistero e dalle consuetudini virtuose dei fedeli, e che costituiscono il grande patrimonio della dottrina sociale cristiana, alla quale soprattutto il lungo pontificato di Giovanni Paolo II ha dato uno straordinario contributo di modernità.
Sarebbe bello allora che nelle molte discussioni dell'estate "impegnata" dei cattolici, in tanti - pur se organizzati in formazioni diverse ed in competizione fra loro - si possano via via ritrovare su questi principi comuni, valorizzando ciò che unisce rispetto a ciò che divide, rilanciando così l'umile, ma decisiva, virtù civile dei cristiani.