ARRESTI ALLA VIGILIA DELLA VISITA DI BUSH
RITAGLI  
I cattolici «liberi» spaventano la Cina   CINA

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 19/11/’05)

Cinque sacerdoti, quattro seminaristi e un vescovo sono la "raccolta" che la zelante pubblica sicurezza cinese si è assicurata in meno di due settimane. Gli arrestati appartengono tutti alla Chiesa sotterranea, grandi testimoni agli occhi dei fedeli, semplici delinquenti agli occhi di Pechino, perché rifiutano il controllo del governo sulla loro attività religiosa. Provengono dall'Hebei e dal Zhejiang, due zone molto sviluppate economicamente, dove la Chiesa sotterranea è estremamente vivace. Vi è senz'altro un legame tra questi arresti e l'imminente visita a Pechino del presidente americano Bush, che comincia oggi. In occasione della presenza di grandi personalità e di numerosi giornalisti che li accompagnano, le autorità cinesi inaspriscono i controlli e gli arresti. Essi temono che i cattolici consegnino alla stampa messaggi, informazioni e petizioni, capaci di mettere in difficoltà il governo. È quasi una tradizione: è avvenuto con la visita di Clinton, di Bush e perfino con cardinali e personalità cattoliche. Pechino ha paura che dalla voce diretta dei cattolici si venga a sapere la reale condizione della Chiesa, che soffre per una libertà più che limitata: controlli, visite della polizia, sessioni "di studio" - eufemismo per "lavaggio del cervello" - mirate a convincere della bontà della politica religiosa imposta dal Partito. Proprio in questi mesi l'Ufficio di Propaganda sta rilanciando un'immagine di una Cina «democratica» e «rispettosa dei diritti umani»; una Cina da cui non c'è nulla da temere, anche se aumenta ogni anno del 12% le spese militari e investe solo l'1% del Pil per migliorare la sanità. La paura generale della Cina risulta ancora più grande se si pensa che il presidente Bush è stato finora l'unico politico a chiedere con chiarezza piena libertà religiosa per tutti i fedeli. Nel 2002, egli consegnò perfino una lista di 50 nomi fra vescovi e preti arrestati o impossibilitati ad esercitare il loro ministero, chiedendone la liberazione. Si potrebbe pensare che i cristiani in Cina siano perseguitati per questioni geopolitiche, in quanto sospettati di essere "alleati" degli americani, una specie di longa manus dell'«inquinamento spirituale» (e democratico) dell'Occidente. Ma non è così. In Cina i cattolici sono perseguitati perché sono "troppo liberi" e non si allineano acriticamente alle posizioni del partito. Una personalità dell'Accademia delle Scienze di Pechino ci ha detto che il presidente Hu Jintao teme i rapporti diplomatici col Vaticano poiché ha paura che «i cattolici ubbidiscano più al Papa che a lui». Per questo Pechino continua ad arrestare anziani vescovi e giovani seminaristi e li costringe - senza successo - ad aderire all'Associazione Patriottica, che vuole costruire una Chiesa indipendente da Roma, ma dipendente dal partito. A nulla vale che questi cattolici siano conosciuti per la loro generosità: accolgono orfani abbandonati, offrono cure mediche a chiunque, costruiscono pozzi per le campagne, rinsaldano le famiglie, educano i figli... Se non bruciano l'incenso all'imperatore di turno, non hanno diritto a vivere.