FRONTIERE DELLA FEDE
Cina, uno scontro di potere
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frena l'apertura alla Chiesa
Braccio
di ferro segreto: il ministero degli Esteri sarebbe favorevole
alla ripresa delle relazioni con il Vaticano, ma l'Associazione patriottica si
oppone strenuamente, per non perdere autorità e risorse finanziarie.
Bernardo
Cervellera
("Avvenire", 26/2/’07)
Anche i leader
di Pechino sono in grande attesa della lettera del Papa ai cattolici cinesi,
annunciata per Pasqua. Altre volte un pontefice si è indirizzato ai fedeli del
Paese, ma trattando solo temi spirituali. In questa occasione, Benedetto XVI
affronterà pubblicamente il tema dell'unità della Chiesa nel gigante asiatico
e i rapporti con il governo e con l'Associazione patriottica (Ap). A temere
questa lettera del Papa sono proprio i capi dell'Ap, che sognano ancora di far
nascere una Chiesa indipendente da Roma, sebbene il loro operato sia ormai
sconfessato dalla storia. Come è stato dichiarato ormai esplicitamente dalla
Santa Sede, «la quasi totalità» dei vescovi e dei sacerdoti «è in comunione
con il sommo Pontefice».
Il fatto nuovo è che anche il governo sembra sempre più distanziarsi
dall'operato dell'Associazione. Il 13 febbraio scorso, in occasione degli auguri
per il nuovo anno, Jia Qinglin, membro del Politburo e presidente della
Conferenza politica consultiva del popolo cinese, ha incontrato i leader delle
Associazioni patriottiche delle religioni riconosciute. A essi ha detto che «le
religioni possono svolgere un ruolo positivo» nel costruire una società
armoniosa, lo slogan lanciato dal presidente Hu Jintao per plasmare una Cina
«più giusta e uno sviluppo più equilibrato».
Secondo la "Xinhua", Jia ha domandato ai leader delle Associazioni
patriottiche di promuovere idee e azioni religiose che possano aiutare a
giungere all'armonia sociale. «È molto importante - ha spiegato - fare pieno
uso degli "elementi positivi" presenti nelle fedi». Egli ha anche
sottolineato che le Associazioni patriottiche devono venire incontro alle
esigenze delle comunità e alle loro richieste. «L'armonia sociale - ha
precisato - deve essere difesa fra i fedeli delle religioni e le loro richieste
ed esigenze devono essere ascoltate».
Il suggerimento di Jia arriva pochi giorni dopo la pubblicazione di un'inchiesta
ufficiale in cui si evidenzia come i credenti in Cina siano ben 300 milioni, il
triplo delle cifre ufficiali. Ciò significa che almeno 200 milioni di cinesi
non si ritrovano all'interno delle strutture ufficiali controllate dalle
associazioni patriottiche. Il motivo è chiaro: nessuno accetta di subire il
controllo delle Ap in materia di fede.
Le Associazioni sono divenute ormai uno strumento obsoleto. Nate negli anni
Cinquanta per controllare le espressioni religiose, esse oggi hanno influenza
soltanto su una minima parte degli aderenti a qualche culto (un terzo, secondo
le statistiche citate). Il governo è preoccupato di salvaguardare l'ordine e
l'armonia sociale. Per questo sente la necessità di trattare direttamente con
le comunità, anche quelle sotterranee. Il problema è importante per i
cattolici, ma ancora di più per i protestanti, che con decine di milioni di
cristiani sotterranei boicottano il Movimento delle tre autonomie, il gruppo
ufficiale che raccoglie tutte le denominazioni protestanti.
Un altro fatto da non dimenticare è che, secondo un documento interno del
Partito, un terzo dei suoi membri aderisce ormai a qualche religione,
allontanandosi dall'ateismo proclamato in modo teorico. E poiché il Partito
proibisce loro di partecipare a cerimonie ufficiali, essi vanno a incrementare
proprio le comunità sotterranee.
Ma le Associazioni patriottiche creano confusione e tensione anche fra i fedeli
che vi aderiscono. Spesso, infatti, sotto il manto del controllo ideologico, si
nascondono interessi economici, legati al sequestro dei beni delle comunità
religiose a fini personali. Per fare solo un esempio, nella Chiesa cattolica,
oltre l'80% dei beni delle diocesi sono stati incamerati da personalità delle
Ap, che vendono e affittano terreni e case intascando i proventi invece di
usarli per la missione pastorale e assistenziale nelle regioni più povere. E
ciò va moltiplicato per 5, cioè per tutte le comunità religiose riconosciute
dal governo: buddhisti, taoisti, musulmani, cattolici, protestanti.
La corruzione e la rozzezza fra i membri delle Associazioni creano forti
malumori che vanno nella direzione contraria allo spirito della «società
armonica» voluta da Hu Jintao. Nel novembre 2005, a Xian, 16 suore sono state
picchiate perché difendevano una scuola della diocesi, che l'autorità locale
aveva venduto appropriandosene. Tutta la comunità cattolica è insorta. Un mese
dopo, a Tianjin, è avvenuto lo stesso a causa di vendite di edifici proprietà
delle diocesi di Taiyuan e Yuci (Shanxi).
Stando così le cose, i vertici del governo cinese vorrebbero ridurre il potere
dell'Associazione patriottica. Secondo fonti di "AsiaNews", il
ministero degli Esteri sarebbe favorevole perfino ai pieni rapporti diplomatici
con il Vaticano. Dalla morte di papa Wojtyla, la diplomazia di Pechino lancia
messaggi distensivi verso la Santa Sede: condoglianze per la scomparsa di
Giovanni Paolo II, invito alle suore di Madre Teresa di aprire una casa in
Cina... A tutti questi segnali si oppone l'Ap, che ha bloccato le suore; arresta
i sacerdoti sotterranei e soprattutto organizza ordinazioni episcopali illecite.
Nelle ultime settimane vi è stata addirittura una "guerra mediatica"
dei leader dell'Associazione per difendere il loro operato. Dalla
fine di gennaio fino a pochi giorni fa, sul "Wenhuibao", un giornale
di Hong Kong, vicino al Partito comunista cinese, sono comparsi articoli a
difesa dell'Ap. Essa, si dice, «ha svolto un ruolo molto importante nello
sviluppo della Chiesa in Cina con evidenti risultati. In futuro il ruolo
dell'Associazione patriottica non solo non va indebolito, ma è addirittura da
rafforzare».
Il più acceso difensore è il laico Antonio Liu Bainian, definito addirittura
«il Papa laico della Cina», al quale si deve la grande responsabilità delle
ultime ordinazioni illegittime, avvenute usando violenze, raggiri, rapimenti,
menzogne verso gli stessi candidati. Naturalmente, i suoi bersagli preferiti
sono le Chiese sotterranee, che non ubbidiscono ai suoi ordini, e il cardinale
Joseph Zen di Hong Kong, paladino della libertà della Chiesa in Cina.