CHIESA IN CINA

RITAGLI    Preti inseguiti casa per casa:    SPAZIO CINA
la repressione a Xiwanzi

Per anni l'attività della diocesi è stata «tollerata»,
poi i divieti, gli arresti, le condanne e le rappresaglie
sulle attività economiche dei fedeli.
«Sono manovre contro il dialogo».

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 25/2/’07)

Una violenta campagna contro i cattolici sotterranei di Xiwanzi è stata lanciata dall'Associazione patriottica (Ap). Un appello giunto all'agenzia "AsiaNews" da parte di alcuni fedeli racconta come la polizia abbia messo in atto una vera caccia all'uomo, cercando porta a porta i sacerdoti "non ufficiali" per farli a forza iscrivere all'Ap. Rifiutando di aderire all'Associazione, i preti sono costretti tutt'oggi a rimanere nascosti e da mesi nelle chiese della diocesi non si celebra messa.
La diocesi "sotterranea" di Xiwanzi (Hebei), 15mila fedeli, è stata "sopportata" per anni dall'autorità locale. Negli ultimi mesi però qualcosa è cambiato. Lo scorso 28 luglio i cattolici si preparavano a un pellegrinaggio verso il monte Muozi, nella Mongolia Interna, una tradizione che continua da 100 anni. Ma, per la prima volta, la polizia lo ha proibito, sorvegliando tutte le chiese 24 ore su 24. Il 30 luglio, l'Ufficio affari religiosi ha invitato il vescovo Yao Liang a Zhangjiakou (centro del distretto) per «discutere con lui della restituzione di alcune proprietà della Chiesa» e poi lo ha sequestrato e tenuto in prigione. «Hanno ingannato il vescovo - dice l'appello - e finora non abbiamo di lui alcuna traccia».
Lo scorso primo agosto, un sacerdote, padre Li Huisheng, è stato incarcerato, torturato dalla polizia e quindi rilasciato. In seguito a queste violenze, più di 90 fedeli (di Shangyi, diocesi di Xiwanzi) hanno manifestato davanti alla sede della polizia, ma sono stati caricati, picchiati dai poliziotti e dispersi. Nella notte, dalle 2 alle 4, circa 500 poliziotti hanno lanciato una retata arrestando padre Li, che era tornato in chiesa, e 90 persone. Di essi, almeno una ventina rimane in prigione, assieme a Li. Un altro sacerdote della diocesi, padre Wang Zhong, è scomparso. Padre Li - che non ha trovato avvocati difensori - è stato in seguito condannato a 7 anni per «aver sollevato le masse contro il governo» e si trova nella prigione di Shalingzi di Zhangjakou.
Intanto le autorità continuano a cercare i sacerdoti. Interrogano i fedeli per sapere dove si nascondono, e minacciano chi non collabora. In tutti i negozi gestiti da cattolici il governo locale ha inviato ispettori della finanza, controlli sanitari e di qualità, parlando però di «operazioni ordinarie». Molte vetture dei fedeli sono state così sequestrate, alcune case sigillate e diversi negozi costretti a chiudere.
In passato, le attività della comunità non ufficiale di Xiwanzi erano state tollerate. Lo scorso 18 luglio i fedeli avevano perfino potuto inaugurare una chiesa dedicata al Sacro Cuore nel distretto di Guyang. La chiesa è stata costruita con offerte degli stessi fedeli, che si sono tassati per due anni. «Chi non aveva disponibilità economica - dice un cattolico locale - offriva ore di lavoro volontario, sacrificando il tempo di riposo». Secondo alcuni fedeli, l'inasprirsi della persecuzione è da collegare ai segnali di dialogo fra governo cinese e Vaticano, ostacolati con sempre più forza dall'Associazione patriottica.
L'appello si conclude con una supplica: «Fratelli e sorelle, pregate per noi, perché la fede cristiana in Cina sia veramente libera!».