PAESE AL BIVIO
La legge sulla
proprietà privata, rinviata per tre anni,
è al centro dell'assise che si apre domani.
Dopo vent'anni di riforme, di anarchico sviluppo
e di monopolio del potere del Partito comunista,
vengono al pettine le disparità e l'incubo del degrado ambientale.
Bernardo
Cervellera
("Avvenire", 4/3/’07)
Il progetto di «società
armoniosa», il "leit-motiv" del presidente Hu Jintao, sarà quest'anno al centro
dell'Assemblea nazionale del popolo (Anp), che si apre domani. Esso proclama uno
sviluppo equilibrato fra ricchi e poveri, città e campagne, industrie ed
ecologia: è il sogno in positivo della tragica situazione della Cina dopo 20
anni di riforme economiche, di anarchico sviluppo e di monopolio del potere del
Partito comunista.
La situazione è ormai sotto gli occhi di tutti: i centri delle grandi città
traboccano di ricchezze, le periferie trasudano miseria; le città attirano
investimenti stranieri, mentre a decine di milioni i contadini scappano dalle
campagne; il Paese che ha sempre predicato una "taoista" armonia con
la natura è divenuto il più inquinato e più inquinante del mondo. Di questo
sfacelo è responsabile una iniqua connivenza fra imprenditori locali e
stranieri e membri del Partito, che con le spalle coperte dai loro agganci al
potere, hanno trasformato l'ex Stato maoista in una specie di dittatura
latino-americana, con una oligarchia ricchissima e capace di ogni sopruso e un
esercito di poveri, calcolato dalla World Bank a 365 milioni di persone.
L'abisso fra ricchi e poveri, fra potenti e senza voce ha innescato da anni una
serie di tensioni sociali che a detta della stessa leadership sono divenute «il
fattore di destabilizzazione sociale più pericoloso di tutto il Paese» e «una
seria sfida alla capacità di governare del Partito comunista». Per questo la
leadership cerca in tutti i modi di prendere le distanze da un'economia senza
freni, predicando sobrietà, giustizia, solidarietà. Ma non mancano membri del
Partito che spingono a un massiccio uso delle armi per fermare le proteste
sempre più numerose.
Fra le mosse più attese quest'anno, all'Anp, dopo la relazione del premier Wen
Jiabao, si attende il varo di una legge sulla proprietà privata, rimandata da 3
anni, da quando la costituzione dello Stato è stata cambiata per affermare il
suo valore «inviolabile». Tale difesa è divenuta un'urgente necessità
proprio per mantenere l'ordine interno. Nelle città, in preda alla
ristrutturazione per le Olimpiadi, e nelle campagne, imprenditori e segretari
del Pcc requisiscono terreni, demoliscono case, senza alcun compenso o
indennizzo. Questo ha generato violenti scontri fra polizia e abitanti, con
arresti e uccisioni in Guangdong, Shaanxi, Sichuan, Hebei. Secondo Chen Xiwen,
vicedirettore dell'Ufficio centrale per gli Affari finanziari ed economici, «le
dispute sul possesso dei terreni sono la causa di oltre il 50% di tutte le
proteste sociali».
Al varo anche una legge sulle tasse che toglie alcune facilitazioni fiscali agli
investimenti stranieri e parifica le tasse con quelle che pagano le industrie
locali. Finora ditte a capitale estero pagavano il 15% del reddito; quelle
locali il 30%. La nuova legge stabilisce che tutte paghino il 25%. Analisti
pensano che anche questa legge frenerà il dilagare di nuove imprese e il
conseguente esproprio dei terreni. Ma secondo economisti cinesi l'innalzamento
non bloccherà gli investimenti dall'estero.
Ma l'Anp deve far fronte ad altri due fallimenti: l'ecologia e l'agricoltura.
L'economia in crescita selvaggia ha prodotto danni profondi all'ambiente che
costano al paese l'8-10% del Pil annuale, in spese mediche per curare i malati,
in danni all'agricoltura, in danni alla fauna marina. Più del 60% delle acque
della Cina sono ormai inquinate da liquidi tossici, scarichi industriali,
sostanze chimiche. Lo stato ha varato leggi anti-inquinamento ma la spinta alla
crescita economica, l'uso di carbone per il fabbisogno energetico e l'incuria
dei governi locali hanno visto crescere il problema. Almeno 500mila cinesi
muoiono ogni anno in modo prematuro a causa dell'aria inquinata. Lo scorso anno
il premier Wen Jiabao ha introdotto il «Pil verde», per calcolare una crescita
economica che deduca i costi relativi all'inquinamento ambientale, allo spreco
di risorse e ai costi sociali, ma nessuno si adegua alle norme.
Sulle campagne domina lo stesso senso di fallimento. Lo scorso anno Wen ha
lanciato la «nuova campagna socialista»: investimenti per oltre 33 miliardi di
euro in 5 anni per migliorare la situazione di 800 milioni di contadini. Gli
investimenti dovrebbero servire anche per migliorare educazione e sanità nelle
famiglie dei contadini. Ma secondo testimonianze raccolte da "AsiaNews",
nelle campagne circa l'80% dei figli di contadini non va a scuola per non
affrontare ulteriori spese; la maggioranza della gente non può andare
all'ospedale a farsi curare perché non può pagarsi le spese di degenza e le
medicine.
Davanti a questi enormi compiti, la leadership ha per ora affinato solo due
armi: per mitigare la povertà ha decretato l'aumento dei salari per operai e
lavoratori migranti; ha deciso una lotta alla corruzione contro i membri del
partito che abusano del loro potere ai danni della popolazione. Alcuni pensano
che questa lotta sia mirata anzitutto ad eliminare i nemici di Hu Jintao,
concentrati soprattutto nella roccaforte di Shanghai, capitale del miracolo
economico.
Il tutto però rimane nelle mani del Partito. A chi chiede più democrazia, come
arma per combattere la corruzione, Wen Jiabao ha già risposto dicendo che per
la democrazia occorrono ancora «almeno 100 anni».