FEDELI NEL MIRINO

RITAGLI    Cina, il governo attacca:    SPAZIO CINA
quel santuario va abbattuto

Un decreto delle autorità dell'Henan definisce i pellegrinaggi verso la chiesa
della Madonna del Carmine a Tianjiajing «attività religiosa illegale».
Sarà usata la dinamite per distruggere il luogo edificato dal Pime cent'anni fa.
I cattolici promettono di «resistere».

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 22/6/’07)

«Un atto di terrorismo economico e ideologico»: così i fedeli di Anyang (Henan), bollano la decisione del governo locale di proibire il pellegrinaggio del 16 luglio al santuario della Madonna del Carmine a Tianjiajing (a 60 chilometri da Anyang), che durava da oltre un secolo. La proibizione non vale solo per quest'anno: il governo infatti ha decretato la distruzione con la dinamite dello storico santuario e il divieto assoluto di svolgere qualunque devozione o incontro. Anche una statua della Vergine, di oltre un secolo fa, è destinata ad essere distrutta insieme alle 14 stazioni della Via Crucis che costellano la strada.
Il
santuario della Madonna del Monte Carmelo si trova nel distretto di Linxian, su una montagna che sovrasta uno scenico panorama. L'ordine per la costruzione fu dato dal missionario del Pime monsignor Stefano Scarsella, allora vicario apostolico dell'Henan settentrionale, per ringraziare la Madonna degli scampati pericoli durante la persecuzione dei "Boxers" nel 1900. L'edificazione avvenne negli anni 1903-1905. La chiesa, in elegante stile "neo-romanico", venne distrutta quasi completamente prima dai giapponesi nella II Guerra mondiale, e poi dalle "Guardie Rosse" negli anni '60. Del santuario rimangono ormai solo un altare, qualche capitello scolpito e le fondamenta. Ma dal 1979, i fedeli hanno ripreso a celebrare con solennità e con pellegrinaggi la loro fede, percorrendo a piedi diversi chilometri fino ai resti del santuario e ad un simulacro della Grotta di Lourdes.
Secondo notizie giunte ad "AsiaNews", il 12 maggio scorso, festa di "Nostra Signora della Cina", la diocesi di Anyang ha diffuso l'avviso per il pellegrinaggio annuale, che di solito raduna 40-50 mila persone. In modo inaspettato l'"Ufficio Affari religiosi" ha cominciato a sorvegliare i sacerdoti, costringendoli a «colloqui» per convincerli a desistere dal pellegrinaggio. L'11 maggio scorso il segretario generale della provincia di Henan ha ordinato di persona la cancellazione del pellegrinaggio e ha diffuso la notizia anche nelle province vicine di Hebei e Shanxi.
Per occupare il campo ed evitare ogni "sit-in", dal 12 maggio il governo provinciale ha organizzato esercitazioni militari proprio nella zona del santuario, mobilitando 700 soldati. A tutt'oggi, la strada che conduce verso il santuario è chiusa. Tutte le auto e le persone che passano vengono controllate e perquisite.
La decisione del governo provinciale ha stupito tutti i fedeli della diocesi perché proprio da quest'anno essi hanno cominciato a ricostruire il santuario, offrendo soldi e ore di lavoro, riparando la strada e le stazioni della Via Crucis ai bordi di essa. Per tutta risposta, il 14 maggio il governo della città di Anyang ha revocato il permesso al santuario e al pellegrinaggio, definendoli «attività religiose illegali» e il 16 maggio ha emesso una "Risoluzione" che nega l'uso del terreno, requisendo lo spazio del santuario.
«Questi "quadri" comunisti locali - racconta un fedele - non conoscono nemmeno le leggi sulla politica religiosa del governo centrale e creano inutili e pericolose tensioni». «Non cederemo mai», ha detto un altro. «Non abbiamo paura e andremo fino in fondo a difendere i nostri diritti legittimi».
Intanto, dalla fine di maggio, un «gruppo di lavoro» del governo locale si è insediato a Tianjiajing. Secondo illazioni, la mossa del governo locale di requisire il terreno del santuario e cancellare il pellegrinaggio è dovuta alla posizione geografica della chiesa, su un picco davanti al Paese, dominante tutta la vallata, ideale per costruire un albergo o una villa di qualche membro del Partito.
I fedeli della diocesi di Anyang hanno fatto giungere all'agenzia "AsiaNews" un appello: «Chiediamo - essi dicono - a tutti i fratelli e sorelle nel Signore di pregare per noi e di diffondere il nostro messaggio anche ad altri fratelli e sorelle nel mondo».