DAL VATICANO
Oggi la lettera del Papa ai cattolici cinesiLa conferma
dalla "Sala Stampa vaticana".
Il messaggio era stato annunciato a gennaio,
al termine di un incontro sui problemi dei credenti nel Paese asiatico.
LETTERA ALLA CHIESA CATTOLICA DELLA CINA
Bernardo Cervellera
Verrà pubblicata oggi la "Lettera
del Papa ai vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici
della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese".
Lo ha reso noto la "Sala Stampa vaticana". La decisione di inviare una
"Lettera" ai cattolici in Cina era stata annunciata lo scorso 20 gennaio al
termine di una riunione di due giorni in Vaticano sui problemi ecclesiali più
gravi e urgenti che riguardano la Chiesa in Cina, primo fra tutti quello della
libertà religiosa. La riunione, presieduta dal cardinale segretario di Stato
Tarcisio Bertone, era stata convocata da Benedetto
XVI «nel desiderio
di approfondire la conoscenza della situazione della Chiesa cattolica nella Cina
continentale».
Con 150 mila battesimi di adulti all'anno, la Chiesa cattolica cinese mostra di
essere viva, dopo quasi 60 anni di persecuzione spietata. Ancora oggi le
conversioni - in maggioranza di giovani - avvengono mentre il governo confisca
proprietà della Chiesa ufficiale e cerca di annientare i sacerdoti
"sotterranei",
costretti ogni sera a dormire in un luogo diverso per evitare la cattura.
Nonostante ciò, essa riesce a produrre e diffondere corsi di teologia per
corrispondenza; nelle città predica il Vangelo via "computer" e
"compact disc";
nelle università i cristiani dibattono insieme agli intellettuali i problemi
sociali di oggi: lo sviluppo economico, l'inquinamento, la crisi del
materialismo. La Cina è certo cambiata: l'ideologia comunista è andata in
crisi, la corruzione dei governanti è giunta alle stelle, la politica religiosa
si muove a pendolo, con aperture e chiusure, novità e durezze, modernità e
prigionie. Dentro questi sconvolgimenti sociali la Chiesa è riuscita a superare
il dramma della divisione fra «patriottici» e «sotterranei», fra fedeli
legati al Partito e quelli legati al Papa. La crisi del comunismo e il massacro
di Tiananmen hanno fatto rinsavire i «patriottici»; la tenace amicizia dei
Papi - e di Giovanni Paolo II in particolare - ha ormai ricondotto all'unità e
alla collaborazione un gregge un tempo diviso. Così in tutti questi anni anche
la Chiesa cinese ha cambiato volto.
Agli inizi degli anni '80, la Chiesa di Cina, appena uscita dall'uragano della
"Rivoluzione culturale" e da una chiusura quasi ventennale dei Seminari e dei
conventi, era una Chiesa ancora divisa, povera di clero, con sacerdoti molto
anziani, senza religiosi o religiose. Oggi la Chiesa della Cina è giovane e
unita: in molte diocesi l'età media dei sacerdoti è sui 34-35 anni; in molte
aree fioriscono vocazioni religiose femminili a carattere diocesano, anche se
rimane il divieto governativo a far nascere e radunare vocazioni religiose
maschili. Anche gli impegni ecclesiali sono maturati. Da una semplice pastorale
di "sopravvivenza", i cattolici sono passati a un impegno massiccio nella carità
verso orfani, anziani, malati di Aids. In molti casi, nella Cina che ha
eliminato ogni sostegno sociale, essi offrono cure mediche gratuite ai poveri.
Tutti questi impegni della Chiesa ufficiale e non ufficiale sono ben visti dal
governo perché rispondono a bisogni che lo Stato stesso ignora o non riesce a
soddisfare.
I problemi di questa Chiesa - al di là di quelli esterni causati dalla
persecuzione - sono dovuti soprattutto al proprio al "gap"
generazionale, al divario fra i nuovi convertiti e le "leve" più anziane.
Nel clero e fra le religiose mancano figure di mezz'età (50-60 anni,
corrispondenti agli anni della "Rivoluzione culturale"), che
dovrebbero avere funzione di "leadership", o di direttori spirituali.
Senza modelli da seguire, il rischio è che le giovani vocazioni si esauriscano
nell'attivismo e nelle pratiche di pietà, o magari nella ricerca di carriera.
Un altro problema cocente è l'urgenza di passare da una fede di devozioni e
precetti a una fede più adulta, capace di vivere e testimoniare la gioia del
rapporto con Gesù Cristo. In molti villaggi nelle campagne, le persone si
convertono alla fede perché i sacerdoti cattolici sanno scacciare i demoni o,
attraverso la preghiera, riescono a guarire gli infermi. Ma nelle "megalopoli" e
città, i cattolici cinesi imparano ad offrire una risposta di fede ai problemi
della loro società, caratterizzata da un consumismo che produce il vuoto
spirituale nei giovani. In molte università i cristiani lavorano e studiano
fianco a fianco con professori che cercano di riflettere ai mali suscitati dal
violento sviluppo economico: l'inquinamento delle acque e delle città, le
migrazioni, la corruzione e la mancanza di legalità.
Nella società cinese contemporanea il materialismo, l'individualismo sfrenato,
l'incuria verso persone, futuro, ambiente, spinge molti a cercare qualche valore
spirituale e morale. «La gente ha sete di Dio - ha detto ad "AsiaNews"
un professore universitario - ma di un Dio che aiuti a trasformare la
società». «La Chiesa - ha continuato - è chiamata ad ascoltare il grido
silenzioso nel cuore della gente», mostrando che «una sana collaborazione fra
la fede e la ragione migliora la vita umana e incoraggia il rispetto per la
creazione».