DAL VATICANO

RITAGLI    Oggi la lettera del Papa ai cattolici cinesi    SPAZIO CINA

La conferma dalla "Sala Stampa vaticana".
Il messaggio era stato annunciato a gennaio,
al termine di un incontro sui problemi dei credenti nel Paese asiatico.

LETTERA ALLA CHIESA CATTOLICA DELLA CINA

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 30/6/’07)

Verrà pubblicata oggi la "Lettera del Papa ai vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese". Lo ha reso noto la "Sala Stampa vaticana". La decisione di inviare una "Lettera" ai cattolici in Cina era stata annunciata lo scorso 20 gennaio al termine di una riunione di due giorni in Vaticano sui problemi ecclesiali più gravi e urgenti che riguardano la Chiesa in Cina, primo fra tutti quello della libertà religiosa. La riunione, presieduta dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, era stata convocata da Benedetto XVI «nel desiderio di approfondire la conoscenza della situazione della Chiesa cattolica nella Cina continentale».
Con 150 mila battesimi di adulti all'anno, la Chiesa cattolica cinese mostra di essere viva, dopo quasi 60 anni di persecuzione spietata. Ancora oggi le conversioni - in maggioranza di giovani - avvengono mentre il governo confisca proprietà della Chiesa ufficiale e cerca di annientare i sacerdoti "sotterranei", costretti ogni sera a dormire in un luogo diverso per evitare la cattura. Nonostante ciò, essa riesce a produrre e diffondere corsi di teologia per corrispondenza; nelle città predica il Vangelo via "computer" e "compact disc"; nelle università i cristiani dibattono insieme agli intellettuali i problemi sociali di oggi: lo sviluppo economico, l'inquinamento, la crisi del materialismo. La Cina è certo cambiata: l'ideologia comunista è andata in crisi, la corruzione dei governanti è giunta alle stelle, la politica religiosa si muove a pendolo, con aperture e chiusure, novità e durezze, modernità e prigionie. Dentro questi sconvolgimenti sociali la Chiesa è riuscita a superare il dramma della divisione fra «patriottici» e «sotterranei», fra fedeli legati al Partito e quelli legati al Papa. La crisi del comunismo e il massacro di
Tiananmen hanno fatto rinsavire i «patriottici»; la tenace amicizia dei Papi - e di Giovanni Paolo II in particolare - ha ormai ricondotto all'unità e alla collaborazione un gregge un tempo diviso. Così in tutti questi anni anche la Chiesa cinese ha cambiato volto.
Agli inizi degli anni '80, la Chiesa di Cina, appena uscita dall'uragano della "Rivoluzione culturale" e da una chiusura quasi ventennale dei Seminari e dei conventi, era una Chiesa ancora divisa, povera di clero, con sacerdoti molto anziani, senza religiosi o religiose. Oggi la Chiesa della Cina è giovane e unita: in molte diocesi l'età media dei sacerdoti è sui 34-35 anni; in molte aree fioriscono vocazioni religiose femminili a carattere diocesano, anche se rimane il divieto governativo a far nascere e radunare vocazioni religiose maschili. Anche gli impegni ecclesiali sono maturati. Da una semplice pastorale di "sopravvivenza", i cattolici sono passati a un impegno massiccio nella carità verso orfani, anziani, malati di Aids. In molti casi, nella Cina che ha eliminato ogni sostegno sociale, essi offrono cure mediche gratuite ai poveri. Tutti questi impegni della Chiesa ufficiale e non ufficiale sono ben visti dal governo perché rispondono a bisogni che lo Stato stesso ignora o non riesce a soddisfare.
I problemi di questa Chiesa - al di là di quelli esterni causati dalla persecuzione - sono dovuti soprattutto al proprio al "gap" generazionale, al divario fra i nuovi convertiti e le "leve" più anziane.
Nel clero e fra le religiose mancano figure di mezz'età (50-60 anni, corrispondenti agli anni della "Rivoluzione culturale"), che dovrebbero avere funzione di "leadership", o di direttori spirituali.
Senza modelli da seguire, il rischio è che le giovani vocazioni si esauriscano nell'attivismo e nelle pratiche di pietà, o magari nella ricerca di carriera.
Un altro problema cocente è l'urgenza di passare da una fede di devozioni e precetti a una fede più adulta, capace di vivere e testimoniare la gioia del rapporto con Gesù Cristo. In molti villaggi nelle campagne, le persone si convertono alla fede perché i sacerdoti cattolici sanno scacciare i demoni o, attraverso la preghiera, riescono a guarire gli infermi. Ma nelle "megalopoli" e città, i cattolici cinesi imparano ad offrire una risposta di fede ai problemi della loro società, caratterizzata da un consumismo che produce il vuoto spirituale nei giovani. In molte università i cristiani lavorano e studiano fianco a fianco con professori che cercano di riflettere ai mali suscitati dal violento sviluppo economico: l'inquinamento delle acque e delle città, le migrazioni, la corruzione e la mancanza di legalità.
Nella società cinese contemporanea il materialismo, l'individualismo sfrenato, l'incuria verso persone, futuro, ambiente, spinge molti a cercare qualche valore spirituale e morale. «La gente ha sete di Dio - ha detto ad "AsiaNews" un professore universitario - ma di un Dio che aiuti a trasformare la società». «La Chiesa - ha continuato - è chiamata ad ascoltare il grido silenzioso nel cuore della gente», mostrando che «una sana collaborazione fra la fede e la ragione migliora la vita umana e incoraggia il rispetto per la creazione».