LA CHIESA IN CINA
Fonti locali
hanno confermato ad «AsiaNews» che,
settimane prima dell’ordinazione,
i cristiani fedeli a Roma hanno sparso la voce
sull’approvazione vaticana del nuovo presule.
Monsignor
Paolo Xiao Zejiang, quarant’anni,
guiderà ora la diocesi di Guizhou.
Bernardo
Cervellera
("Avvenire",
11/9/’07)
La diocesi di Guizhou
(Cina sud-occidentale) ha un nuovo vescovo con l'approvazione, secondo fonti
locali, della Santa Sede, anche se l'"Associazione Patriottica" ne rivendica la
paternità. Monsignor
Paolo Xiao Zejiang, 40
anni, è stato ordinato vescovo coadiutore con diritto di successione
all'anziano monsignor Aniceto Wang Chongyi, di 88 anni. La cerimonia è avvenuta
sabato 8 settembre, festa della Natività di Maria, nella cattedrale di Guiyang,
alla presenza di almeno tremila persone, 40 sacerdoti e 5 vescovi. Monsignor
Wang ha presieduto l'ordinazione. Fra gli altri vescovi, era presente monsignor
Luigi Yu Runshen di Hanzhong (Shaanxi) e monsignor Paolo He Zeqing di Wanzhou,
tutti riconosciuti dal governo.
L'ordinazione di monsignor Xiao è la prima ad avvenire dopo la pubblicazione
della "Lettera
di Benedetto XVI ai cattolici cinesi"
ed è un segno dell'influenza positiva che il messaggio papale sta avendo nella
Chiesa cinese.
Nella Lettera pubblicata il 30 giugno scorso, il
Pontefice, pur
mostrando molto rispetto verso il governo di Pechino, rivendica l'autonomia
della Santa Sede nella scelta dei vescovi e domanda a tutti i pastori di rendere
pubblico il loro legame con la Sede di Pietro, quale segno di cattolicità. Come
già affermato varie volte dal Vaticano, la quasi totalità dei vescovi della
Chiesa ufficiale (riconosciuta dal governo) è in comunione col Papa, anche se
talvolta i vescovi sono timidi o paurosi nel manifestarlo. Fonti locali hanno
confermato ad "AsiaNews" che settimane prima dell'ordinazione, i
cattolici hanno sparso la voce sull'approvazione vaticana del nuovo vescovo e
molti fedeli, sacerdoti e vescovi "sotterranei", dopo aver visto il documento
papale, si sono congratulati con il "neo-eletto", tanto da decidere di
partecipare insieme alle comunità ufficiali alla cerimonia di ordinazione. È
forse la prima volta che questo avviene, segnando un passo importante nella
riconciliazione fra i due rami della Chiesa cinese, come sperato e richiesto dal
Papa nella sua Lettera.
Unica nota "stonata" dell'ordinazione, che ha creato disappunto nei fedeli, è la
presenza di monsignor Giuseppe Ma Yinglin, vescovo illecito di Kunming, ordinato
l'anno scorso per volere dell'"Associazione Patriottica", senza approvazione della
Santa Sede. Fonti di "AsiaNews" hanno rivelato che i cattolici di
Guiyang gli avevano domandato in modo esplicito di non partecipare
all'ordinazione, essendo ancora in bilico la sua comunione con il Papa.
La presenza di Ma Yinglin all'ordinazione è vista dai fedeli di Guiyang come un
tentativo dell'"Ap" di «appropriarsi» dell'ordinazione di Guizhou, facendo
credere che il candidato è stato scelto dall'organizzazione, il cui scopo è
edificare una chiesa nazionale, senza legami con la Santa Sede. Essi giudicano
però la sua mossa come un gesto «senza pudore». A Guiyang era arrivato anche
il vice-presidente dell'"Associazione Patriottica", il laico Liu Bainian, che
però non ha partecipato alla cerimonia.
Nei giorni scorsi, proprio lui, in un'intervista al "China Daily" -
che lo definiva «prete»! - ha avocato a sé la decisione di nuove future
ordinazioni a Guangzhou, Yichang, Pechino, Ningxia e Hohhot. In realtà, alcuni
di questi candidati sono già stati approvati dalla Santa Sede.
La diocesi di Guizhou nella sua storia ha avuto anche diversi martiri. Quattro
di loro sono stati canonizzati da Giovanni
Paolo II nel 2000.