CHIESA NEL MONDO

Nel complesso mosaico delle comunità dell’Est,
l’arrivo di nuovi presuli segna una tappa importante nella storia delle Chiese locali,
spesso limitate nell’espressione della propria fede.

RITAGLI     Due nuovi Pastori per l'Oriente     SPAZIO CINA

L’italiano Paolo Pezzi arcivescovo di Mosca, a Pechino ordinato Giuseppe Li Shan.

CINA

Ieri la consacrazione del pastore
«in comunione con il Pontefice»

Monsignor Giuseppe Li Shan, nuovo arcivescovo di Pechino.

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 22/9/’07)

Pechino ha un nuovo arcivescovo ed è in comunione col Papa. Monsignor Giuseppe Li Shan, 43 anni, è stato ordinato ieri mattina nella cattedrale dell’Immacolata Concezione (Nan Tang) alla presenza di circa mille persone, autorità del governo e personalità dell’"Associazione Patriottica" (Ap), accompagnate da un imponente servizio di sicurezza.
Li Shan è conosciuto come un pastore "vivace". È stato parroco della chiesa di San Giuseppe, dove si trova una folta comunità giovanile e dove ogni anno avvengono centinaia di battesimi di adulti.
Il vescovo consacrante è stato Giovanni Fang Xingyao, vescovo di Linyi. Insieme a lui hanno concelebrato Zhang Hanmin di Jilin, Pei Junmin di Liaoning e Luigi Yu Runsheng di Hanzhong: tutti vescovi riconosciuti dalla Santa Sede. L’ordinazione di Li Shan viene a chiudere un capitolo amaro della diocesi di Pechino, che fino al 20 aprile scorso era retta dal vescovo patriottico Michele Fu Tieshan; un pastore che per quasi 30 anni non ha mai richiesto la riconciliazione col Papa. A causa di questo i cattolici di Pechino non partecipavano più alle cerimonie in cui Fu era presente. Questo spiega la gioia che essi hanno dimostrato ieri nel sapere della rinnovata unità fra la Chiesa di Pechino e la Santa Sede.
«È un fatto positivo, una prima pagina – ha commentato monsignor Ferdinando Filoni, sostituto alla "Segreteria di Stato Vaticana" – , speriamo che sia la pagina di una lunga storia». La nomina dei vescovi, ha spiegato Filoni, è uno dei temi più importanti nel cammino di ristabilimento dei rapporti tra Pechino e Santa Sede, tema che si affianca a quello «della libertà della Chiesa e quindi i diritti di tutti i cristiani di poter professare liberamente la propria fede».
L’Associazione Patriottica, e in particolare il suo "vice-presidente" Antonio Liu Bainian, tuttavia, non ha nascosto i tentativi di bloccare l’ordinazione, riuscendo, però, solo a «ingessarla», con un rigido cerimoniale e permettendo la partecipazione a pochi fedeli: solo invitati scelti; niente foto; niente contatto fra il vescovo e i fedeli; tempi calcolati (poco più di un’ora); la presenza imbarazzante di alcuni vescovi non in comunione col Papa. Inoltre per evitare che il vescovo in questi giorni avesse contatti con la Santa Sede, a Li Shan è stato vietato di uscire. Ma l’arcivescovo eletto aveva già da tempo domandato l’approvazione al Papa e secondo l’agenzia "AsiaNews" Benedetto XVI gli avrebbe inviato una croce pettorale come segno di comunione.
La notizia dell’approvazione papale ieri era solo sussurrata tra i fedeli, ma nel pomeriggio (in serata a Pechino) è giunta anche la conferma da parte vaticana: in un articolo dell’"Osservatore Romano", in cui si fa la cronaca dell’evento, si afferma che l’ordinazione di oggi e quella dell’8 settembre scorso (a
Guiyang) sono avvenute «in comunione con il Papa» e i due presuli sono «riconosciuti dal governo».
L’"Osservatore Romano", inoltre, auspica che «che tutte le diocesi possano avere pastori degni e idonei, capaci di vivere in piena comunione con la Chiesa cattolica e con il Successore di Pietro e di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo al popolo cinese».
In effetti vi sono in Cina decine di diocesi che hanno bisogno di un nuovo vescovo. L’Associazione Patriottica - che cerca di costruire una chiesa nazionale, indipendente dalla Santa Sede – "avoca" a sé la responsabilità delle scelte; il Vaticano, invece, pur lasciando le indicazioni di «candidati degni» alle comunità cristiane (e non all’Ap), afferma che la designazione ultima deve venire da Roma, come è nella prassi e nella comunione della Chiesa.
L’ordinazione episcopale di Pechino è un segno che si è aperto uno "spiraglio" di dialogo fra Santa Sede e governo (o almeno una parte di esso). Appare, inoltre, come un segno di un indebolimento dell’Ap. L’organismo nato 50 anni fa ormai controlla meno della metà dei cattolici cinesi (5 milioni), ma un’altra decina, stanca di controlli indebiti, vive la fede nelle comunità non riconosciute.
Il controllo su chiese, conventi, seminari, pubblicazioni, ordinazioni dei vescovi e la persecuzione delle comunità "sotterranee" ha creato un’immagine deleteria della Cina nel mondo. Per questo il governo, che sta cercando di mostrare il volto migliore del Paese in occasione delle "Olimpiadi 2008", ha bisogno di manifestare più libertà religiosa. In realtà la corruzione della società e del Partito è fonte di violente manifestazioni sociali e di ricerca "spasmodica" di valori spirituali fra la gente. Un’istanza colta da alcuni membri del governo che auspicano una maggiore libertà per le Chiese cristiane e le altre fedi.