La repressione in Cina

RITAGLI    Un’occasione con i "Giochi"    SPAZIO CINA
per zittire tutti i dissidenti

Gli esponenti di spicco delle varie religioni
imprigionati o messi in isolamento
da possibili incontri con delegazioni internazionali.

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 14/10/’07)

Per le "Olimpiadi 2008", la Cina ha proibito a atleti, giornalisti e visitatori l’importazione di «"pamphlet" e materiale per attività religiose e politiche», considerati pericolosi alla stregua di armi ed esplosivi. I funzionari dei "Giochi" hanno precisato che gli atleti potranno indossare segni religiosi, ma saranno proibiti mezzi di propaganda e raduni non «in accordo con la legge». La regola è fumosa a sufficienza per proibire qualunque espressione di fede, che di fatto ha sempre un carattere di "propaganda": un segno di croce in pubblico prima della partita, una preghiera islamica ai bordi del campo; il possesso di una Bibbia, un messalino o un Corano. I raduni «in accordo con la legge» significano che tutti i rapporti fra fedeli stranieri e cinesi devono essere supervisionati dalle "Associazioni Patriottiche", registrate e controllate. Pechino teme le minacce dei buddhisti tibetani, che hanno promesso di usare la scena olimpica per denunciare le violenze contro il Dalai Lama e il popolo oppresso. E teme le decine di migliaia di protestanti americani che si stanno preparando – perfino studiando la lingua cinese – a usare la finestra delle Olimpiadi per evangelizzare il Paese importando migliaia di Bibbie. Va detto però che questo tipo di divieto in Cina è normale e vige 365 giorni l’anno. Chi pensava che le Olimpiadi sarebbero state per i cinesi il momento di «assaggiare la libertà» dovrà ricredersi: toccherà al resto del mondo «assaggiare la repressione». Da mesi il regime sta "ripulendo" le comunità sotterranee di tutte le religioni dai membri più in vista, soprattutto da quelli che hanno dimestichezza con un’"audience" internazionale. Il vescovo Jia Zhiguo, ad esempio, spesso visitato da delegazioni internazionali, è scomparso da un mese; avvocati cristiani che difendono i diritti umani sono anch’essi in prigione o in isolamento. Due giorni fa, il cristiano protestante Hua Huiqi è stato pestato a sangue per venire poi rispedito in cella. L’aveva lasciata a luglio dopo essere stato arrestato per aver difeso alcuni proprietari la cui casa era stata espropriata. Hu Jia, un dissidente in isolamento, ha commentato: «La polizia sta facendo l’80% del lavoro in occasione del "Congresso" del "Pcc"; per le Olimpiadi, farà il restante 20%».