SCENARI ASIATICI
Inefficienza e tensioni: la CINA corre ai ripari
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Si apre la sessione dell'Assemblea nazionale del Popolo, che
varerà il piano quinquennale
deciso dal Partito comunista: si approfondisce la frattura città-campagna,
migliaia di episodi di protesta in tutto il Paese.
Bernardo Cervellera
Con un lungo rapporto del premier Wen Jiabao sullo "stato della
nazione" e le sue prospettive comincia oggi la sessione annuale
dell'Assemblea nazionale del Popolo (Anp), alla presenza di 1300 delegati. Nella
Grande Sala del Popolo sono presenti - solo per oggi - altri 1500 delegati della
Conferenza consultiva politica. Entrambi i "rami del Parlamento"
rivedono e approvano le "veline" preparate dal Partito comunista
cinese (Pcc).
Quest'anno il tema principale è varo dell'11° (2006-2010) Piano quinquennale,
preparato al Plenum del Pcc nell'ottobre scorso. Il presidente Hu Jintao e il
capo del governo Wen Jiabao vogliono lanciare la Cina nel Terzo millennio con un
progetto economico basato sul «concetto scientifico di sviluppo» e una
«società armonica». Tali scelte dovrebbero portare alla riduzione
dell'inefficienza economica, al potenziamento della ricerca e alla riduzione
delle tensioni sociali. Gli oltre 20 anni di galoppante crescita (con medie del
9% annuo di incremento del Prodotto interno lordo) hanno reso la Cina un colosso
dell'economia mondiale, che però paga un altissimo prezzo sul fronte
dell'ecologia e degli squilibri sociali.
Solo nel 2004 - secondo cifre del ministero della Sicurezza - vi sono stati
almeno 87mila scontri fra polizia e contadini, operai, disoccupati, pensionati.
Tutti lamentano espropri, inquinamento, mancanza di sanità, povertà. Secondo
dati della Banca mondiale, lo sviluppo incurante dell'ambiente ha prodotto danni
profondi che possono costare al Paese l'8-10% del Pil annuale in spese per la
cura dei malati, in danni all'agricoltura e alla fauna marina. Circa il 70%
delle acque è ormai inquinato da liquidi tossici, scarichi industriali,
sostanze chimiche. La scarsità idrica e i cambiamenti climatici sono divenuti
fatali alle coltivazioni di molte zone, distrutte dalla siccità o dalle
alluvioni.
Lo Stato ha varato leggi anti-inquinamento ma la spinta alla crescita economica,
l'uso di carbone per il 70% fabbisogno energetico e l'incuria (o la connivenza)
dei governi locali hanno reso il problema dell'inquinamento un problema
nazionale e internazionale: Corea, Giappone, Stati Uniti si lamentano del fatto
che le nubi tossiche prodotte da Pechino arrivano a inquinare anche i loro
cieli.
Il modello di sviluppo cinese si è dimostrato inefficiente, avendo bisogno di
enormi quantità di materie prime e di enormi masse di forza lavoro per
mantenersi. A fronte di un tasso di crescita del Pil superiore al 9%, il consumo
di energia negli ultimi 2 anni (2004 e 2005) è aumentato di circa il 16%.
Esperti cinesi sono preoccupati delle prospettive nell'uso di risorse: se la
Cina continua con il modello attuale, in poco tempo rischia di esaurire o
monopolizzare le riserve mondiali di petrolio e di altri minerali.
Per venire incontro a tali problemi, la prossimaAssemblea nazionale vuole
introdurre nella programmazione economica il concetto di "Pil verde",
capace di misurare la crescita tenendo conto dell'impatto ambientale e dell'uso
efficiente dell'energia. Il governo vuole anche finanziare la ricerca
scientifica e tecnologica. Finora la Cina ha basato la sua ricchezza sulla forza
lavoro a basso costo, diventando "la fabbrica del mondo". Ma uno
sviluppo più moderno ha bisogno di nuove vie.
Un esperto del Pcc ha fatto notare che la Cina deve produrre 800 milioni di
magliette per comprare un Airbus. Per questo Wen Jiabao vuole lanciare un
modello di "innovazione", finanziando un piano di sostegno alla
ricerca. Finora la Cina destina soltanto l'1,23% del Pil a scienza e
innovazione; a fronte del 2,7% degli Usa e al 3,3% del Giappone. Secondo gli
esperti del Partito, queste mosse dovrebbero ridurre anche molte tensioni
sociali, soprattutto quelle legate all'inquinamento e agli espropri.
Rimangono però i problemi della sanità, della scolarizzazione, dello
squilibrio fra città e campagne, della corruzione, dell'abisso fra ricchi e
poveri. Almeno 250 milioni di cinesi vivono sotto la soglia della povertà. Le
grandi città, centro dello sviluppo economico, presentano ancora un'immagine da
Terzo Mondo: i lavoratori migranti provenienti dalle campagne hanno un reddito
annuo di 668 yuan (circa 67 euro). Il premier proporrà di lanciare il progetto
di una "nuova campagna socialista" al fine di fare progredire il mondo
contadino e "frenare" le migrazioni. Il governo aumenterà dal 2,79 al
4% del Pil il contribuito per l'istruzione. Di questo, 218,2 miliardi di yuan
(quasi 22 miliardi di euro) dovrebbero finanziare (in 5 anni) il sistema
scolastico obbligatorio delle campagne, finora alimentato dalle tasse imposte ai
contadini.
Altre due questioni causano tuttavia tensioni sociali, e il Partito fa fatica a
fronteggiarle. Il primo è legato alla corruzione e all'avidità di capi
villaggio e segretari di Partito. Lo scorso anno, in 4 mesi 120 rappresentanti
pubblici sono stati puniti; 76 di loro arrestati e condannati per corruzione; il
governo ha potuto ricuperare circa 5 miliardi di yuan (500 milioni di euro).
Molti dissidenti chiedono piena democrazia come unica strada per combattere la
corruzione, ma il governo preferisce le campagne di moralizzazione. Quest'anno
l'Anp stanzierà 1,75 miliardi di yuan (175 milioni di euro) per
"educare" più di 19 milioni di quadri del Partito e rafforzare la
loro presenza nel tessuto sociale di base.
L'altro grande problema è il ruolo della legge, per nulla indipendente dal
Partito comunista. Nelle campagne vi è l'elezione del capo-villaggio e perfino
del segretario del partito, ma i candidati sono scelti dall'alto e dopo
l'elezione non possono essere rimossi; pure i rappresentanti all'Assemblea sono
cooptati dal Partito. Per far sentire la propria voce, la popolazione ha
soltanto la via delle petizioni. Anch'essa è però sempre più ristretta. In
questi giorni, migliaia di persone giunte a Pechino per presentare petizioni ai
delegati sono state trascinate lontano dalla città. Almeno 12mila poliziotti
pattugliano le strade per evita re assembramenti e dimostrazioni.
Secondo gli osservatori, il sistema legale cinese è un'istituzione troppo
debole; centinaia di migliaia di persone si rivolgono ai tribunali per ottenere
giustizia, ma solo una piccola percentuale viene ascoltata. Molti i progetti di
legge allo studio, ma la loro attuazione viene frenata perché il Partito teme
l'erosione del suo potere.