DALLA CINA

RITAGLI     Pechino è pronta per le "Olimpiadi"     SPAZIO CINA
del sospetto e del silenzio

A un mese dai "Giochi olimpici",
la capitale è assediata da un "cordone militare" di sicurezza e di "anti-terrorismo".
Il governo dice che vuole frenare "forze ostili straniere",
ma in realtà vuole controllare il silenzio e l’obbedienza della popolazione.
Intanto crollano le previsioni sull’arrivo di turisti stranieri.

P. Bernardo Cervellera
("AsiaNews", 5/7/’08)

L’8 luglio mancherà solo un mese alle "Olimpiadi" di Pechino. Già da un anno i "media" cinesi avevano affermato che "Pechino è pronta". Lo stesso ha affermato il Presidente Hu Jintao pochi giorni fa ad un incontro del "Politburo". "Siamo – ha detto – fondamentalmente pronti per i ‘Giochi’". E ha aggiunto che la Cina "ha fiducia… di [poter] soddisfare la comunità internazionale, gli atleti da diversi Paesi e regioni, e il popolo cinese".

Secondo testimonianze giunte ad "AsiaNews" il popolo cinese non sembra così soddisfatto. Vi sono certo milioni di cinesi che hanno sperato nelle "Olimpiadi" come un "trampolino di lancio" verso la ricchezza, il benessere, una maggiore dignità; altri (e sono la maggioranza) che vedono i "Giochi" come l’occasione di presentare la "Nuova Cina", moderna e potente: non più la "Cenerentola" della sobrietà "maoista", ma una ricca "imperatrice" dell’economia mondiale. Altri ancora hanno sperato che lo "slogan" dei "Giochi" ("Uno solo mondo, un solo sogno") si applicasse anche a tutte quelle libertà godute dall’Occidente, che sono tuttora negate in Cina: libertà di espressione, di religione, di associazione, di democrazia.

I "Giochi" saranno inaugurati sotto la fortunata cifra del numero "8": l’8 agosto del 2008, alle 8.08 di sera. In realtà, l’anno "fortunato" della Cina è stato un anno di "disgrazie", che ha manifestato gli enormi "buchi" presenti nello scintillante sviluppo cinese: in gennaio e febbraio, abbondanti nevicate hanno bloccato i treni e le comunicazioni per settimane, lasciando intere regioni senza luce e senza provvigioni; in marzo le manifestazioni tibetane hanno scatenato la repressione cinese e ancora oggi il governo tace sul numero dei morti e sulla reale situazione del Tibet, che rimane in gran parte isolato e sotto controllo. In aprile, il percorso internazionale della "torcia" ha visto il contrasto fra la Cina e la società civile mondiale, con minacce di "boicottaggio" reciproco, dei "Giochi" e dell’economia. In maggio il terremoto nel Sichuan, sebbene abbia visto lo zelo di molta "leadership" nell’essere vicina alla popolazione colpita, ha manifestato anche anni di corruzione e di "incuria" nelle costruzioni di scuole ed edifici pubblici, la cui distruzione ha ucciso un’intera generazione di bambini. In giugno è scoppiata l’emergenza ecologica: Qingdao, sede olimpica delle competizioni di vela, è invasa da un enorme strato di alghe, dovute all’inquinamento; molti atleti hanno deciso di non partecipare alla "Cerimonia di apertura" dei "Giochi" solo per evitare almeno per qualche giorno l’aria irrespirabile di Pechino; l’Hebei, da cui la capitale prende l’acqua da bere, sta subendo una difficile siccità.

Tutta questa "corsa ad ostacoli", fatta di calamità naturali e di violenze istituzionali, non facilita certo il turismo internazionale. Secondo i dati di molte agenzie di viaggio e compagnie aeree, i mesi di luglio e agosto sono "vuoti" di prenotazioni per la Cina, e le ottimiste previsioni di 2 milioni di visitatori stranieri sono scese a soli 500mila.

A rincarare la dose, e scoraggiare ancora di più i visitatori, dallo scorso aprile Pechino ha cambiato – proprio per le "Olimpiadi" – il metodo di richiesta dei "visti", rendendolo più burocratico e più difficile. Nessuno, nemmeno stranieri che da anni lavorano in Cina, ha diritto a "visti" più lunghi di un mese o a molteplici entrate. Ogni richiesta deve essere corredata del percorso previsto, del biglietto di andata e ritorno, delle prenotazioni alberghiere.

Quello che per Pechino doveva essere l’evento per aprirsi al mondo sta diventando il suo contrario, in cui la Cina si richiude a "riccio" come non mai. Il "Ministero degli Esteri" ha difeso la politica sulle restrizioni dei "visti", dicendo che essa è necessaria per tener fuori dai confini nazionali "forze ostili" straniere.

Ma la "paranoia" della sicurezza investe anche la popolazione cinese. A Pechino sono già dispiegati migliaia di soldati. A questi si aggiungono 40mila poliziotti, 27.500 armati, 10mila guardie di sicurezza, 300 guardie "anti-terrorismo" e 15mila volontari della "guardia civile", oltre alla normale "rete" di informatori e spie. Da giorni chiunque usa la "metropolitana" della capitale deve passare attraverso controlli come negli aeroporti, sottomettendosi al "metal detector" e pronti ad aprire valigie e borse. Anche i passeggeri di viaggi in "pullman" verso le città dove si svolgono i "Giochi", vengono controllati nelle sale di aspetto e prima di salire sui "bus".  Il piano "anti-terrorismo" mira anzitutto a prevenire attacchi da musulmani "uiguri", "terroristi" tibetani, "evangelici" scalmanati. Ma la conclusione è che tutta la popolazione è sotto controllo. Proibito alle persone presentare petizioni, parlare coi giornalisti stranieri sui problemi della Cina, pubblicare sul "web" notizie sulla democrazia. Oltre 50 fra "attivisti", avvocati in difesa dei "diritti umani", giornalisti sono stati arrestati e condannati. Altri sono "consigliati" di rimanere a casa agli arresti domiciliari "volontari". Perfino dei sacerdoti della Chiesa "sotterranea" hanno ricevuto il consiglio di "sparire" in questo periodo, fino a dopo le "Olimpiadi".

I "Giochi olimpici", pubblicizzati come una "festa" di amicizia e di incontro fra i popoli, nelle mani di Pechino sono divenuti i "Giochi" del sospetto e del silenzio.