Ai "leader" che con un "voltafaccia"
saranno alle "Olimpiadi"

RITAGLI     Accettate pure le "lusinghe",     SPAZIO CINA
ma costringete Pechino a trattare

La bandiera cinese darà il via alla passione olimpica...

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 11/7/’08)

Galeotto fu il "G8". Sarà forse l’aria di crisi economica generale; o le promesse di nuovi contratti con il "gigante" cinese...
Sta di fatto che, incontrandosi in
Giappone con il Presidente cinese Hu Jintao, i "leader" delle otto nazioni più potenti, a poco a poco hanno sciolto le riserve e hanno promesso (giurato, perfino) che sì, saranno presenti alla "Cerimonia di apertura" delle "Olimpiadi" in programma a Pechino l’8 agosto prossimo, alle 8 e 8 di sera. Fra i "renitenti" rimane ancora il Cancelliere tedesco Angela Merkel, ma tant’è: l’"Unione europea" in blocco, in questo semestre rappresentata dalla Francia e da Nicolas Sarkozy, siederà nello Stadio "Nido d’Uccello". Fra i 91mila ospiti mondiali, il Presidente francese si godrà le spettacolari "Olimpiadi" che si preannunciano un "Osanna" alla grandezza della Cina, divenuta "imperatrice" dell’economia mondiale. Ma spettacolare è anche l’inversione a 180° di Sarkozy, che solo alcuni mesi fa, dopo la "repressione" in Tibet, aveva messo tante condizioni alla sua partecipazione: rispetto dei diritti umani, dialogo con il Dalai Lama...
La sua posizione era stata così dura che i cinesi hanno deciso di "boicottare" i prodotti "made in France", a cominciare da quelli in vendita nei supermercati "Carrefour".
Dire che la Cina sia cambiata in questi mesi è forse troppo: controlli e censure pesano sui "media" cinesi e stranieri; attivisti e personalità religiose sono in prigione; i dialoghi con il Dalai Lama sono solo l’occasione per continuare le offese al "leader" tibetano... Non è cambiato nulla: solo è divenuto più evidente che le "Olimpiadi" sono un mercato. E questo non solo riferito alle "sponsorizzazioni" e ai sospetti sulla gestione del "Comitato olimpico internazionale". La stessa presenza dei "leader" mondiali è divenuta una "moneta di scambio". Presenze in cambio di favori. La dichiarazione dell’ufficio di Sarkozy recita che il Presidente francese sarà a Pechino per «approfondire la sua amicizia strategica con la Cina», in cui sono forse compresi contratti per l’"Airbus", costruzione di centrali nucleari e di ferrovie ad alta velocità. L’idea di "boicottare" la "Cerimonia di apertura" dei "Giochi" non è mai stata una cosa seria.
Anzitutto, perché è contraddittoria: bisognava semmai non dare a Pechino le "Olimpiadi" già nel 2001.
Poi, perché è ormai troppo tardi e i "giochi" (economici) sono fatti: nessuno "sponsor" (e nazione) rinuncerà in questo ultimo mese, dopo aver "sovvenzionato" la manifestazione per 7 anni. Se si vuole impegnare Pechino su diritti umani, libertà religiosa, dignità del lavoro, ecologia c’era tempo prima, e ci sarà durante e dopo i "Giochi". A Sarkozy, Bush, Berlusconi, Fukuda si può chiedere che i diritti umani entrino costantemente nell’agenda commerciale. Più del "boicottaggio", è importante che i nostri governi costringano la Cina e le sue Università ad aprire un confronto sui diritti umani; che tutti coloro che commerciano con Pechino stilino contratti cui collegare condizioni "etiche": migliore trattamento degli operai, libertà di associazione, libertà di religione per le comunità locali, liberazione di qualche "dissidente". Insomma, avere davvero un rapporto con il "gigante" cinese, non trattarlo solo come un "partner" commerciale. Per questo le "Olimpiadi" possono essere un’occasione di rapporto con la popolazione cinese, con la sua società civile (così diversa dai suoi governanti), occasione in cui tessere legami e conoscenze, più forti e più solide delle "sponsorizzazioni" e degli sfruttamenti di "manodopera" a basso costo.