SCELTA STRATEGICA FRA LE NUOVE PORPORE

RITAGLI  ROMA PUNTA SULL'ASIA: DA LÌ VIENE IL FUTURO  SPAZIO CINA

Mons. Joseph Zen, Cardinale di Hong Kong!

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 25/3/’06)

Con la berretta rossa posta sul capo a Joseph Zen, Nicholas Cheong e Gaudencio Rosales, il Papa sembra fare una scelta strategica per il terzo millennio. La cosa è ancora più evidente se si pensa che egli ha preferito assegnare con urgenza la porpora cardinalizia a Hong Kong, Seoul e Manila, lasciando in attesa sedi di prima grandezza come Parigi, Barcellona e Dublino. In pratica, ha inteso potenziare l'Asia, rispetto ad altri continenti. In tutto ciò, Benedetto XVI segue l'intuizione che aveva dominato Giovanni Paolo II, il quale continuava a ripetere che «l'Asia è il nostro comune compito per il terzo millennio».
Con questi tre nuovi cardinali, la rappresentanza dell'Asia nel collegio cardinalizio sale a venti, alla pari con i numeri del Nord America. Nessuno però si stupisca. Per la Chiesa, l'Asia è la sfida più imponente: i quasi 4 miliardi di popolazione sono all'80% non cristiani. Mentre l'Europa è affetta da calo demografico, metà della popolazione dell'Asia è costituita da giovani sotto i 25 anni.
Ma l'Asia è il continente-chiave anche per il futuro del mondo, pur essendo il concentrato di tutte le contraddizioni del pianeta: antiche tradizioni religiose incontrano le società più avveniristiche e atee; le tigri più ruggenti del capitalismo mondiale vivono affianco (e anche collaborando) con gli ultimi rimasugli di comunismo; le più sofisticate manipolazioni genetiche vanno a braccetto con le più tribali barbarie. Condizioni paradossali che fanno miliardi di vittime: minoranze emarginate, poveri nelle periferie, fuoricasta disprezzati. Il mondo invidia le crescite economiche di Cina e India, ma pochi si rendono conto che più del 60% della popolazione del continente vive al di sotto della soglia della povertà.
Puntando sull'Asia,
Benedetto XVI vuole mettere Gesù Cristo e la dignità dell'uomo asiatico al centro del dibattito sugli sviluppi del continente. Sebbene dittature asiatiche e nazionalismi religiosi bollano il cristianesimo come "straniero", fra giovani e adulti di questo continente cresce il desiderio di dignità, democrazia, libertà. Se il mondo asiatico non vuole scoppiare nelle sue contraddizioni, deve recuperare il senso della sacralità della persona e riconciliare nella solidarietà le sue popolazioni. Non è un caso che già da tempo intellettuali indiani e cinesi vedano nella Chiesa un correttivo alle storture del nazionalismo e del materialismo ateo che soffoca le loro economie.
La piccola comunità cattolica (fra l'1 e il 2% della popolazione del continente) vive di grandi promesse: ogni anno milioni di nuovi battezzati fanno crescere la Chiesa al ritmo del 5%; la frequenza alla messa domenicale è del 50%. E a differenza di quanto avviene in Europa e Nord America, sacerdoti e vocazioni religiose sono in aumento. Già ora missionari coreani evangelizzano l'Asia e l'America latina; sacerdoti e fedeli filippini portano la fede fra i ricchi di Singapore o nei Paesi islamici del Golfo. Forse non passerà molto tempo che anche lembi d'Europa saranno rievangelizzati da missionari asiatici.
Del resto, già da ora, proprio i tre nuovi cardinali offrono spunti all'Asia e al mondo occidentale: da tempo il cardinale Zen afferma che l'Occidente capitalista è connivente con la mancanza di diritti umani in Cina; la lotta del cardinale Cheong contro la manipolazione degli embrioni da parte di pseudo-scienziati coreani, il suo sostegno alla ricerca sulle cellule staminali adulte, dice qualcosa anche alla scienza nostrana così malata di prometeismo affaristico. E il cardinale Rosales, nel suo impegno per i baraccati e contro l'aborto, dice che i poveri sanno celebrare la sacralità della vita più del ricco e disperato Occidente.