CINA - IL DIFFICILE DIALOGO

Oggi la Chiesa «patriottica» a Wuhu consacrerà il prelato Liu Xinhong.
Tre giorni fa è toccato a un altro presule a Kunming:
entrambe sono avvenute senza il permesso della Santa Sede.
Un fatto simile era accaduto nel 2000,
mentre circolavano voci di imminenti rapporti diplomatici.

RITAGLI   Vescovi, lo «strappo» di Pechino   SPAZIO CINA

Il cardinale Zen contro le nuove ordinazioni: «Distrutta ogni fiducia».
Il porporato di Hong Kong:
il Vaticano dovrebbe sospendere «ogni negoziato con la Cina».

Bernardo Cervellera
("Avvenire", 3/5/’06)

Un fatto «gravissimo che ferisce profondamente la comunione nella Chiesa cinese», ma anche «un segno della mancanza di libertà religiosa nel Paese»: così una personalità vaticana ha commentato le notizie diffuse ieri di una nuova ordinazione episcopale a Wuhu nell'Anhui (Cina centrale), dopo quella avvenuta il 30 aprile scorso a Kunming (Yunnan). Entrambe sono avvenute senza il permesso della Santa Sede. Quest'oggi a Wuhu, alle 8.30 locali, un gruppo di vescovi della chiesa ufficiale ha consacrato vescovo dell'Anhui Liu Xinhong, 41 anni, amministratore della diocesi. Da tempo Liu si diceva pronto ad essere ordinato. Ma molti suoi fedeli lo vedevano troppo vicino al governo e succube dell'Associazione Patriottica (Ap), organizzazione di controllo della Chiesa ufficiale, che ha come statuto la costruzione di una Chiesa separata da Roma. Il Vaticano aveva espresso il suo parere negativo. E all'inizio era sembrato che anche padre Liu avesse accettato la decisione della Santa Sede. Giorni fa sembra aver cambiato idea e ha accettato di essere ordinato anche senza l'avallo di Roma. Il 30 aprile a Kunming è stato ordinato vescovo Ma Yinglin, anch'egli 41enne, segretario generale dell'Ap. Anche per questo candidato la Santa Sede aveva dato parere negativo, perché troppo succube alle pressioni dell'Associazione patriottica, perché carente di esperienza pastorale. Anch'egli, pur titubante e timoroso, ha poi accettato di farsi ordinare secondo le indicazioni dell'Ap. Per molti cattolici cinesi questi gesti sono un vero e proprio «schiaffo in faccia al Vaticano», dopo che Pechino ha mostrato interesse a fare qualche passo per il dialogo in vista dei rapporti diplomatici. Per due anni Cina e Santa Sede erano giunte ad un accordo di fatto, per cui le ordinazioni episcopali dovevano avvenire con il consenso reciproco, con il Vaticano avente l'ultima parola. Sono avvenute così le ordinazioni dei vescovi di Shanghai, Xian, Wanxian, Suzhou. Rompere questo accordo di base è l'obiettivo di queste ultime ordinazioni. Fonti di "Asia News" in Cina hanno rivelato che Liu sta preparando altre 20 ordinazioni senza il permesso della Santa Sede. Esse servono a riaffermare il potere dell'Associazione Patriottica sulla Chiesa e soprattutto quello del vice presidente Antonio Liu Bainian, potenziando il carattere «nazionale» della Chiesa cinese e distruggendo il paziente lavoro di riconciliazione fatto da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI nel ricostruire il rapporto fra Roma e la Chiesa ufficiale e fra cattolici cinesi ufficiali e sotterranei. Il cardinale di Hong Kong, Joseph Zen, ha inviato fax alle due diocesi per scongiurare le due ordinazioni, che mettono i due neo-ordinati e i vescovi che hanno partecipato alla cerimonia in una posizione di scomunica nei fatti ("latae sententiae"). Per il cardinale Zen è anche necessario un chiarimento con Pechino. Secondo il porporato, «il Vaticano dovrebbe sospendere ogni negoziato con la Cina» perché Pechino «ha distrutto ogni fiducia… Dapprima dialogano, poi mettono davanti al fatto compiuto». Un fatto simile era avvenuto nel 2000. Mentre si diffondevano voci di imminenti rapporti diplomatici fra Pechino e Santa Sede, sempre Liu Bainian ha organizzato l'ordinazione di 12 (poi ridotti a cinque) vescovi a Pechino, senza il permesso della Santa Sede. La nuova prova di forza dell'Ap è motivata proprio dal tentare di distruggere l'avvicinamento fra Pechino e Santa Sede. In caso di relazioni diplomatiche, sia il governo che il Vaticano vogliono fare a meno dell'Ap. In molte regioni la tensione fra i segretari dell'Associazione Patriottica - dalla mentalità stalinista - e i fedeli, sotterranei e ufficiali, è tale da mettere in crisi il progetto di «società armoniosa» e vicina al popolo che Hu Jintao sta perseguendo. Da parte vaticana e della Chiesa ufficiale e sotterranea si fa sempre più strada l'idea di accettare l'iscrizione delle comunità e dei vescovi presso l'Ufficio affari religiosi governativo, senza però aderire all'Ap, proprio perché lavora per una chiesa nazionale e indipendente da Roma.