L'analisi
LO «STRAPPO» DELLA CINA
Una struttura maoista
destinata a crollare
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Il precedente
del gennaio 2000, quando i contatti si arenarono.
Eppure negli ultimi mesi si erano moltiplicati i segnali «positivi».
Bernardo Cervellera
Le ordinazioni episcopali
illegali di Kunming e Wuhu, duramente condannate da una dichiarazione ufficiale
della Santa Sede, sono un estremo tentativo di durare da parte dell'Associazione
Patriottica (Ap). Essa infatti rischia di scomparire all'avvicinarsi della
normalizzazione dei rapporti fra Cina e Santa Sede. Le ordinazioni sono state
imposte con «pressioni e minacce» dal vice presidente dell'Ap, il laico
Antonio Liu Bainian, che teme la totale marginalizzazione del suo ruolo.
È sempre più chiaro infatti che nell'istituire rapporti diplomatici fra Roma e
Pechino, il Vaticano vuole sia garantita piena libertà di religione eliminando
l'influenza di «organismi esterni alla Chiesa»; ma ormai anche Pechino è
tentata di fare a meno di un'organizzazione nata ai tempi di Mao, che crea
tensioni sociali e resistenze, mentre l'ideale di Hu Jintao è la «società
armoniosa».
La dichiarazione che la Santa Sede ha rilasciato ieri era dunque «necessaria»,
come ha affermato un sacerdote dello Shaanxi ad "Asia News". «Queste
ordinazioni illegali - ha detto - sono un grande ostacolo ai rapporti fra Cina e
Vaticano, ma sono soprattutto un elemento di divisione nella Chiesa cattolica.
Riportano la situazione della Chiesa a molti anni fa, quando il patriottismo e
la lealtà verso il partito comunista la vinceva sul rapporto col Papa. Se il
Vaticano non parlava, la Chiesa ufficiale rischiava di essere fagocitata dentro
l'Associazione Patriottica, cambiando la sua natura di Chiesa cattolica. La vera
Chiesa ubbidisce sempre al Papa. Se è vero che vi sono altre 20 ordinazioni
illegali che l'Ap vuole mettere in atto, possiamo dire addio per almeno 30 anni
alla Chiesa cattolica in Cina». Un fatto simile è avvenuto il 6 gennaio del
2000, quando l'Ap ha preteso di voler fare ordinare 12 vescovi in modo
illegittimo.
Nei mesi precedenti, nel '99, si era molto parlato di segnali di distensione e
di possibili rapporti diplomatici ed anche allora Liu Bainian ha costretto con
pressioni e menzogne 5 sacerdoti a diventare vescovi (gli altri 7 in programma,
avendo saputo che non vi era il permesso del Vaticano, hanno rifiutato). Quel
gesto è stato utile per allontanare lo "spettro" delle relazioni
diplomatiche per diversi anni.
Nell'ultimo anno si sono moltiplicati segni di dialogo: messaggi per la salute
del Papa malato; messaggi di condoglianze alla morte di Giovanni Paolo II;
incontri fra rappresentanti vaticani e cinesi; invito alle suore di Madre Teresa
ad aprire una casa in Cina. Intanto, in tutti i decenni di pontificato di Papa
Wojtyla era cresciuto molto forte il senso del rapporto con la Santa Sede: negli
ultimi 2 anni le diverse ordinazioni episcopali nella chiesa ufficiale sono
tutte avvenute secondo le indicazioni del Pontefice.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso non è stata - come pensano alcuni -
la nomina cardinalizia al vescovo di Hong Kong, campione di fede e di
democrazia: è stato piuttosto l'invito di Benedetto XVI ai quattro vescovi
cinesi a partecipare al Sinodo sull'Eucarestia. In quell'occasione il Papa
"ha osato" invitare vescovi a Roma senza passare attraverso l'Ap e
"ha osato" chiamare vescovi ufficiali e vescovi sotterranei insieme,
mostrando che la Chiesa in Cina è una e legata al pontefice. L'Associazione
Patriottica ha visto in questo gesto il suo fallimento: nata per dividere i
cristiani e creare una chiesa nazionale, se li ritrova sempre più legati a
Roma; nata per contrastare l'influenza del Vaticano come "Stato straniero e
nemico", vede l'approssimarsi delle relazioni diplomatiche.
Proprio per questo, negli ultimi mesi Liu Bainian e i segretari dell'Ap hanno
percorso tutta la Cina per convincere e minacciare vescovi e preti ufficiali
all'obbedienza verso la sua organizzazione. Nello stesso tempo ha fatto
scomparire vescovi sotterranei, ha fatto distruggere edifici e chiese
domestiche; mandato sacerdoti in prigione.
Resta da vedere quanto il governo cinese abbia solo "sopportato" le
gaffe di Liu Bainian e quanto le condivida. In ogni caso, la dichiarazione
vaticana ha messo in chiaro che le relazioni diplomatiche servono alla Chiesa
cattolica per garantire la libertà religiosa e permettere un contributo
essenziale dei cattolici alla società cinese, tanto bisognosa di uno sviluppo
più umano. Vale la pena notare infatti che in questi giorni il problema delle
relazioni diplomatiche con Taipei - così gonfiato in altri periodi - non è
stato nemmeno citato.