RITAGLI L'oro si prova con il Fuoco DIARIO

P. Jesús Castellano Cervera, O.C.D.
( Dal Bollettino del Santuario della Madonna del Boschetto, Camogli )

Spesso siamo pronti ad affrontare gli ostacoli che ci possono venire dai nostri nemici, ma non le prove messe sul nostro cammino dal Padre. Eppure Dio mette spesso in crisi le nostre sicurezze, intervenendo nella nostra vita, obbligandoci a sceglierlo non solo nella gioia, ma anche nella sofferenza. Ma non dobbiamo aver paura: Dio vuole solo che mettiamo a nudo le nostre ferite, per guarirle.

Nella nostra vita di discepoli non è sufficiente l'ascesi, anche se è la più lucida e generosa, ci vuole pure la purificazione e la prova. Con i nostri programmi di vita e di ascesi non arriveremo molto lontano.
Le cure che ci procuriamo sono soltanto a livello superficiale; per una salvezza interiore ci vuole l'opera di Dio che ci conosce fino in fondo e può intervenire in profondità, a livello del cuore, dei pensieri nascosti, delle tendenze che spesso sfuggono anche al nostro controllo. Il Padre, dice Gesù, pota ogni tralcio che porta frutto, perché porti più frutto. Si tratta quindi di una grazia per una fecondità più grande.
Spesso crediamo che tutto si risolva nella fedeltà che comporta la lotta contro il nemico e non faciamo i conti con la prova dell'amico, con la potatura di Dio. È bene domandarsi perché Dio prova, perché il Padre pota i tralci e come lo fa, per avere nella nostra esperienza criteri di discernimento e risposte adeguate.
Dio prova perché senza la prova di Dio non andiamo avanti nel cammino della santità e il dinamismo della nostra vita cristiana si blocca in un'aurea mediocrità: scorre la linfa di Cristo ma scorre languida, senza slancio.
Ma come «pota» il Padre i tralci del suo Figlio? Con le prove. Possono essere tante. Spesso non abbiamo il necessario realismo e discernimento per «leggere» questi interventi di Dio come una grazia ed un passaggio del Signore nella nostra vita. Possiamo dare la colpa a noi stessi o agli altri. Neutralizziamo così la sua azione, rimane inascoltata la sua voce, turiamo gli orecchi e si indurisce il cuore, e continuiamo per la nostra strada. È anche questo un rischio. Forse non siamo capaci di capire che le prove di Dio sono molto normali, si innestano sui propri bisogni e difetti come una cura adeguata, creano inquietudine per una ricerca più autentica della sua volontà.
Prove di Dio possono essere: una aridità nella preghiera, anche quando la vogliamo vivere e ricercare; una malattia inspiegabile, un incidente inatteso che blocca lavori e piano di vita; una delusione profonda che ci viene procurata da persone nelle quali abbiamo posto la nostra fiducia; una situazione imprevista e mortificante che sconvolge i nostri piani; una accusa ingiusta che ci mette in cattiva luce presso gli altri; un cambiamento di posto di lavoro al quale ormai ci eravamo abituati e che ci dava gioia e sicurezza. E poi, tante altre prove passive non cercate, un risveglio di passioni che si credevano sopite, momenti di fragilità inspiegabili dopo anni di serenità... E quanto altro Dio può operare nei nostri confronti, lui che ci conosce, per riportarci alla verità. Tutte situazioni non cercate, perché nessuno di noi si programma nella propria vita spirituale le prove che sono poi quelle che ci fanno crescere... Ecco tanti modi con i quali il Signore può rendersi presente nella nostra vita con un'offerta di novità, con una chiara volontà di farci uscire dalla mediocrità, di farci fare un balzo in avanti in una crescita umana, cristiana, apostolica.
Davanti a queste prove concrete vi è il rischio, si diceva, di rimanere in un atteggiamento di superficialità, di reagire con un certo disagio interiore, di prendersela con Dio che non corrisponde alla nostra fatica nel suo servizio, o di infuriarsi con chi può essere il diretto responsabile umano di certe situazioni, o rassegnarsi senza speranza e senza apertura a Dio. Ma gli effetti sono molto concreti. L'uomo che si credeva sicuro nella sua spiritualità cade nella malinconia, nella tristezza, nella critica distruttiva, e si rifugia di nuovo nella sua aurea mediocrità.
Per questo è necessario discernimento. Ad ogni sintomo di prova, al taglio della potatura bisogna essere attenti. È Dio che passa nella nostra vita. È il Padre che sfoltisce da germogli superflui il tralcio. E questo è grazia, un intervento di Dio carico di vita e di novità spirituale. È forse arrivato il momento di una nuova conversione provocata da lui per una vita rinnovata, di una grazia che apre nuove strade e approfondisce il nostro livello di donazione e sblocca una crescita nella santità. Dono di Dio ed azione sanatrice e misericordiosa.
Non bisogna ribellarsi alla potatura di Dio, ma accoglierla con gioia. È grazia per noi e per la Chiesa, per portare più frutto. Sì, perché la mediocrità nella Chiesa contrasta l'amore puro, le virtù solide, lo slancio profetico, la generosità nelle iniziative, la credibilità nella testimonianza.
Invece quando la prova viene capita e vissuta si ha l'opportunità di fare con questo passaggio di Dio un salto di qualità nella nostra vita o nelle motivazioni della nostra esperienza cristiana. Di solito la vita cambia poco, ma la novità delle motivazioni dà nuovo fervore, ordine, slancio al nostro agire. Si compie una seconda, lucida scelta di Dio. Anche questa operazione misteriosa del Dio che ci conosce e ci ama, che vuole portare fino in fondo il suo disegno, che non si rassegna ad una nostra situazione di tiepidezza, è per la nostra gioia piena, per il frutto più abbondante.
Non bisogna aver paura che Dio intervenga nella nostra vita, e che intervenga con prove adeguate ai nostri bisogni. Forse a causa di questa paura ci sentiamo più scoperti da Dio che incide là dove è la ferita, scopre la nostra fragilità che volevamo tenere nascosta. Ma è l'unica forma per essere guariti, rinnovati. Dipende da noi la fedeltà a questo intervento di Dio.