Cina - La coraggiosa testimonianza di un giovane sacerdote

RITAGLI    Io, prete clandestino    SPAZIO CINA

Rapporti delicati con le autorità, mancanza di riferimenti pastorali,
scarsità di risorse…
Vita quotidiana di una Chiesa che, nonostante tutto,
guarda al futuro con speranza.
Pubblichiamo la testimonianza di un giovane prete cinese,
che, per ragioni di sicurezza, indichiamo con uno pseudonimo.
Per lo stesso motivo abbiamo omesso indicazioni geografiche specifiche.


Paolo Zhao Chang
("Mondo e Missione", Marzo 2007)

Nella provincia di X. in cui vivo, situata nel nord-est della Cina continentale, i cattolici sono circa 100 mila su una popolazione di quasi 40 milioni. Tra loro operano un’ottantina di sacerdoti. Nella nostra zona la Chiesa è molto sviluppata, malgrado le pressioni a cui è stata sottoposta. I cattolici, da 50 mila che erano nel 1949, oggi sono il doppio di allora. Molti nuovi cattolici sono il frutto del nuovo contesto che si è venuto a creare dopo il 1980, nonché del lavoro apostolico dei giovani sacerdoti locali.
Questo dinamismo ecclesiale si deve in particolare a un vescovo, da poco defunto, che si è impegnato molto per la vita della Chiesa.  A lui si deve la ricostituzione del clero nella diocesi di Y. e la fondazione del seminario diocesano, oltre che di una congregazione religiosa femminile. Nel 1986 i preti in tutta la provincia erano pochi e tutti anziani; oggi sono ottanta, con un’età media di 34 anni. Le religiose sono una sessantina; una quindicina i seminaristi.
Nella nostra provincia la Chiesa è divisa in due comunità, quella cosiddetta ufficiale e quella clandestina. Di recente abbiamo cercato di registrare il vescovo presso il governo, senza la mediazione dell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi o della Conferenza episcopale cinese (organismo anch’esso controllato dallo Stato - ndr). Ma invano, con nostra grande delusione. Purtroppo, il governo considera ancora importante la preminenza dei due «organismi» suddetti e la sottomissione ad essi. Il governo locale non può fare niente per cambiare la politica religiosa del governo centrale. La nostra situazione può essere così descritta: il governo provinciale ci lascia lavorare come se non ci fosse.

Nei rapporti tra governo e comunità cattolica ufficiale, noi siamo considerati appartenenti alla «Chiesa clandestina». Tuttavia conosciamo benissimo la nostra situazione e manteniamo saldi tre principi. In primo luogo non partecipiamo in nessun modo all’Associazione patriottica dei cattolici cinesi, anche se questa è l’unica condizione per ottenere riconosciuta la nostra identità sacerdotale da parte del governo. Secondariamente, manteniamo un dialogo amichevole con i dirigenti locali dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi; cerchiamo di coltivare un’amicizia sincera con i governanti. Infine, teniamo come bussola la posizione del Santo Padre: c’è una sola Chiesa cattolica in Cina, sebbene scorra in due correnti (la comunità ufficiale e quella clandestina), e i cattolici di tutte e due sono uniti dalla stessa fede, in obbedienza al Papa. Siamo consapevoli che le divisioni della Chiesa in Cina sono dovute a condizionamenti politici. Per questo, restiamo convinti che si possa testimoniare la fede in diversi modi, secondo le situazioni, senza cadere nella tentazione di accusarci a vicenda. Lo sforzo e le energie maggiori vanno indirizzate all’evangelizzazione del popolo cinese e al servizio della società cinese. Col tempo, le cose potranno cambiare.
Proverò ora a esaminare quali siano i canali di trasmissione della fede nella nostra situazione. Partirei dalla famiglia cattolica tradizionale. Malgrado le molte sfide, la fede viene tuttora trasmessa innanzitutto nelle famiglie cattoliche.

Mi permetto di dare una testimonianza personale, di come la mia fede sia cresciuta in seno alla mia famiglia. Sono nato in una città industriale del nord-est. Sono stato battezzato pochi giorni dopo la nascita nella mia famiglia da un laico cattolico. Quando rifletto sulla fede ricevuta, spontaneamente ringrazio il Signore che ci ha dato gli anziani per trasmettermela.
Noi cattolici cinesi viviamo in un ambiente ateo che nega, opprime e deride la religione. La fede l’ho ricevuta da mio nonno e da mia nonna, è cresciuta all’interno di una famiglia cattolica tradizionale, pur avendo ricevuto un’educazione comunista e atea. Ricordo che tutta la famiglia recitava insieme, segretamente, il rosario e il vespro, con le finestre e le porte chiuse. Così si trascorreva, vent’anni fa, anche la notte di Natale, senza Messa e senza sacerdote.
Nelle città molti nuovi convertiti cercano la verità e il senso della vita. Si tratta per lo più di intellettuali, studenti universitari, e pensionati che avvertono un grande vuoto spirituale. Conoscono la fede generalmente attraverso i libri, il contatto con amici e parenti cattolici, con poche possibilità di un’educazione sistematica. Frequentano la comunità cattolica per almeno sei mesi, e dopo un piccolo esame di catechismo, vengono battezzati. È un’altra modalità di approdare alla fede, che riguarda una fascia di persone con una certa preparazione culturale.
In Cina, i cristiani protestanti aumentano più velocemente dei cattolici; molti adulti - va detto - sono approdati alla Chiesa protestante a partire da esperienze personali di guarigione. Noi non abbiamo certo annunciato la fede come la buona medicina che può guarire ogni malattia, ma sembra che le guarigioni di ogni tipo costituiscano la ragione principale per cui così tanta gente si fa cattolica, almeno nelle zone rurali.
Una strada frequente grazie alla quale si diffonde la fede cattolica è quella dei matrimoni. I giovani cattolici non riescono a trovare sempre sposi o spose cattolici, quindi chiediamo loro di coinvolgere i loro ragazzi o ragazze in un cammino di fede. Prima di sposarsi devono ricevere il battesimo; inoltre, il periodo di fidanzamento corrisponde anche al periodo di catecumenato. Secondo la mia esperienza pastorale, i nuovi fedeli portati alla pratica religiosa lo sono a causa del matrimonio. Sono anche molti i "neo-battezzati" che diventano l’avanguardia della missione. Sentiamo la necessità di disporre di sacerdoti cinesi adatti per accompagnare i giovani cattolici.

Il punto è che i sacerdoti della provincia sono giovani; mancano i sacerdoti di età tra i 50 o 60 anni da imitare, per avere un aiuto nel superare i problemi legati alla situazione pastorale o di tipo personale. Quando siamo tristi a causa delle difficoltà di lavoro, non possiamo rivolgerci a sacerdoti anziani ai quali chiedere consiglio o con i quali confrontarci su come risolvere i problemi. Fra di noi giovani sacerdoti è facile trovare il confessore, ma difficile incontrare un padre spirituale. I sacerdoti non soltanto sono poco formati, ma non sanno nemmeno quale sia la figura del prete nel tempo contemporaneo in Cina. Un giovane sacerdote della mia diocesi mi diceva: non so quale sia il modello sacerdotale oggi, nella nostra diocesi non ho trovato nessun esempio come risposta. Noi giovani sacerdoti dobbiamo affrontare questa sfida di come realizzare la nostra identità nel terzo millennio, senza avere esempi da seguire, persone vicine che possano consigliarci.
I preti clandestini celebrano la Messa anche nelle case private, mangiano e dormono nelle famiglie dei fedeli. Non abbiamo un luogo privato per studiare o per riposarci; siamo sempre in movimento nel nostro territorio. Ad esempio: nella mia parrocchia ci sono cinque chiese da amministrare, ma ho anche una cinquantina di posti da visitare. Per darvi un’idea: la vastità della parrocchia è come la metà di Milano, ma non abbiamo un’auto, ogni anno spendiamo molto per i viaggi con mezzi pubblici e naturalmente perdiamo molto tempo per strada.
Se guardo all’attività pastorale, posso dire che molto tempo è assorbito dall’amministrazione dei sacramenti ai fedeli. I cattolici cinesi si accostano con grande frequenza al sacramento della confessione e partecipano alla Messa; tra loro vi sono molti vecchi, donne, bambini. Una volta, prima della notte di Natale ho ascoltato le confessioni per nove ore, il giorno dei Santi e dei Morti, in novembre, ho celebrato sette Messe in vari luoghi.
Nell’approccio pastorale dividiamo i nostri parrocchiani in due categorie: i cattolici non tradizionali, battezzati da poco e i fedeli di lunga data. Ai primi teniamo molto, perché hanno ancora bisogno di crescere in comunità nella propria fede, di conoscerne di più il contenuto. I "neo-battezzati" si trasformano facilmente in volontari missionari e portano catecumeni alla Chiesa. I «vecchi cattolici» invece rimangono fermi allo stile "pre-Vaticano II": tendono a chiudersi in se stessi, hanno paura di essere missionari attraverso la loro testimonianza.

Quella in Cina è una Chiesa che legge il testo delle preghiere, non è una Chiesa che prega. I pastori e i fedeli cinesi non conoscono bene il rinnovamento della vita ecclesiale, quindi dobbiamo con pazienza spiegare che molte cose sono diverse dal passato. I cattolici di antica data non sono sempre d’accordo con i parroci, le loro abitudini e i loro pregiudizi sono alcuni degli ostacoli al rinnovamento della Chiesa in Cina. Da una parte la situazione sembra molto grave e abbastanza preoccupante, d’altra parte c’è sempre speranza. Come in molte situazioni difficili dobbiamo guardare a tutto ciò con gli occhi della fede. Con l’aiuto di Dio e la carità fraterna speriamo che venga presto la "primavera" della Chiesa cinese!

( Ha collaborato Padre Giancarlo Politi. )