Appello dell’arcivescovo
ai giovani:
«Voi siete indicati come il futuro della città:
oggi siete chiamati ad esserne anche il presente,
la realtà viva di una metropoli che è la vostra».
Il cardinale
Sepe: condanna senza limite
contro ogni forma di violenza e malaffare.
Migliaia di persone hanno partecipato alla veglia in cattedrale,
voluta dall’arcivescovo a conclusione della giornata di digiuno e preghiera
contro i mali della città. Testimonianza di un prete di Scampia:
«Ho celebrato 75 funerali di uomini uccisi da Caino,
anche se non tutti erano Abele».
Da
Napoli, Valeria Chianese
("Avvenire", 8/11/’06)
Napoli cerca la pace, vuole la
pace. La invoca riunendosi intorno al suo cardinale nella Cattedrale a
conclusione di una giornata di preghiera e digiuno per «restituire a questa
terra, tra le più belle che Dio ha creato, la forza dell'amore, della
condivisione, della comunione - come ha detto l'arcivescovo
Crescenzio Sepe -
perché il nostro popolo dal grande cuore, possa ritrovare in se stesso la
speranza che illumina il domani». E il popolo napletano, credenti e non
credenti, laici e religiosi, gruppi e movimenti, associazioni e autorità era
ieri sera dinanzi all'altare per condividere la preghiera, per affermare quei
valori, morali e civili, che appartengono a tutti: legalità, solidarietà,
fratellanza e rispetto.
La voce del cardinale è risuonata forte sotto le arcate della Cattedrale e
fuori, nei vicoli, fino alle colline, fino al mare: «Se siamo qui è per
affermare, e gridare a voce alta, che le forze del male - la camorra, il
«sistema», la malavita organizzata e non, i cultori, grandi e piccoli, dei
soprusi quotidiani - troveranno il passo sbarrato. La condanna che la Chiesa di
Napoli esprime contro ogni forma di violenza e di malaffare è senza limite,
come è senza limite la sua capacità di amare. È per questo che non daremo
tregua, con la parola, con la denuncia, con il contrasto delle opere, a chi
attenta con la violenza e il malaffare alla speranza e al futuro della città.
Quel «Mai più la violenza» pronunciato da Giovanni Paolo II a Scampia, sarà
il marchio a fuoco del nostro impegno. E continueremo, come Chiesa, con
l'apporto dei nostri sacerdoti, a percorrere la città passo per passo per
esserle più accanto e per capire meglio i suoi bisogni, pronti a colmare anche
i nostri ritardi. Non daremo tregua, insomma, neppure alla nostra capacità di
amare, consapevoli che Napoli - la sua storia e la sua gente - ha diritto a un
impegno alto e totale. È questo che si chiede oggi, in vista di un autentico
riscatto morale e sociale; e per questo, a partire da me, suo Pastore, siamo
oggi convocati».
«Per tutti noi - ha sottolineato ancora l'arcivescovo - sono giorni di grande
sofferenza e di forti tensioni. Come già in passato, noi napoletani, credenti
in Cristo, ci riuniamo per pregare, certi che il Signore, soprattutto in questo
momento difficile e drammatico, non ci ha voltato le spalle, ma sta in mezzo a
noi e ascolta il nostro grido di angoscia e di dolore, pronto a chinarsi sulle
nostre ferite per guarirci e infonderci speranza. La recrudescenza della
violenza, che infanga le nostre strade e abbruttisce il volto bello delle nostre
città, non può e non deve lasciarci indifferenti, ma indurci a gridare il
nostro "no" contro ciò che offende Dio e opprime la dignità dell'uomo.
Certamente quello che sta accadendo nelle nostre città, questa esplosione di
violenza e di morte, organizzata o meno che sia, ci interpella tutti:
istituzioni civili, Chiesa e tutti i cittadini di buona volontà. Ben vengano,
perciò, progetti a breve e lungo termine che siano capaci di estirpare
efficacemente e radicalmente i mali profondi che deturpano la bellezza
materiale, morale e religiosa del nostro popolo. Ma ognuno di noi, soprattutto
se cristiano - ha ammonito il cardinale - deve assumersi le proprie
responsabilità senza delegare ad altri la soluzione di ogni problema. Dobbiamo
confessare che forse anche noi, invece di testimoniare la carità e la speranza
contro le tante forme di sfiducia e di disfattismo, di apatia, di indolenza o,
peggio ancora, di omertà, ci siamo resi colpevoli di quel peccato sociale non
opponendoci con coerenza e determinazione, a quella cattiva condotta civile che
ha fatto del furto, dello strozzinaggio, della violazione delle regole del
vivere onesto e civile quasi una mentalità che giustifica i propri
atteggiamenti illegali con l'alibi che "così fan tutti". Tutti
dobbiamo rispettare le regole, comprese le istituzioni, le quali sono tenute ad
esigere che esse siano osservate da tutti i cittadini».
Ma non si può parlare di Napoli senza parlare dei giovani e così il cardinale
Sepe si è rivolto a loro. «Voi venite indicati - ha detto - come il futuro della
città. Oggi siete chiamati ad essere qualcosa in più. Vi si chiede di essere
anche il presente, l'oggi, la realtà più viva di una città che dovete sentire
vostra più che mai, ora che ha più bisogno del vostro amore, delle vostre
energie e del sano orgoglio di sentirvi napoletani, cittadini di una comunità
che, pur nei momenti più drammatici, ha saputo mettere mano alla propria storia
e costruirla grande, e degna di essere vissuta e ammirata. In una parola siete
chiamati non solo a rappresentare ma ad essere il volto autentico di Napoli.
Come e più di Napoli voi siete le vittime di una violenza sempre più cupa che
cerca disperatamente di portare sfregio non solo ai volti, ma all'anima della
città e dei suoi giovani. Davanti alla vostra generosità e ai vostri impegni
abbiamo il dovere di dare ragione della nostra speranza».
Don Vittorio Siciliani, da 38 anni sacerdote a Scampìa, combattente della pace,
testimone oculare di cinque omicidi, che ha celebrato 75 funerali per uomini
«uccisi dalla mano di Caino anche se non tutti erano Abele», ha portato la sua
testimonianza di parroco di frontiera. «La pace, l'esigenza della giustizia, la
scelta della non violenza - ha detto - nascono alla scuola di Gesù, di Martin
Luther King, di don Milani. Nel '78 a Scampìa il sogno della pace è sfumato.
Non mi vergogno di dire che ogni mia denuncia era pagata dalla mia gente e per
amore del mio popolo io tacerò. Al Signore io chiedo: "Non abbandonare Napoli,
non abbandonare Scampìa"».
Rivolto al Signore l'appello del cardinale: «Ai tuoi piedi, rinnoviamo
l'impegno di fedeltà al messaggio perenne del Tuo Vangelo: mai più offese
contro i nostri fratelli, mai più ricorsi alla logica della violenza, mai più
discriminazioni, esclusioni o oppressioni, mai più disprezzo del povero e
dell'abbandonato. A tutti vogliamo annunziare la Buona Novella della civiltà
dell'amore».