CHIESA IN ITALIA
Fino a
domani l’incontro della Uac,
associazione che nel nostro Paese conta 5mila ministri ordinati.
Il presidente monsignor Peri:
promuovere la spiritualità diocesana, compito di tutti i battezzati.
A
Napoli la 19ª assemblea nazionale dell' "Unione apostolica del clero"
(Uac),
che completa il suo ciclo triennale sull'Eucaristia.
Da Napoli, Valeria Chianese
Camminare insieme: è
invito, è "slogan", è richiesta. È il passo che dovrebbero sempre
tenere i ministri ordinati per vivere la quotidianità diocesana,
comunitariamente, fraternamente. È mezzo e meta. È segno della Chiesa
missionaria, evangelizzatrice, concreta. «Le isole stanno bene nell'oceano, ma
non nella Chiesa» - commenta efficacemente monsignor Vittorio Peri, presidente
dell'"Unione
apostolica del clero",
riunita nella XIX Assemblea nazionale, in corso fino a domani a Napoli, per
concludere un percorso triennale ed aprire quello successivo. «La spiritualità
diocesana non è solo dei ministri ordinati, e dei vescovi in primo luogo che ne
sono i primi garanti e promotori, ma di tutti i battezzati, perché non è un di
più facoltativo della vita di fede, ma un elemento costitutivo - ribadisce Peri
- . Sosteniamo l'azione pastorale dei ministri ordinati per favorire la crescita
di autentiche comunità cristiane attorno al loro vescovo».
Nella prospettiva della spiritualità diocesana il cammino di questi tre anni
dell'"Unione apostolica del clero" è stato incentrato sul sacramento
dell'Eucaristia sotto i suoi tre aspetti di Parola annunciata ("fractio
Verbi"), Parola celebrata ("fractio Panis") e Parola vissuta
("fractio Vitae"), sottolineando la pluralità delle frazioni
eucaristiche e l'unità della comunione ecclesiale. «La frazione della Parola
conduce all'unità della fede, la frazione dell'Eucaristia ravviva l'unità
della speranza, la frazione della vita fa sperimentare l'unità della carità»
- dice don Alberto D'Urso, vicepresidente nazionale vicario dell'"Unione
apostolica del clero", spiegando il tema dell'incontro napoletano, «Dalla mensa
della Parola e del Pane alla mensa della Carità». Anche il bel mosaico
dell'abside nella chiesa parrocchiale di Santa Croce a Bari, scelto come marchio
per questa Assemblea richiama il cammino triennale fin qui fatto con il logo del
Congresso eucaristico e i volti di tre grandi santi: Antonio
di Padova, il
sapiente nunzio del Vangelo, Pio da Pietrelcina, l'innamorato di
Cristo-Eucaristia, e Madre Teresa di Calcutta, icona del Buon Samaritano. Alla
carità come forma della Chiesa locale, quindi alla condivisione della vita
nell'Eucaristia, si riferisce monsignor Sandro Panizzolo, rettore del Seminario
di Padova: «Durante la sua vita terrena Gesù ha dato alla Chiesa gli elementi
strutturali della sua forma visibile: l'annuncio del Regno, la chiamata dei
Dodici, l'incarico a Pietro, l'istituzione dell'Eucaristia sono quelli
tradizionalmente segnalati - osserva - . Si passa però a volte sotto silenzio
il fatto che Gesù ha voluto dare al gruppo dei suoi discepoli la forma di una
nuova famiglia. Eppure questa realtà emerge con prepotenza dalle pagine del
Vangelo. Questa nuova famiglia non è circoscritta soltanto a chi lo segue di
paese in paese, ma comprende anche coloro che accolgono il messaggio del Regno e
così adempiono la sua volontà». È la "forma" delle comunità, di
base, parrocchiali e diocesane, alla cui verifica don Panizzolo richiama: sono
comunità caratterizzate dall'amore o segnate da attivismo e "girandola" di
iniziative, burocrazia e uffici, liturgismo e psicologismo? «La Chiesa - è la
riflessione - in quanto inabitata dallo Spirito acquista interiormente la forma
della comunione, della "carità/agape"». E carità e comunità
cristiana formano un binomio inscindibile, anche nel mondo di oggi, pur in
profonda trasformazione. «Le diverse forme di carità e lo stesso
"principio-carità" che anima la Chiesa trovano la loro
giustificazione anche in riferimento alla nuova sensibilità che caratterizza il
nostro tempo» sottolinea monsignor Vito Angiuli, provicario generale di
Bari-Bitonto. La carità rappresenta un valore profondamente attuale e sentito e
per questo e perché costituisce l'essenza stessa di Dio e della Chiesa occorre
ovunque ripartire da essa.