Evangelizzare
la Cina grazie ai suoi stessi «figli»:
ecco la sfida di un precursore dell’«inculturazione» del cattolicesimo,
come il sacerdote di «Propaganda Fide».
La diocesi: «Riscopriamo questo apostolo del ’700».
Da Napoli,
Valeria Chianese
("Avvenire", 4/1/’08)
Nel cuore antico di Napoli,
in quella parte della "Sanità" denominata "Vergini", è
racchiuso un "grumo’ di vicoli e di scale battezzato con l’esotico nome
di "Cinesi".
A suggerirlo secoli fa non fu un’accesa fantasia, ma il riflesso di una
presenza quotidiana. I primi cinesi giunti a Napoli erano cinque, sbarcati il 20
novembre 1724 al seguito di padre Matteo Ripa, missionario in Cina: quattro
giovani allievi e un maestro, Gioacchino Wang. In Cina,
dove aveva preso il nome di Ma Kuo-hsien, padre
Ripa – benvoluto dall’imperatore
Kangshi che ne apprezzava le doti artistiche – aveva svolto un’intensa
attività come missionario cattolico, specie tra i giovani. A lui si deve l’intuizione
del «clero indigeno»: evangelizzare la Cina con gli stessi cinesi. Un’idea
che gli si affacciò mentre battezzava un ragazzo tredicenne, che poi fu tra
quelli che lo avrebbero seguito a Napoli, nel giorno di San Giovanni Battista
del 1714.
Perfezionato il progetto, nel 1719 aprì una scuola per catecumeni e
collaboratori cristiani cinesi. E a Napoli si apprestava a continuare quell’esperienza:
sarebbe stato l’inizio una nuova affascinante lunga storia.
Su di una delle tante "salitelle" della "Sanità" padre Ripa
acquistò dalla Congregazione benedettina degli "Olivetani" un "palazzetto"
con annessa Chiesa, indicato come "Villa Pirozzi", per fondarvi il suo
Seminario «in servizio delle Missioni tra gli Infedeli », prosecuzione dell’Istituto
avviato in Cina. Spiega padre Aldo Caserta, che su padre Ripa ha scritto un
breve saggio: «Sorsero non poche difficoltà nei rapporti tra le autorità
religiose e civili. Papa Benedetto XIII scaricò la fondazione della nuova
istituzione sul viceré di Napoli Michele Federico von Althan, il quale a sua
volta chiese il parere favorevole del Consiglio collaterale e del Cappellano
maggiore. Ma le autorità politiche napoletane erano perplesse perché Napoli
era già piena di istituzioni religiose. Padre Ripa, tenace e intraprendente,
convinto della bontà dell’iniziativa ispiratagli dal Signore, si recò a
Vienna per incontrare l’imperatore Carlo VI d’Asburgo da cui Napoli
dipendeva. Soggiornò a Vienna dal luglio 1726 al maggio 1728. Fu ricevuto due
volte dall’imperatore ottenendo la regia protezione alla nuova fondazione
ecclesiastica a Napoli. Aveva anche promesso di preparare non solo sacerdoti
cinesi, ma interpreti della lingua cinese e indiana, necessari per l’imperiale
"Compagnia Navale di Ostenda" che era sorta nel 1722».
Nacque così il "Collegio dei Cinesi e degli Indiani".
Approvato dal Papa, sostenuto dall’arcivescovo di Napoli cardinale Francesco
Pignatelli, fu inaugurato il 16 aprile 1729, Giovedì santo. Il complesso dell’"Opera"
di padre Ripa era costituito da un grande corpo di fabbrica nel quale ebbero
sede il Collegio; la Congregazione della "Sacra Famiglia di Gesù
Cristo" (sacerdoti e chierici); il Convitto per sacerdoti e chierici, al
quale nel 1729 si iscrisse anche sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Nella
Chiesa dedicata all’Assunta padre Ripa collocò l’omonima Confraternita,
detta anche dei "Cinesi". L’"Opera" fiorì egregiamente
fino alla morte del fondatore avvenuta in odore di santità il 29 marzo 1746. La
sua tomba nella Chiesa dell’Assunta fu sempre visitata e tenuta in onore dai
membri della Congregazione e del Collegio, dal clero di Napoli e dai molti
fedeli devoti.
Dopo la trasformazione del Collegio in "Istituto Universitario
Orientale" e la soppressione della Congregazione, il complesso edilizio del
Collegio e la tomba di Padre Ripa persistono in un abbandono che non è sfuggito
all’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, che ha annunciato una
serie di iniziative «per rilanciare la conoscenza della geniale personalità e
dell’opera del servo di Dio padre Matteo Ripa. Dal recupero delle ossa alla
riapertura della Chiesa dei "Cinesi" fino ad un grande Convegno
internazionale sulla cultura cinese e sui rapporti con la Cina da tenersi presto
a Napoli». L’appello del cardinale ha già ricevuto una prima risposta: un
finanziamento regionale per il restauro della Chiesa.