Dal Mediterraneo
a Pechino, andata e ritorno.
La grande avventura di un prete senza frontiere.
Una nascita
nobile, una gioventù dissoluta.
A 18 anni la svolta: Matteo Ripa sceglie la missione.
Alla quale dedicherà tutta la vita.
Da Napoli,
Valeria Chianese
("Avvenire", 4/1/’08)
Matteo
Ripa nasce in
un’agiata casa di Eboli, nel Salernitano, il 29 marzo 1682, figlio di
Gianfilippo dei baroni di Planchitella, medico, forse l’unico dell’allora
borgo rurale. Matteo completa gli studi a Napoli,
capitale e centro culturale del Regno, dove giunge a 15 anni e dove già vivono
due suoi fratelli. Le tentazioni della grande città lo trovano pronto a cedere:
sono anni di "sbandamento". Ne ha 18 quando, ascoltando un frate
francescano che predica alla folla di Largo del Castello, oggi piazza Municipio,
sente tutto il peso della «cattiva strada» intrapresa e cerca una mano per
trovare quella giusta. A tendergliela è padre Antonio De Torres, celebre
fondatore della Congregazione dei "Pii Operai", impegnata nella
predicazione di missioni al popolo nei paesi più poveri del
"Mezzogiorno". Matteo vi entra come chierico e il 28 maggio 1705, a
Salerno, è ordinato sacerdote. A novembre dello stesso anno padre Torres lo
invia, con un altro prete, a Roma per costituire il primo nucleo della
Congregazione "Propaganda Fide", voluta da Clemente XI per la
formazione dei missionari. Resta a Roma oltre due anni, in attesa di partire per
la Cina,
preparandosi per la missione e coltivando la sua inclinazione per la pittura, il
disegno, l’incisione.
A quel tempo la Chiesa missionaria sta vivendo un periodo critico con la
dirompente questione dei «riti cinesi» che vede contrapposti i gesuiti – che
difendono l’«incontro» fra i riti tradizionali cinesi e la liturgia
cattolica – e i missionari di "Propaganda Fide" che li bollano come
superstizioni e che Clemente XI condannerà con vari decreti, tra cui la
Costituzione "Ex illa die" del 19 marzo 1715. Nel 1707 padre Ripa e
altri quattro missionari sono incaricati di portare la berretta cardinalizia al
legato pontificio in Cina, Carlo Maillard de Tournon. Il 13 ottobre 1707 padre
Ripa parte per Londra da dove prosegue per l’India e quindi per la Cina.
Giunge nella colonia portoghese di Macao, dopo un sofferto viaggio, il 6 gennaio
1710. Qui Matteo e i suoi compagni trovano il legato pontificio prigioniero dei
portoghesi, dopo che l’imperatore Kangshi lo aveva allontanato da Pechino a
causa delle discordanze sulla questione dei riti. Morto di
"crepacuore" il neocardinale, padre Ripa è accettato a corte in
virtù del suo talento artistico: oltre che incisore e pittore, è un buon
meccanico artistico e fornisce di perfetti orologi le stanze imperiali.
Coinvolto suo malgrado nella "diatriba" dei riti cinesi, gli tocca
pronunciare per conto del vescovo di Pechino la sentenza a favore di
"Propaganda Fide". La sua partecipazione attiva alla controversia gli
merita la nomina di "protonotario apostolico" con il beneficio della
"badia" di San Lorenzo in Arena a Mileto. Morto l’imperatore il 20
dicembre 1722, padre Ripa è costretto a tornare in Europa.