L’APPELLO DI ANDRÉ CHOURAQUI
Un richiamo a
musulmani, ebrei e cristiani allo spirito originario, di dialogo,
del «patto» tra Dio e l’uomo.
Perché la Terra Santa diventi «centro della riconciliazione,
dove si incontrano l’Asia,l’Africa e il Mediterraneo».
Andrè
Chouraqui
("Avvenire",
23/7/’06)
Gerusalemme rappresenta uno dei
crocevia più importanti di quell’incontro fra l’Asia e il Mediterraneo da
cui sono nati la Bibbia e il Corano, e un punto d’incontro d’importanza
storica fra nord e sud, fra Paesi ricchi e Paesi poveri. Alle soglie del terzo
millennio la città, per la sua posizione geografica e storica, è l’epicentro
di un confronto e di un conflitto permanente fra i popoli e le religioni che a
essa si richiamano. Gerusalemme può e deve, invece, diventare il centro della
loro riconciliazione esemplare, dove si incontrano l’Asia, l’Africa e il
Mediterraneo. Capitale nazionale d’Israele, capitale religiosa dell’ebraismo,
del cristianesimo e dell’islam, Gerusalemme avrà dunque il compito di
realizzare le speranze nutrite dai suoi fondatori e, lungo i secoli, dai suoi
abitanti ebrei, cristiani e musulmani, i quali hanno tutti cullato la visione di
un’alleanza universale di pace. La riconciliazione dei suoi abitanti – ebrei
provenienti da tutti i Paesi del mondo, musulmani appartenenti a tutti i gruppi
etnici e a tutti i riti dell’islam e cristiani che, con le loro trentacinque
differenti confessioni, rappresentano in modo perfetto l’ecumenicità della
Chiesa – costituisce il vero volto della nostra città, a immagine del
«villaggio globale» del mondo. Una Gerusalemme realmente pacificata in tutti i
suoi abitanti potrebbe diventare uno dei luoghi privilegiati dell’incontro fra
il Creatore e le Sue creature, fra Dio e gli uomini. Al termine di tante
migliaia di anni da Abramo, da Mosè e al termine del secondo millennio da
Gesù, è infine tempo che il popolo dell’Alleanza tenga fede alle promesse
fatte, giacché tale popolo esiste: esso non annovera solamente circoncisi e
battezzati, ma ogni uomo vivente, costruttore di pace, sorgente di vita. Quanto
al paese dell’Alleanza, solo la terra intera oggi potrebbe esserlo,
definitivamente votata alla luce dell’amore.
Noi siamo i figli di una generazione che si è mostrata capace dei più grandi
crimini perpetrati nella storia, le cui vittime si contano in decine di milioni.
Questa stessa generazione ha inoltre disvelato con il suo genio i segreti più
riposti sia dell’infinitamente piccolo sia dell’infinitamente grande, e oggi
si eleva nella stratosfera per contemplare direttamente Giove o Venere. Saprà
scoprire il Volto del Creatore dei cieli e della terra? Sulla terra, questa
stessa generazione ha riconciliato ebrei e cristiani, i figli di Cristo e quelli
d’Israele, grazie al genio di grandi papi come Giovanni XXIII, Paolo VI e
Giovanni Paolo II. Ci auguriamo che la riconciliazione dell’ebraismo, del
cristianesimo e dell’islam inauguri la via regale dell’autentico dialogo fra
tutti gli universi culturali, sia quelli nati sulle rive del Mediterraneo sia
quelli sorti in Asia, in Africa e nelle Americhe. Rabbini, preti e imam dovranno
privilegiare, al di là delle loro divergenze teologiche, l’ideale dell’Alleanza,
cioè del dialogo fra gli universi culturali. Nella Bibbia la piramide dell’Alleanza
ha inizio con l’atto creatore dei cieli e della terra: «In principio Dio (Elohim)
creò i cieli e la terra». Tale atto creatore fonda l’alleanza fondamentale
di Elohim con tutte le creature delle quali Egli è Padre. L’inveramento di
tale visione, che è al primo posto sia nell’ebraismo sia nel cristianesimo e
nell’islam, potrebbe salvare il mondo dalle conflagrazioni sin troppo
prevedibili e dai pericoli mortali che lo minacciano. La mia "Lettre à un
ami arabe" ("Lettera a un amico arabo"), pubblicata in francese
nel 1968 e tradotta in inglese e in arabo, prefigurava una soluzione durevole al
conflitto fra israeliani e palestinesi, con la proposta di una confederazione
che riunisse entrambi i popoli. A quell’epoca, tale soluzione sembrava una
chimera. «È un’utopia», dicevano i critici. Il fuoco della guerra continua
a mietere vittime in attentati nella maggior parte dei casi provocati da forze
estranee al Paese, terroristi istigati e prezzolati da estremisti quali gli
Hezbollah. Tuttavia, la pace non è certamente più considerata impossibile dai
due popoli, che fanno le spese della guerra. Nel profondo, i nostri due popoli
aspirano a una riconciliazione reale, che apra le porte a un avvenire degno
della loro trascorsa grandezza. La soluzione di tale conflitto non verrà mai da
una mera spartizione territoriale, qualunque essa sia. Lo Stato di tipo
hegeliano, napoleonico o prussiano è ormai anacronistico e in Medio Oriente
costituirebbe un’assurdità ancora più grave, laddove le nazionalità, le
etnie e le religioni sono strettamente intrecciate le une alle altre. Invece di
dividerlo, è necessario unificare il Paese, separando le competenze
amministrative in modo tale da garantire i diritti legittimi di ciascuno.
Gerusalemme, capitale d’Israele, svilupperà la vocazione di capitale della
confederazione, come già lo è dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam.
Il suo compito sarà quello di unificare i popoli e le religioni, salvaguardando
la specificità di ciascuno nell’unità territoriale del Paese grazie a un’equa
ripartizione delle competenze. I popoli della regione, malgrado le bramosie e le
bravate dei loro dirigenti e dei loro politici, sono sfiniti e chiedono grazia,
come chiede grazia la terra lacerata dal conflitto. Ora più che mai è il
momento di resistere ai ciechi estremismi di ogni frangia. Questa pace, così
difficile da realizzare, finirà per vincere sia le pesantezze e le lacerazioni
della storia sia i potenti interessi di coloro che di tale conflitto ancora
vivono.
Riconciliatevi, ebrei, cristiani e musulmani, a Gerusalemme e in tutto il Medio
Oriente, e creerete una comunità unificata da una fede comune, dal medesimo
dialogo e dalla stessa speranza, quella dell’Alleanza predicata da Mosè e da
Gesù e promessa da Maometto. Sarà necessaria tutta questa potenza spirituale,
viva e unica, per vincere i pericoli mortali che minacciano la terra, nostra
madre.