("Il Cittadino", Diocesi di Genova, 17 Febbraio 2008)
In occasione del capodanno cinese, che il 7 Febbraio ha segnato l'inizio dell'anno del "topo" (animale che, secondo la tradizione, è considerato segno di abbondanza e di pienezza), il "Pime" si prepara a ricordare i 150 anni di presenza in Cina, con un programma di manifestazioni e di proposte culturali, "per incontrare la Cina, la sua gente, la sua cultura e la sua Chiesa". Da quel 10 Aprile 1858, quando Padre Paolo Reina sbarcò per primo ad Hong Kong, la presenza dei cristiani nell'immenso Paese si è andata consolidando, anche grazie al lavoro sul campo dei "Missionari del Pime". Così, infatti, per oltre settant'anni dopo l'avvio della missione, erano riconosciuti i padri del "Pontificio istituto missionario", che dal capoluogo lombardo partirono alla volta del "Regno di mezzo".
Pietà filiale. Alla base della decisione di ricordare questo secolo e mezzo cinese, come hanno spiegato alla presentazione delle iniziative Padre Gianni Criveller, tra i massimi studiosi della presenza della Chiesa in Cina, e Gerolamo Fazzini, condirettore del mensile "Mondo e missione", c'è la "pietà filiale verso chi ci ha preceduto ed è stato, prima di noi, in Cina".
Il ricordo dei tanti missionari che hanno lavorato sul territorio cinese sarà affidato, innanzitutto, a una pubblicazione, in inglese e cinese, di articoli tratti dalla rivista "Le missioni cattoliche", che per tanti anni ha raccontato l'epopea del cattolicesimo cinese. "È una storia, ancora per certi versi sconosciuta ai più - ha ricordato Padre Criveller - che, invece, merita di essere diffusa. A questo riguardo, pubblicheremo, con stile 'cronachistico', le vicende che hanno coinvolto i nostri missionari e tutti i necrologi dei Padri morti in terra cinese". Inoltre, a cura di Fazzini uscirà un libro sulla Chiesa in Cina, con testimonianze di missionari profondi conoscitori di quel paese, mentre nel numero di Febbraio di "Mondo e missione", è stato pubblicato uno speciale sugli "attivisti che stanno cambiando il Paese dal basso".
"Olimpiadi" e nazionalismo. I 150 anni di presenza del "Pime" in Cina cadono proprio nell'anno delle "Olimpiadi" a Pechino, un evento che, secondo Padre Criveller, il regime userà per rinforzare le spinte nazionaliste. "Per la Cina - ha ricordato il missionario - è una grande opportunità, anche se la sensazione è che il governo trasformerà questo grande incontro tra popoli e culture in un esercizio di nazionalismo. Tra l'altro, solleticando le corde della retorica, riesce a suscitare l'entusiasmo ed il consenso della popolazione, che si sente impegnata a far fare bella figura al Paese". In questo clima, anche le più piccole espressioni di dissenso non hanno la benché minima possibilità di venire alla luce. "Negli ultimi tempi - ha aggiunto Padre Criveller - il regime ha accentuato il controllo, discreto ma molto efficace, verso chi dissente, anche se, soprattutto da parte degli intellettuali (avvocati, giornalisti, uomini di cultura), c'è il tentativo di cambiare le cose. Sono piccoli segnali, ma testimoniano che il cambiamento è possibile".
Anno cruciale. Il 2008, come ha recentemente dichiarato il Cardinale Bertone, dovrà essere anche un anno cruciale per i rapporti tra la Santa Sede e la Cina; su questo versante, però, Padre Criveller ha confermato che, almeno per il momento, i vertici del "Partito comunista" non sembrano interessati ad approfondire le relazioni con il Vaticano, demandando questo lavoro ai "quadri" intermedi dell'apparato statale.
"Dal capo dello Stato in giù - ha spiegato il missionario - tutti pensano ancora che la Chiesa sia una strana entità e non hanno la minima voglia di impegnarsi in questa partita.
Forse, uno spiraglio di dialogo potrebbe aprirsi se il regime considerasse il rapporto con il Vaticano utile a risolvere il problema con Taiwan. Ma, allo stato attuale, segnali in questo senso non si vedono".
Chiese "sorelle". Un aiuto prezioso alla coraggiosa Chiesa cinese, arriva assiduamente dalle Chiese europee, soprattutto tedesca, svizzera e italiana, che investono risorse importanti nella formazione dei giovani sacerdoti. "I cattolici cinesi - ha ricordato Padre Criveller - hanno grande stima per il Papa e per l'opera dei missionari, che hanno lavorato, per esempio, per la promozione della donna nella società cinese e per il progresso culturale delle comunità locali.
Questo ruolo, oltre che apprezzato, è anche riconosciuto. Adesso, siamo molto impegnati anche sul versante della formazione e, in questo lavoro, ci facciamo aiutare da quel grande educatore che è stato Don Milani. Dopo aver tradotto in cinese ‘Lettera a una professoressa’, a breve uscirà la versione in "idiomi" locali di ‘L'obbedienza non è più una virtù’.
È un progetto, che sto portando avanti con Padre Franco Mella, che vive a Hong Kong, per ricordare ai cinesi il primato della coscienza di fronte alle leggi ingiuste. Una vera rivoluzione per questo Paese".