La lezione dei «diversamente abili»

RITAGLI   Superare i propri limiti,   DIARIO
alibi della nostra pigrizia

Pino Ciociola
("Avvenire", 12/5/’07)

Adoriamo gli alibi. Ognuno di noi li adora: «Amen, non riesco, non è colpa mia, ci ho provato», e abbandoniamo, spesso. Anzi sempre, quando non c'è la necessità della tenacia. Perché avere limiti è rassicurante, non fa rischiare sconfitte né cadute, lascia sopravvivere tranquilli di giorno e dormire in pace e senza sogni di notte. Invece i disabili, molti di loro, hanno dovuto lottare per scavalcarli. Scoprendo strade misteriose e privilegiate, di quelle che non si vedono, non esistono sulle mappe, eppure ci sono e portano anche un po' più vicini a Dio.
Perché "andare oltre" è la vita stessa. Un modo per capirlo è a Carpi, in questi giorni, durante il "Festival internazionale delle abilità differenti". Incontrando Tony, messicano senza le braccia, che suona la chitarra da graffiarti l'anima. I ragazzi "down" della compagnia di danza "Stranansemble". O ancora Cristiano, distrofico, costretto su una sedia con le ruote, che ha messo in piedi un progetto per le suore di Madre Teresa e ogni anno va due settimane in India per vedere come si sta realizzando. Noi gli alibi li adoriamo, loro non hanno avuto scelta se non quella tra arrendersi o sbriciolare i limiti, rendendosi conto dopo che questi ultimi erano soltanto fittizi: a Tony avevano messo due protesi al posto delle braccia e a dieci anni le ha buttate via perché «mi bastavano i miei piedi per ogni cosa», tanto che adesso la sua chitarra con le dita dei piedi sa farla piangere e ridere. Mille volte una grande tragedia ha svelato piccole o immense, sconosciute, doti dopo che il dolore aveva alleggerito la sua morsa.
Ma allora perché aspettare? Perché non mettersi a smontare i propri limiti sempre, ognuno di noi, anche i cosiddetti "abili"? Ecco, pensate quanto sia fittizia anche questa differenza: "abili" e "diversamente abili". Una convenzione dialettica, nulla più, costruita chissà poi su quali parametri: considerate, ad esempio, che chi scrive non sa neppure quasi come si afferri una chitarra. Sia chiaro: abbattere i limiti significa lavorare durissimo, come mai prima, giorno dopo giorno e forse per l'intera vita. Vuol dire affrontare se stessi e di tanto in tanto anche le mostruose cecità dei cuori altrui. E significa non farsi schiantare mai dalle sconfitte, sapendo bene che se ne incontreranno e bisognerà farci i conti. Si cadrà e ci si rialzerà: non imparammo del resto proprio in questo modo da piccoli a camminare? A proposito: per andare oltre i limiti non conta da dove si parta o dove quegli stessi ci sembrino fissati. Conta solamente desiderarlo. Conta desiderare la sfida con se stessi, mettersi a lavorare per realizzare il nostro sogno, quale che sia, piccolo o grande. Soltanto così può accadere di veder danzare un ragazzo "down" come volasse leggero sul palco e fosse un ballerino professionista. Ed anche così succede, quando si è spossati e con la voglia di mollare tutto dicendo «amen, non riesco», di sentirsi sfiorare dalla mano di Dio.