DAL CONVEGNO DI VERONA

RITAGLI   MATURITÀ DEL LAICATO CATTOLICO   DOCUMENTI

Piero Coda
("Avvenire", 11/11/’06)

Il convegno ecclesiale di Verona non è stato un appuntamento di routine. Tutt'altro. È stato un "evento" di Chiesa. Un riuscito incontro tra ciò che è maturato, in questi anni, nella coscienza del popolo di Dio e l'indirizzo autorevole di chi, nella Chiesa, esercita il ministero della guida e dell'unità. In particolare, val la pena sottolineare tre dati sui quali pare importante riprendere e proseguire la riflessione e l'impegno.
Intanto, non possiamo non constatare la maturità di un laicato cattolico che, in Italia, sta via via assumendo una figura originale e incisiva. Un laicato che non si spende più di tanto nella rivendicazione di spazi d'azione dentro la vita della comunità ecclesiale, ma che guarda con consapevole determinazione a una presenza significativa del fermento cristiano nella vita culturale e sociale del Paese. Intuendo che proprio così si lavora realisticamente, aperti al soffio dello Spirito, a rinnovare la figura e il posizionamento della Chiesa nell'oggi del Paese sulla linea del Vaticano II. E non è proprio a questa figura matura e originale di laicità che ha puntato e punta il cantiere del «progetto culturale»?
Di qui un secondo dato: la sintonia che i partecipanti hanno convintamente sottolineato con gli orientamenti di alto profilo offerti da
Benedetto XVI. In un discorso, tra l'altro, che segna uno dei momenti più coinvolgenti e orientatori dell'attuale pontificato. La strategia disegnata dal Papa si fonda insieme sull'amicizia tra l'intelligenza e la fede e sull'esperienza della novità di vita costituita dall'amore reciproco e verso tutti, a partire dagli ultimi. Sta in ciò - ha sottolineato Benedetto XVI - la forza propulsiva del cristianesimo. Anche e soprattutto oggi. Quello che il Papa ha consegnato alla Chiesa in Italia costituisce a ben vedere, nella sua concreta semplicità, un impegno esigente che s'incontra con la fondamentale direttrice di marcia del già evocato «progetto culturale».
Si tratta di realizzare "un nuovo incontro tra 'logos' e fede", e cioè tra la ricerca e l'espressione nella vita personale e sociale di una verità che è concretezza, e il dono di luce e amore che ci viene da Cristo. Si tratta di pensare e di lavorare tutti, con rigore e apertura di mente e di cuore, in questa direzione. Accogliendo l'invito del Papa a rimettere a fuoco l'essenza del fatto cristiano (vedi l'enciclica
"Deus caritas est") e declinandone le implicazioni nel rapporto con la razionalità moderna e scientifica e insieme nel confronto a tutto campo con le espressioni di razionalità che indirizzano i diversi universi culturali di un'umanità che, volente o nolente, è sempre più una.
Infine, un indirizzo che è apparso chiaro nell'intervento conclusivo del
cardinale Ruini. Rilanciando il "discernimento comunitario" come irrinunciabile ed esigente metodo di prassi e di progettazione del popolo di Dio nell'oggi della storia, egli ha invitato a "tener accuratamente presente la differenza tra il discernimento rivolto direttamente all'azione politica" e quello rivolto "all'elaborazione culturale e alla formazione delle coscienze". Indicazione preziosa e realistica che è chiamata a tradursi nell'impegno urgente a immaginare luoghi e momenti d'incontro, nella comunità cristiana, dove la ricerca di una nuova alleanza tra "logos" e fede diventi esperienza condivisa e laboratorio d'invenzione e proposta nella direzione dell'evangelizzazione e della promozione umana.
Solo su questa base può e deve diventare praticabile anche il discernimento direttamente rivolto a un'azione politica che, non pregiudicando la legittima pluralità delle opzioni, le sappia però con equilibrio raccordare a un indirizzo culturale lungimirante e condiviso. Nella fedeltà più rigorosa e felice al Vangelo e in un servizio sapiente e incisivo al bene comune.