Nuovo "slancio" di pensiero

RITAGLI     Orientare la "globalizzazione"     DOCUMENTI
nel senso della "razionalità"

Piero Coda
("Avvenire", 9/7/’09)

La vasta e positiva eco che la "Caritas in veritate" di Benedetto XVI sta incontrando a livello mondiale non è propiziata soltanto dalla particolare congiuntura in cui ha visto la luce. Anche se la coincidenza della sua pubblicazione con l’apertura del "G8" a L’Aquila e, su più largo orizzonte, con la "crisi" economica e finanziaria internazionale amplificano senz’altro l’"audience" di una parola lucida, ponderata e attesa come questa. A leggerla con un po’ d’attenzione non si fatica a percepire che c’è dell’altro. Il fatto è che l’intervento di Benedetto XVI non solo invita a un nuovo "slancio del pensiero" per discernere e affrontare la sfida "globale" che, nelle sue molteplici e correlate espressioni, tutti c’interpella. Ma di tale "slancio" abbozza con rigore i necessari presupposti. Riproponendo e riattualizzando il profilo "profetico" che qualifica la "dottrina sociale" della Chiesa: dalla "Rerum novarum" di Leone XIII, alla "Gaudium et spes" del "Concilio Ecumenico Vaticano II" alla "Populorum progressio" di Paolo VI. Con ciò illustrando ancora una volta al nostro tempo – e con un’evidenza apprezzabile da ogni persona di buona volontà – l’inesausta virtualità forgiatrice di storia ch’è per sé insita nel "Vangelo" di Gesù; e insieme la "missione" di compagnia attenta e solidale con cui la Chiesa s’impegna programmaticamente ad accompagnare il cammino e il destino della storia. La "Caritas in veritate", in realtà, attesta in uno l’incessante e organico sviluppo del "magistero sociale", l’originale contributo che vi apporta la penetrante intelligenza "teologica" di Benedetto XVI e la maturazione vissuta, soprattutto in questi ultimi decenni, grazie alle sperimentazioni e alle riflessioni messe in atto dalla "comunità cristiana" nel concreto della "prassi sociale" e in obbedienza all’imperativo di seminare il lievito e il sale del "Vangelo" nel mondo complesso e ambivalente del mercato e della tecnica.
Ma in che consiste, se si guarda al suo nucleo ispiratore, lo "slancio di pensiero" auspicato da Benedetto XVI? A ben vedere, tutto è già racchiuso nell’"incipit": «La carità nella verità». Se la carità dice Dio e dice l’uomo secondo Gesù, ed è pertanto «la via maestra della "dottrina sociale" della Chiesa», ne segue che essa, la carità, non è motivata da un vago sentimento o da un’intenzione meramente "soggettiva": ma è intrinsecamente abitata da una luce che investe e rischiara il significato di tutta l’esistenza, nei suoi risvolti personali e sociali, politici ed economici. In altri termini – scrive il Papa – «vivere la carità nella verità porta a comprendere che l’adesione al "Cristianesimo" è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale». Ciò che dunque propone la "dottrina sociale" della Chiesa non è un fatto decorativo od opzionale, non è un semplice correttivo "etico" dell’agire economico o politico: ma dischiude la via concreta della "gratuità", del dono, della reciprocità seguendo la quale soltanto le persone e i popoli realizzano insieme il loro destino. Se questa è verità di sempre, oggi essa acquista una singolare incisività: nel momento in cui la "globalizzazione" dei mercati e, più in profondità, dei progetti e delle esperienze di vita invoca la messa in opera di uno sviluppo integrale e interdipendente dei singoli e dei popoli. Come aveva intuito Paolo VI.
Ciò comporta, con urgenza, creatività, capacità di dialogo e "sinergia", al fine di «orientare la "globalizzazione" dell’umanità in termini di relazionalità, di comunione e di condivisione». Da un lato, "civilizzando" l’economia di mercato: e cioè liberandone il valore e il significato di costruzione della persona e della società nel loro esplicarsi attraverso la produzione, la gestione e la distribuzione dei beni nel segno dello "scambio" e della partecipazione. E dall’altro apparecchiando con lungimiranza e realismo quegli strumenti e quegli "organismi politici", a livello nazionale e internazionale, che siano in grado di governare, nel rispetto e nella valorizzazione della "sussidiarietà" e della "poliarchia", i processi non solo economici e politici, ma in "primis" "antropologici" e culturali della "globalizzazione".
Benedetto XVI invita dunque con forza tutte le coscienze, non solo chi è "discepolo" di Gesù, a far proprio coraggiosamente e in spirito di unità quello "slancio di pensiero" che solo è in grado – con il "di più" che viene da Dio riconosciuto senza "laicismi" o "integrismi" di sorta nella sua rilevanza pubblica – di educare l’uomo e la donna capaci di «esprimere nuove energie a servizio di un vero "umanesimo" integrale».